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SE NE VA IN SILENZIO IL PROF. FRANCO MAIO…

ciccino-maioSI E’ SPENTO IN OSPEDALE, DEBELLATO DA UN MALE CHE NON GLI AVEVA CONCESSO TREGUA… TANTI RICORDI CI LEGANO A LUI… 

E’ Marialuisa a darmi la notizia. Lapidaria. “Volevo dirti che papà stanotte ci ha lasciati!“. Fosse stato un altro a informarmi, sarei rimasto incredulo; ma quando è una figlia, una delle tre che lui, il prof. Maio, Franco per gli amici, docente di educazione fisica, aveva, ed alle quali era legatissimo, non si ha il tempo di ripensarci. Si accetta il tragico verdetto; si rimane in silenzio, mentre i ricordi cominciano ad affiorare accavallandosi l’uno all’altro, mescolando i momenti lieti con quelli tristi, e suscitando sorrisi, lacrime, gioie, dolori… Lo conoscevo da tanti anni, Franco Maio… volendo fare il conto, quasi cinquanta: un rapporto di amicizia che si cementò giorno dopo giorno, grazie anche alla parentela acquisita, della quali entrambi, io e lui, eravamo fieri: mai uno screzio, mai una parola fuori posto, mai un diverbio. Anche se eravamo due estranei, ci sentivamo profondamente legati, ed il rispetto suggellava quel rapporto che con gli anni cresceva e si fortificava. Tornano in mente le lunghe giornate passate in campagna, a Brigandì, dove il professore appassionato di calcio dava consigli e suggerimenti ad un non più giovane zio Raffaele che aveva pensato di passare gli anni della pensione coltivando un fazzoletto di terra! Rivediamo le tavolate imbandite sotto il pergolato, a rendere onore alle cuoche che preparavano piatti appetitosi per un numero imprecisato di commensali. Rivediamo le escursioni a sorpresa nei comuni dei Nebrodi, quando un’improvvisa telefonata trovava tutti accondiscendenti e si partiva volentieri! Ma si susseguono anche le immagini che segnano il dolore di quest’uomo che avverte la scomparsa del padre, in una chiesa che risuona ancora del suo indicibile strazio davanti a quella bara ricoperta di fiori: una rassegnazione mai arrivata per Franco, che forse riteneva il padre immortale, come tutti noi lo pensiamo dei nostri genitori; e del padre aveva ereditato l’amore per la famiglia, per la moglie, le figlie, i nipoti, arrivati ad allietare un periodo della sua vita in cui un male ribelle sembra sottometterlo, soggiogarlo, non dargli pace! Rimangono le ultime immagini, le più tristi, che non riusciamo a cancellare. Neanche le parole di conforto, l’invito a farsi coraggio, a superare le avversità, sembravano sortire alcun effetto su di lui… E rivedere quelle immagini liete vissute per anni, rievocare i momenti di gioia con tanti amici e parenti che, uno dopo l’altro, sono andati via per sempre, non servivano a restituire serenità a Franco Maio, che sembrava cedere al male ribelle. Come se in lui fosse subentrata una rassegnazione: nè valeva a confortarlo il fatto che io ce l’avessi fatta, che altri ce l’avevano fatta, anche se non è consentito abbassare la guardia. No… piano piano, ma in silenzio, Franco si è lasciato vincere, convinto che era arrivato il suo momento. Forse avrà avuto ragione; forse lassù qualcuno lo aspettava… Papà, mamma, Maria, Raffaele, Lina, Angelino, Salvatore… sì… sicuramente lo aspettavano, non ha voluto farli attendere ancora. Si è addormentato, si è risvegliato lassù, in mezzo a loro… Liuccia, Ketty, Isabella, Marialuisa lo capiranno. Anche i suoi nipoti, e tutti i suoi cari… Solo il silenzio dell’ultimo viaggio ci farà pensare che Franco Maio è ancora qui, con noi… Ciao, professore… 

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