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UNA NOTA SULL’OPERETTA CIN CI LA’ IN SCENA A MESSINA…

PUBBLICHIAMO UN COMMENTO PERVENUTO ALLA REDAZIONE DEL GIORNALE:

Spettabile Redazione, leggo con interesse la recensione pubblicata sul vostro giornale e condivido il plauso generale nei confronti della Compagnia del Teatro AL MASSIMO di Palermo. Ottima scelta quella del dirigente del Teatro messinese che ha puntato su un lavoro di successo per promuovere l’operetta, troppo spesso, ahimè, dimenticata nei cartelloni. Ma non sempre la messa in scena rispecchia i testi originali, lasciando alla discrezionalità ed all’estro del regista inventare situazioni differenti che deviano dal copione o modificano persino i ruoli dei personaggi, icone che catturano l’interesse del pubblico (non sempre intenditore). Nel giornale non si è fatto cenno alla trama, presumo per una scelta editoriale: probabilmente si dava per scontata la conoscenza di un lavoro come Cin ci là, sia nei lettori come pure nel pubblico presente al Vittorio Emanuele. Ma chi, come me, non salta uno spettacolo, spostandosi, quando se ne presenta l’occasione, anche in altri teatri, avrà notato qualcosa su cui il giornale non si è soffermato: la mancanza di un’orchestra! E, ma non voglio sembrare pignolo, avendo già detto che la messa in scena non sempre rispecchia i testi originali, il finale: a sorpresa, con il protagonista maschile, Petit Gris, che non segue la sua Cin ci là dopo avere agevolato il suono del carillon (notate  come Lombardo ricorre alla suoneria quando si consuma un atto erotico! Lo aveva già fatto con i campanelli qualche anno prima…), ma viene addirittura privato degli “attributi”, giustificando la sua ricomparsa sul palcoscenico scendendo dalle scale come la Vandissima (o preferite la W soppiantata dal regime fascista?) avvolto in un boa di struzzo!

La mancanza dell’orchestra mi ha fatto rimpiangere analoga rappresentazione alla quale avevo assistito, mi pare, cinque anni fa, sempre al Vittorio Emanuele. Era la Compagnia Operettistica Siciliana, prescelta da Miano, con le sorelle Sicari, Maria e Floriana, la prima direttrice dell’orchestra che accompagnava le esibizioni degli artisti, l’altra superba Cin ci là, protagonista con Nunzio Bonadonna nel ruolo di Blum, il marito della soubrette, eunuco per scherzo; e con Antonio Sposito nel ruolo di Petit Gris, Leonardo Alaimo nel ruolo di Ciclamino (lo stesso tenore esibitosi a giorni fa a Messina), e la deliziosa soprano giapponese Miyuki Hayakawa, Myosotis, una voce divina e carta vincente, secondo me, della rappresentazione, apprezzata dal calorosissimo pubblico che garantì il pienone e applaudì ripetutamente non solo gli artisti, ma anche la meravigliosa orchestra di oltre una ventina di elementi, i coristi, le ballerine, i ballerini, le scene, il regista Walter Lombardo…  Ricordo che al termine dello spettacolo mi volli congratulare con la direttrice dell’orchestra anche a nome del numerosissimo pubblico che affollava il Vittorio Emanuele. Lo so, mi rendo conto che per una compagnia i costi per effettuare una tournée o un semplice trasferimento sono notevoli, e spesso ci si affida alle basi musicali; proprio per non fare gravare sul pubblico un prezzo anch’esso notevole pagato al Vittorio Emanuele. Ma quel prezzo nelle prime file non è stato compensato come la Compagnia diretta da Umberto Scida avrebbe meritato! Agli ottimi protagonisti in scena è mancato il supporto di una orchestra. Il pubblico competente lo ha notato, così come lo avrete notato, ne sono certo, anche voi del giornale. Ci penserà qualcuno la prossima volta? Ma soprattutto, ci sarà una prossima volta in cui potremo assistere ad un’altra operetta, a Messina? Grazie per la vostra attenzione.

V. Lo Presti – Messina.

RISPOSTA IN DIRETTA:

La ringrazio per la sua mail, e la pubblichiamo integralmente, augurandoci che possa essere letta anche dei responsabili del Vittorio Emanuele, ma anche degli altri teatri. Ho notato la mancanza dell’orchestra, e potrei condividere la sua ipotesi: i costi! Non ero presente alla rappresentazione di cinque anni fa, ma conosco i personaggi che lei ha citato. In effetti nella mia recensione ho trascurato la trama, così come i nomi degli interpreti. Approfitto dell’occasione che lei mi offre per rimediare: oltre a Umberto Scida, protagonista e mattatore della serata, ho citato Isadora Agrifoglio, Federica Neglia, Leonardo Alaimo. C’erano in scena anche Cesare Biondolillo, Fon Ki, principe di Macao; Riccardo Isgrò, alias Blum, responsabile dell’educazione data alla principessa nonchè marito di Cin-Ci-Là; quindi le due ancelle di Myosotis, Micaela De Grandi e Giorgia Migliore; e gli eunuchi di corte, Luciano Falletta e Giuseppe Montaperto. Al di là delle sue argomentazioni, condivisibili, vorrei ricordare però che è l’insieme, la squadra, a garantire successo alla rappresentazione. In passato ci siamo lamentati della mancanza dei professori d’orchestra al festival di Sanremo, tornati nel 1990 e dopo dieci anni durante i quali si era creduto di poterne fare a meno! Certamente, il pubblico competente apprezza la musica dal vivo, e nota subito la mancanza di quegli elementi che, nel golfo mistico, permettono di conferire un’atmosfera diversa a qualsiasi rappresentazione musicale. E’ solo questione di prezzo? Non voglio entrare in merito, nè polemizzare; ma non credo che i proventi della serata debbano solo finire nelle casse dell’organizzazione. Conosco benissimo i costi praticati dagli impresari, e, mi creda, non si tratta di cifre proibitive! Sarebbe bastato, in ogni caso, eliminare le riduzioni per i minori di una certa età (io ne ho visto ben pochi…) e fare il biglietto intero per chi i 65 anni li ha già superati. Se pensa che anche la Fornero ha prolungato il mantenimento in servizio per questa fascia di età… non ci sarebbe stato nulla di male a chiedere il prezzo intero, e gli organizzatori avrebbero accontentato chi è di palato fine, come me e lei, e suscitato un migliore interesse per la Compagnia (su cui non ho nulla da obiettare). Se, al contrario, si è preferito rinunciare all’orchestra, e quindi evitare di pagare un prezzo maggiore alla compagnia, e mantenere i prezzi alti ma non sospendere le riduzioni, al solo fine di fare cassa ed agevolare eventuali omaggi, che lei m’insegna non mancano mai… meglio chiuderla qui! Per una prossima volta… le dico subito che, anche se non dovesse essere Messina, io ci andrò… pagando il biglietto, e non facendo leva sull’accredito come Direttore editoriale del giornale! 

 

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