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SCUOLA, NIENTE APPELLO, GLI STUDENTI TIMBRANO IL CARTELLINO

badgeUNA NOVITA’ GIA’ INTRODOTTA PRESSO ALCUNE SCUOLE. PER GLI INSEGNANTI CONSENTE DI GUADAGNARE TEMPO (?) …

L’onda della digitalizzazione avanza imperiosa e travolge ogni cosa. Era a volte noioso, ma anche divertente, il rito mattutino dell’appello della prima ora di lezione. Adesso in tante scuole l’ingresso avviene come nelle fabbriche. Ogni mattina, all’ingresso, i ragazzi passano negli appositi totem, strisciano il badge mentre il registro elettronico incamera tutti i dati e registra elettronicamente la presenza a scuola. … Secondo gli insegnanti questo intervento snellisce la burocrazia interna, permettendo di risparmiare parecchio tempo e iniziare subito le lezioni. C’è il rischio che si perda la dimensione umanitaria e che gli studenti siano equiparati a polli in batteria da ingozzare di nozioni e via. Il parere degli studenti appare variegato tra coloro che lamentano la rigidità del procedimento che consente solo cinque minuti di tolleranza e chi «timbra» dopo le 8.05 deve portare la giustificazione, mentre altri evidenziano come questa procedura mortifica il rapporto umano tra docente e studente, “perché la macchina è una macchina e certo non ti può comprendere”. Era bello il momento dell’accoglienza all’ingresso della scuola, il saluto, il sorriso, la parola d’incoraggiamento, come avveniva nelle scuole cattoliche, dove si rinnovava il rito del “Buongiorno” secondo la tradizione salesiana. Oggi, sempre più prepotente si afferma il compito del dirigente burocrate, manager, con mille responsabilità e poco calore di umanità. S’intercetta, inoltre, un cambiamento culturale da scuola luogo di cultura a scuola- azienda; non un luogo dove entri per imparare, ma un luogo dove svolgere dei compiti, da impiegato-lavoratore. Sarà un bene? Aiuterà a crescere, a formare una coscienza civica del senso del dovere e del lavoro? Sentirsi “piccoli impiegati” potrà essere uno stimolo a potenziare il rendimento scolastico e contribuire allo sviluppo della scuola azienda, che produce formazione e cultura. Anche i docenti dovrebbero passare dal compito di “impiegati” dello Stato, titolari di diritti e di vantaggi come i fruitori della Legge 104, a quello di “azionisti” nell’impresa cooperativa della scuola e veri “attori” e promotori di competenze per far crescere e sviluppare le competenze degli studenti. Se è vero che s’impara vedendo fare è necessario che i docenti siano “modelli” di buone azioni e buone pratiche, cosicché gli studenti sappiano imitarli.

Giuseppe Adernò  – da A.S.A.Si. Sicilia

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