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POTATURA ALBERI: LA DITTA HA FATTO IL PACCO!

PALAZZO CARROZZA

SEGNALETICA, DIVIETI, MINACCE DI RIMOZIONI, AUTO COMUNQUE IN SOSTA, MA NESSUNO HA CONTROLLATO E GLI OPERAI SI SONO PRESENTATI DUE GIORNI DOPO! EVIDENTEMENTE LA DITTA ESECUTRICE HA TUTELATO SOLO I PROPRI INTERESSI E NON QUELLI DELLA COLLETTIVITA’! E’ AMMISSIBILE TUTTO QUESTO IN UNA CITTA’ CHE SI RISPETTI?

Via Umberto I, parcheggio di fronte la Via Polidoro Carrozza. Comprendiamo tutti di cosa si sta parlando; quello spiazzo – prima sterrato e pieno di buche, ora da tempo asfaltato (ma non tutto); luogo oggetto di contestazioni sui titoli di proprietà; cementificato; recintato come una gabbia per bestie feroci; convulso di traffico e luogo di gare e di alterchi per parcheggiare prima dell’altro. 

Povirazzu…, ma ammenu cacchi cosa ‘i  bbonu l’avi stu postu ?

Certamente; per quanto piccola, è un oasi di verde cittadino: con due eucalyptus centenari che svettano verso il cielo per oltre 20 metri, con chiome folte e sicuramente belle; un profumo…stupendo da riempire i polmoni; alcune palme cercano di gareggiare in altezza, ma sono costrette a guardare quei due giganti dal basso; per completare la descrizione c’è tanto verde sparso qua e là disordinatamente che proviene anche da proprietà limitrofe. Ieri, 11 novembre, in un tentativo vano di parcheggio abbiamo notato alcuni manifesti – tipo locandine – fissati agli alberi ed alle recinzioni; ma non erano locandine pubblicitarie anche se di pubblicazione si trattava.

Erano tante copie (uguali fra loro) di una Ordinanza Dirigenziale che vietava la sosta, minacciava la rimozione forzata (con che cosa?) dei veicoli parcheggiati, perché dovevano essere effettuati lavori di potatura. Fin qui tutto bene anche perché quegli alberi troppo alti avrebbero già dovuto potarsi parecchio tempo prima per problemi di sicurezza. Transeat sul ritardo…c’è di peggio! Ma allora cosa c’è di tanto interessante? Nulla, apparentemente. Si vuol fare osservare come le cose vengano gestite con una sorta di approssimazione sconfortante che mal si addice nella pubblica gestione. Ci saranno stati disguidi, incomprensioni, per ciò che ora diremo, ma queste sono cose all’ordine del giorno ed obiettivamente c’è sempre posto per lo scontento per chi – soprattutto – all’approssimazione avvezzo non è. Essa porta a risultati certamente scadenti con conseguenze che, non valutate a priori, possono arrecare – come minimo – il fastidio di dover sopportare un disguido per poi sfociare all’imponderabile al quale non sempre si può porre rimedio.

Continuando nell’esposizione, finiamo di leggere quelle locandine che imponevano il divieto di sosta dal giorno 9 (NOVE) al giorno 12 (DODICI) novembre del 2015, dalle ore 7,00 alle ore 17,00 . Si dirà ancora: “dov’è il problema ?”). Ancora un istante!

Ieri (ricordiamolo, giorno 11 novembre) non c’era la benché minima attività di cantiere, né c’erano segni di potatura iniziata il giorno 9 antecedente; il parcheggio era “completo” anche se non c’era la tabella che ne segnalava lo status, come è d’uso nei parcheggi che si rispettano. Ergo, lavori non iniziati, cantiere vuoto, facile deduzione: “Mah, forse le date sono sbagliate…? Perché subire la “sottrazione” di ben sedici posti macchina (tante erano le auto in sosta fino alle ore dodici di ieri) visto che il comunicato non risponde alla realtà? Parcheggiamo!”

Ecco il disguido di cui si parlava: comunicati imprecisi/intempestivi, si ritiene concordati con l’impresa assegnataria dei lavori di potatura, la quale, PERO’, non si è fatta carico di comunicare alla Stazione Appaltante (il Comune) che non avrebbe cominciato i lavori nella data concordata per motivi…quelli che erano. Per contro, se ci fosse stato un controllo tempestivo mirato a verificare l’osservanza degli accordi con l’impresa, questo “signor incaricato”, di fatto mai incaricato, a) si sarebbe accorto del “disguido”, b) avrebbe chiesto di disporre la liberalizzazione della sosta evitando l’abuso stizzito degli automobilisti; c) avrebbe fatto convocare l’impresa e se proprio si voleva (come finalmente dovrebbe accadere) dare l’esempio, lanciare un monito, d) si rescindeva il contratto per inadempienza, penalizzando la ditta per la trasgressione e per aver creato turbativa a causa della propria addebitabile inefficienza. Questa, non la si consideri nemmeno per un momento “aria fritta” ma fattualità scaturente dalle regole sugli appalti

D’altra parte, sappiamo già con quale faciloneria questi signori lavorano in Marina Garibaldi, laddove li abbiamo visti operare (e fotografati) in spregio ad ogni più elementare regola di sicurezza sia cantieristica che stradale. ATTENZIONE!!!

Per la cronaca ed a conferma, i lavori sono stati iniziati nel primo pomeriggio del giorno 11 novembre u.s.

Concludendo, dobbiamo constatare con rammarico che troppa fiducia – mal riposta – viene data alle imprese che, senza “briglie” di regolazione, dispongono ed operano esclusivamente per il proprio interesse. Pochi giorni addietro abbiamo dovuto rappresentare come in Via Migliavacca l’impresa avesse ottenuto la chiusura della strada per lavori di scavo, mentre era possibile costringerla. Ribadiamo costringerla, perché è la stazione appaltante che stabilisce modalità operative attinenti al come e quando fare determinate attività nell’ottica di ridurre i disagi collaterali e, ove la disposizione dovesse risultare  gravosa, ebbene il lavoro d’impresa mai è stato privo di alee perche queste sono proprio nell’essenza dell’appalto e devono essere state considerate già all’epoca dell’offerta. Detto questo: briglie o freno che sia ed atteggiamenti meno permissivi e fiduciosi, devono essere il pane quotidiano di chi ha il compito di appaltare e di seguire i lavori.

I terzi non possono curare gli interessi di casa nostra se non in un mondo di utopie e di favole e noi… a quella pagina non siamo ancora arrivati.

Pignoleria quella nostra…? No, solo desiderio di veder fare le cose con criterio…anzi CON AMORE!

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