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RAFFINERIA, SPERANZE DI LAVORO PER MILAZZO?

PresidiFrancesi2016MAI COME IN QUESTO MOMENTO UN SUO INTERVENTO A FAVORE DELLA CITTA’ SAREBBE GRADITO…

Non è il politico a chiedere, signori della Raffineria. Anche se ufficialmente non ha mai chiesto nulla, e questo è bene metterlo in chiaro, e probabilmente ha sbagliato. E’ la città, questa Milazzo nella quale voi siete arrivati più di 50 anni fa a portare lavoro e benessere, ricchezza e progresso, ma anche tanta speranza. E ultimamente qualche problema ambientale scoperto in ritardo, anche se noi di TERMINAL sappiamo che non siete la causa di quel che vi si vorrebbe imputare: nessuno tiene conto degli effetti della circolazione stradale, dell’alimentazione, del fumo delle sigarette, delle falde acquifere, dei prodotti agricoli importati dalla Campania che vengono spacciati per pugliesi o calabresi, della carne bovina trattata con estrogeni, dei fertilizzanti, dei ripetitori della telefonia mobile e fissa. E non è tutto…

Cosa vi chiede la città, ma non tutta, poichè ci sarà una buona parte che prenderà le distanze da quello che stiamo pubblicando, forse provocatoriamente, ma consapevoli che ci saranno richieste di altro genere (che non potrete soddisfare tutte, e nemmeno per sempre)? E ci riferiamo al lavoro al vostro interno, in occasione della tanto attesa fermata, per dare una boccata di ossigeno e poi tutti a casa di nuovo. No! Vi si chiede solo di prendere delle iniziative per Milazzo, CONCRETAMENTE! Di offrire la vostra partecipazione per la manutenzione ordinaria, cominciando dalle strade che hanno bisogno di essere rattoppate, e continuando con i marciapiedi sui quali l’erba cresce fino a diventare albero, con l’asse viario che necessita di interventi per garantire la sicurezza di chi lo percorre ad ogni ora del giorno o della notte; senza trascurare la pubblica illuminazione con particolare riferimento alla parte terminale dell’asse viario stesso, che da mesi è al buio; la scerbatura all’interno del Castello, la fornitura di qualche albero da piantare su quelle strade dove l’imbecillità umana ha portato i vandali a dare a quelli mancanti una morte prematura versando acido nelle radici… Non dite che sarebbe impossibile dare una mano a questa martoriata terra che vi ha accolto, mezzo secolo fa, pensando di ottenere chissà cosa: in questi lunghi anni siete stati gli artefici della crescita edilizia, urbanistica, demografica, e tutti hanno tratto giovamento dalla vostra presenza. Senza di voi, senza l’indotto, senza le commesse, senza milioni di ore di lavoro la città non sarebbe certamente cresciuta, ma sarebbe stata facile preda dell’emigrazione, e si sarebbe innescato un processo irreversibile di svuotamento, assieme al comprensorio.  Facile dire che si trattava di altri tempi, o di una diversa classe politica al comando della città: qui è la città che si rivolge a voi tramite TERMINAL. Se lo preferite, diciamo che è TERMINAL che si assume questa responsabilità di chiedere per la città. Sicuramente saremo criticati, ma a noi piace andare controcorrente e provocare; certamente non voi, che di questa città fate parte integrante. Purtroppo per qualcuno riteniamo che sia meglio chiedere per la città piuttosto che per pochi privilegiati, che lo hanno sempre fatto, e ci riferiamo ai contributi richiesti per una trasferta sportiva, la manutenzione dell’impianto di bocce, il manifesto per la presentazione di un evento che non ha alcuna risonanza, il piccolo “aiutino” in cui ognuno spera.

Noi di TERMINAL ci permettiamo di chiedere per la città: che andrebbe migliorata con il vostro aiuto, consegnata più decorosa ai cittadini, resa appetibile ai turisti e a chi vuole investire su di essa. Solo così si metterebbe in moto l’economia! E forse allora si capirebbe che le grandi aziende, quelle stesse che convivono con i cittadini in altre parti d’Italia, esistono anche qui da noi, in quel profondo Sud nel quale ci piangiamo addosso spesso per l’incapacità di programmare qualcosa, ma più spesso per ottenere dei benefici a vantaggio di pochi, non di tutti i cittadini. Grazie per quel che farete: noi ci abbiamo tentato! 

 

13 commenti

  1. Che brutta caduta, cara Redazione. Mi spiace ma questa volta non vi seguirò in questa “richiesta” di aiuto alla raffineria. A questa stregua perché non chiedere aiuto alle compagnie telefoniche che con i loro ripetitori ci stanno inquinando ulteriormente, allo Stato che con una mano chiede (le sigarette) e con l’altro toglie? Questa sorta di democrazia cristiana sociale, mi spiace, non la sopporto. Non è una accusa, ma solo una constatazione e disarmante presa di coscienza e di impotenza di fronte allo sfascio sociale e civico della città. Non sono ipocrita o cieco, non penso di avere la verità in tasca, ma di scendere sempre ed ulteriormente a patti con l’inquinatore (molto) e dispensatore di lavoro (ormai per la zona poco, realmente poco), lo trovo ipocrita e poco pragmatico. Non si tratta di salvare i cavoli del contadino e le capre del Signore, ma di avere coraggio e coerenza, questa volta, l’avete persa. Mentre in città si muore per mille cause (tra i quali anche per i motivi extra territoriali e di comportamenti poco civici dei nostri concittadini), e dei quali voi siete i primi cronisti in amicizia e conoscenza, pensare che farsi da apripista a richieste del genere, scusatemi, ma lo trovo ipocrita. Saluti

  2. Caro Paolo, nel tuo intervento hai usato delle parole effettivamente cariche di ingegno e di consapevolezza di colui che tutto vuole e nulla avrà. Dico queste cose perché in realtà sono stato veramente colpito dalla veridicità e dallo splendore delle tue frasi. Forse tu non hai valutato che la raffineria c’è da cinquantanni e lì resterà fino alla fine del petrolio. Ti piaccia o no, una maggioranza dei cittadini di Milazzo, non certamente quelli di oggi, che come me sono degli acquisiti, hanno votato e voluto la Raffineria per le cose che ha detto il tuo capo redazione…che come me figlio di importati ancorché se di Messina. Io che la Raffineria l’ho conosciuta in tempi non sospetti dall’inquinamento ho trascorso quasi quaranta dei miei 80 anni di oggi, all’interno. Mi sento di essere la persona vivente che contraddice le maldicenze di alcuni pseudo ambientalisti che attribuiscono esclusivamente alla raffineria la anormale crescita della mortalità per tumore trascurando tutto il resto. Certamente non mi sento di dire che la raffineria sia una raffineria di gelsomini….ps..anche quelle inquinavano…ma certamente non è quel mostro che alcuni descrivono. In virtù di questa ultima conclusione che la proposta di Santino va colta e spero tanto che prima o poi la direzione della Raffineria capisca che non può ignorare le legittime e mai esternate esigenze della popolazione Milazzese per il progresso ed il miglioramento delle condizioni di vita del Milazzese nella sua qualità.

    • Gentile Benito buongiorno, non credo di aver detto che la raffineria sia la fonte di ogni male e disgrazia in questa striscia di terra milazzese, ma credo che “fomentare” l’ego di una industria che, ripeto, non è più quella fonte di ritorno economico come poteva essere 25/30 anni fa, sia solo un errore, ed anche marchiano. Lo so che la zona è ormai sommersa di potenziali inquinanti ed inquinatori, lo so che i cittadini sono anche loro con le loro abitudini, degli emeriti portatori insani di inquinamento, so tante tantissime cose, pur non lavorando in raffineria o in una qualsiasi delle industri che “ci deliziano” della loro presenza. Ma so per esperienza lavorativa che quello che si dice al di fuori del contesto lavorativo non è sempre quello che realmente succede. Ci sono momenti nella vita di tutti, a maggior senso in una città, nei quali bisogna fare delle scelte. Penso che chiedere alla raffineria di supportare la vita della città nella quale si trova, aiutando l’amministrazione ed i cittadini a rendere più vivibile il tutto, sia ipocrita e dannoso. Perché dai una valenza politica ulteriore a qualcosa che, magari, hai combattuto precedentemente. Nei film un personaggio simile non è un bel personaggio, anzi lo troverei piuttosto negativo. Capisco il tentativo della redazione di operare questo passo, e forse ci sono valutazioni a me sconosciute, ma io non dovendone fare ( a proposito spero che con il tuo capo redazione non sia passata l’idea che io lavori per il giornale, sono un semplice cittadino di mezza età che ama scrivere della propria città martoriata), valuto altrimenti. Anche a me sarebbe stato semplice pensare che i milazzesi residenti, per via della raffineria, avrebbero avuto diritto ad un monte litri carburante scontato annuo, mentre la paghiamo a cifre che nemmeno in umbria o nel lazio si pagano; che avremmo avuto diritto a sconti ulteriori perché la raffineria inquina, eccome se inquina, per evitare class action (voglio vedere se esistono i parametri di legge…io direi di si), che avallino il concetto che a Milazzo si muore per tante cose ed anche per quello che respiriamo con i fumi di lavorazione. Come vede sono stato molto “limitato” nella mia considerazione. Quanto al fatto che lei sia un esempio vivente di come la raffineria possa non essere causa delle morti legate ai tumori o simili, oltre che compiacermene, resta comunque una base per studiare invece chi di quelle cause è passato a miglior vita. Probabilmente resteremo ognuno nella propria opinione, ma credo che lo scambio civile che ci siamo “regalati” sia un tassello importante rispetto agli urlatori che solitamente si frappongono in discussioni simili. Non amo gli estremismi, ma le ipocrisie per me sono allo stesso livello. Buona giornata

    • La voglio informare che la proposta non è di Santino, ma della Redazione, presa da alcuni elementi che ne fanno parte, poichè nel giornale è garantita la libertà di espressione. Questa parte di amici ha voluto PROVOCATORIAMENTE che si parlasse di qualcosa di diverso in questa città che sta morendo, e non solo di tumore! Il ruolo di direttore editoriale e dio fondatore del giornale che Santino riveste lo pone al centro di critiche che non lo intaccano minimamente, proprio perchè ormai è abituato. Questa volta abbiamo voluto superare il limite, valutando anche le possibili contestazioni o gli strali che gli sarebbero stati scagliati contro. Proprio a lui che ha subito un intervento per l’asportazione di un tumore. Non ne sapeva nulla, nè che avremmo giocato d’anticipo per spiazzare tutti coloro che da anni chiedono per loro e non per la città! Una prostituzione cosciente, per mero calcolo clientelare, e non solo a Milazzo! E’ così che si fa nella politica del “DO UT DES”. Riflettendoci, ma ora è tardi, per decenni la classe politica avrebbe dovuto chiedere il rispetto dell’ambiente. Ma forse ora è tardi! In ogni caso, farebbero bene i lettori a prestare attenzione alle firme che seguono gli articoli: REDAZIONE non significa DIREZIONE. Dovrebbe essere chiaro, no?

      • Non so a chi sia stata rivolta la risposta. Nel caso sia stata fatta al sottoscritto. avete preso una cantonata o abbaglio. Mi son rivolto alla Redazione e non a Santino che, conoscendolo, so le vicissitudini passate. Mi spiace del qui pro quo, ma anche voi, e lo rimarco, questa volta avete oltrepassato il filo che dalla provocazione passa all’errore. Opinione personale naturalmente, come quella di tutti quelli che scrivono in risposta ai Vs. servizi, compresa la redazione scrivente. Siamo umani ed in questo errori di valutazione li facciamo quotidianamente, tutti, nessuno escluso. Saluti

  3. Un prof di economia dell’università di Napoli diceva che dopo la chiusura di Bagnoli era necessario riportare l’industria a Napoli perché (sintetizzando) non tutti potevano fare i camerieri. Io credo che la stessa cosa valga per Milazzo. Il turismo non basta da solo a sostenere una cittadina di 30.000 abitanti. Abbiamo bisogno dell’industria. Non vogliamo la raffineria ? bene , ma qual’è l’alternativa ? abbiamo politici in grado di darci una alternativa?

    • Ci sono fasce costiere italiane e non che vivono esclusivamente di turismo. Questo appecoronamento all’industria, pesante tra l’altro, è solo una deriva degli anni 60/70 dove si pensava che la fabbrica era la salvezza. Vogliamo rinascere come città? Benissimo florovivaismo turismo e terziario (artigianato alimentare e non), inutile rincorrere produzioni che ormai sono solo inquinanti e soprattutto, invasive. Ricordiamo che abitiamo sopra una striscia di terra in mezzo a due mari (fotografia di Milazzo dall’alto) dove esistono fabbriche che altrimenti sarebbero state relegate in zone meno abitate. Da noi invece sembra che non ci sia speranza di vita diversa. Bagnoli è ridotta per come è ridotta perché ci son state tante di quelle infiltrazioni camorristiche e affaristiche da chiuderla per un decennio e passare al setaccio la vita di politici e gli intrecci con la camorra, basta ricordare il museo della scienza, andato misteriosamente in fumo per un incendio. Se vogliamo rinascere, la città si deve dare degli obiettivi e delle priorità. Deve capire che non si può fare a c…o di cane (anche nella vita di tutti i giorni e nei comportamenti quotidiani), se non partiamo dalla rivoluzione personale e civica, allora piazziamo anche qui la base per le scorie nucleari e buonanotte al secchio. Questa ritrosia ( e son stato educato) di molti milazzesi a rinunciare alla fabbrica (teste ferme agli anni della rivoluzione industriale italiota, quando si scappava a Torino e Milano con le valige di cartone), è sintomo di scarso amore verso la propria terra. E soprattutto mancanza di fiducia verso noi stessi. Andate a Madrid, andate sulla riviera ligure o adriatica. La Romagna ha, per concentrazione, un ventesimo delle nostre potenzialità naturali e artistiche, eppure è piena di turisti. Facciamo venire dei manager da li e diamogli carta bianca sulla organizzazione turistica milazzese, tre anni di lavoro e budget dai fondi europei (il comune si “vanta” di avere come consulente un cosiddetto esperto in questo ramo, che faccia vedere di cosa è capace oppure se ne torni a casetta sua), e vedremo cosa ne esce. Certo pensare di uscirne nel giro di qualche mese mi sembra utopico, ma se non si comincia non si arriva, comunque. Ho amici che vengono, bontà loro, a trovarmi ogni anno a Milazzo e tutti, ribadisco e sottolineo, tutti mi fanno notare che il pugno nello stomaco prima, e la preoccupazione sulla qualità del contesto ambientale ed alimentare, con delle fabbriche simili cosi vicine, è praticamente scontato. P.s. ricordo che siamo in zona ad alto rischio sismico…..capire che una bomba di tale portata sia a poche centinaia di metri da un centro abitato di 25/30.000 abitanti e lasciarlo li, è da imbecilli, fermo restando le conseguenze di carattere ambientale e malattie conseguenti. Saluti

      • concordo pienamente! le strade le rattoppiamo noi, la cosa migliore che può fare la raffineria è cominciare con lo smantellamento totale: non ci saranno disoccupati nè crisi, per smontare questo gigantesco ecomostro killer e bonificare l’ area ci vorranno almeno 15 anni di lavoro a pieno ritmo….

        • Leggo “smontare”, “bonificare” ” tutto molto bello e l’unico problema sarebbe chi sostiene gli enormi costi di tutto questo? La verità è che se si vuole rinunciare all’industria bisogna programmare la riconversione dell’economia della nostra zona con tempi certamente non da bacchetta magica.

          • La stessa industria causa del tutto. Inutile continuare a nasconderci il problema. Lo stesso contesto industriale cosi come lo immaginiamo oggi, tra dieci anni non esisterà più. Appena smetteranno di operare per la materia principale, e finiranno i soldi per riconvertire nuovamente…..se ne andranno e ci lasceranno macerie. Bisogna avere il coraggio di prendere i tempi di anticipo e obbligare a fare ciò che non faranno, per un motivo o l’altro tra qualche anno

          • antonio nn pensiamo “ai tempi” : se si pensa troppo non si comincia mai….i costi sono un problema, ma pensate bene che chi smantella ne trarrà un grosso profitto dalla vendita dei materiali recuperati; inoltre non sottovalutiamo i grossi contributi europei destinati a chi svolge attività di bonifica e riconversione

  4. uomoqualunque….la risposta è qualunquista e generica…..quindi?

    • quindi, politici attivatevi!!! non bisogna perdere altro tempo, ogni giorno in più che passa è un giorno di veleno in più nei polmoni, per non parlare del pericolo di vivere “con una bomba” accanto giorno e notte

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