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PIAZZA SAN PAPINO, UN CAMPO DI BATTAGLIA!

SECONDO VOI QUEGLI ALBERI POTRANNO ESSERE SALVATI, O COME AL SOLITO SI METTERA’ MANO ALLE MOTOSEGHE PER TAGLIARLI COMPLETAMENTE? STAREMO A VEDERE!

Che dire….non ci sono parole! Le foto, tuttavia, danno un’idea della situazione ambientale, ma bisogna essere sotto quei pini, dal vivo, per avere l’esatta misura del degrado di quella zona. Sembrerebbe un voler esaltare il problema, ma è la realtà dei fatti. Uno spettacolo di vero sconforto.

Certo, nessuno si è mai presa la briga di preoccuparsi della situazione e seppur a conoscenza (cosa certa per chi non è cieco) può non aver dato la giusta rilevanza al fatto classificandolo per ineluttabile o, peggio, non riuscire ad apprezzare le criticità che sono in ogni dove. Perciò va tutto bene e non v’è nulla a cui provvedere.

Non è un’ esagerazione. E’ proprio così e c’è da chiedersi come sia mai stato possibile che la situazione degenerasse fino a questo punto senza che nessuno abbia mai alzato un dito o fatto sentire la propria voce.

La piazza San Papino è diventata un rudere non fruibile data la pericolosità accertata nella gran parte della sua estensione. Migliaia di mattoncini d’asfalto si sono distaccati e – disordinatamente sparpagliati – creano ostacoli alla deambulazione rendendola addirittura impossibile. Occorre stare alla larga da queste zone ammalorate ed utilizzare quel minimo di superficie ancora integra. La piazza, inoltre, non si può dire che brilli per pulizia e le erbe cominciano ad infestare gli spazi lasciati vuoti dai mattoncini mancanti. A questo punto occorre fare delle precisazioni: i detti mattoncini, nel tempo, sono stati prima smossi e poi distaccati, col crescere delle radici dei pini impiantati all’interno della piazza. Mai, nel tempo, si è visto qualcuno che ponesse in atto azioni riparatorie temporanee, almeno per evitare la situazione appena esposta, pur consapevoli che sarebbero state azioni pressoché inutili. Ora, trovati i “colpevoli” non vorrei succedesse quello che il 24 giugno del 2017 accadde ai magnifici pini che bordeggiavano vigorosi – imponenti – nel pieno del loro ciclo vegetativo, il marciapiedi che porta all’ingresso della Chiesa. Uno scempio quello del quale non risulta traccia di manifestazione alcuna pro-alberi.

Ora, a giudicare da certa azione messa in atto in tempi passati (v. foto), è giusto temere che “non scura e non brisci” qualcuno aguzzi l’ingegno e dia corso al bis del taglio dei pini con l’alibi falso che la gente si è ribellata a causa del distacco dei mattoncini.

Che non accada perché il rimedio c’è ed è quello che si sarebbe dovuto fare all’epoca dell’impianto dei pini che furono soffocati con la copertura in mattoni quasi fino al tronco, pur consapevoli che nel tempo gli alberi si sarebbero “ribellati”.

Basterà solo tramutare le zone mattonate a ridosso degli alberi, in aiole a verde del tipo a raso senza cordoli, dando alle stesse anche sagome sia pure irregolari ma  che contornino  le zone in cui le radici hanno determinato i danni. L’estetica ne guadagnerebbe, il verde sarebbe tutt’altra cosa in sostituzione di quella scelta assurda (ma certamente più lucrosa) di cementificare quasi un ettaro di piazza.

Solo così i pini potranno scampare la condanna a morte che assai probabilmente aleggia nelle stanze di chi preferisce non impegnarsi nel senso concreto del termine al punto da aver “stroncato” i pini di cui sopra invece – per esempio – di maturare, affinare ed attuare l’idea che qui si lancia  per riportare la Piazza San Papino alla piena fruibilità.

Ora servono, quindi  le aiole e non la sega a motore come forse qualcuno ha già pensato dichiarando impossibile qualunque altra soluzione

Ma…, la immaginate la Piazza San Papino senza quegli alberi?

Sarebbe una landa desolata, assolata con gli spuntoni di quelli che furono gli alberi vigliaccamente stroncati.

1 Commento

  1. A Lignano Sabbiadoro, stanno operando in maniera conservativa; Un viale storico di oltre 400 piante secolari. Stanno effettuando delle potature strategiche, di rami e parte della chioma, ed inserendo dei tubi speciali, per permettere alle radici di acquisire gli spazi e l’ossigeno necessari; evitando così di sfondare la pavimentazione e creare pericoli. Ma mi rendo conto che un sistema di conservazione simile, comporti una conoscenza ed una capacità sconosciute a queste latitudini. Eppure basterebbe fare ricerca, ed informarsi direttamente. Cosa che una amministrazione capace, potrebbe fare giornalmente, senza fregiarsene con medaglie di capacità, che in realtà, non ha. Ma siamo al mesozoico, mentre altrove sono già una ventina di ere geologiche avanti, come è, e come dovrebbe essere.

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