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IN SICILIA LA GESTIONE DEI RIFIUTI E’ FUORILEGGE!

E’ QUANTO DICHIARA AL GIORNALE I NUOVI VESPRI IL PROF. AURELIO ANGELINI. IL DOCENTE UNIVERSITARIO, CONSIDERATO UNO DEI MAGGIORI ESPERTI IN MATERIA DI GESTIONE RIFIUTI, FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, RINCARANDO LA DOSE: “CROCETTA FIRMA ORDINANZE EMERGENZIALI ILLEGGITIME!”. MA CI SONO ANCHE RESPONSABILITA’ DEL GOVERNO NAZIONALE… CHE FINE FANNO I SOLDI PER LA BONIFICA DELLE DISCARICHE?

Sulla gestione dei rifiuti, in Sicilia, siamo alle comiche. Le discariche sono stracolme, ma siccome la Regione e la stragrande maggioranza del Comuni della nostra Isola sanno solo seppellire i rifiuti sotto terra, assistiamo a un balletto indecente, degno, in tutto e per tutto, di un Governo regionale indecente e inadeguato e di sindaci più confusi che persuasi. Tutto questo avviene quando l’estate, di fatto, è già arrivata, periodo in cui, con l’arrivo dei turisti, la produzione di rifiuti aumenta vertiginosamente. 

Nei Paesi civili i rifiuti sono una risorsa. Nei Paesi civili tutto viene riciclato. Ormai, nei Paesi civili, si va verso la tecnica dei ‘Rifiuti Zero’: tutto riciclato, senza discariche e senza inceneritori di rifiuti. La Sicilia, invece, in materia di gestione dei rifiuti, non può essere considerata una Regione civile. Per un motivo semplice: perché nella nostra sempre più disastrata Isola, ancora oggi, come già accennato, il 90% dei rifiuti finisce nelle discariche.

In pratica – commenta Aurelio Angelini, docente universitario di Sociologia dell’ambiente, uno dei massimi esperti della Sicilia in questo settore – i signori delle discariche si dividono 300 milioni di euro all’anno”.

Già, i “signori delle discariche”. Il riferimento è alla discarica di Siculiana, in provincia di Agrigento; alla discarica di Misterbianco Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania; e alla discarica di Lentini, in provincia di Siracusa. Tutt’e tre queste discariche sono gestite da privati. A queste possiamo aggiungere la discarica di Bellolampo, a Palermo, che è pubblica e che è ormai satura: sei vasche piene e si va verso la settima vasca.

“In Sicilia, in materia di gestione dei rifiuti – sottolinea sempre Angelini – tutto concorre affinché tutto resti immutato. venti anni fa c’era il problema delle discariche; oggi c’è ancora il problema delle discariche. Tutto è fuori legge. Di solito si usa dire: ‘Qui c’è qualcosa che non va’. In Sicilia, invece, in materia di rifiuti, per indicare qualcosa che funziona, si dice: ‘Guarda, qui c’è qualcosa che va. Sembra incredibile, ma è così”.

Già, “qualcosa che va”. Per esempio, le piccole ‘isole’ della Sicilia dove si effettua la raccolta differenziata dei rifiuti. Sono solo alcuni piccoli Comuni e qualche Comune medio. Il resto è un disastro. E ai primi posti, in questo disastro ecologico, ci sono le tre città ‘Metropolitane’ che dovrebbero dare l’esempio: Palermo, Catania e Messina: tre città dove la raccolta differenziata non esiste. A Palermo, in verità, nel 2009 è stato tentato un esperimento voluto dal Ministero dell’Ambiente. Tale esperimento ha coinvolto oltre 100 mila cittadini. Piano piano avrebbe dovuto coinvolgere l’intera città. Invece è avvenuto l’esatto contrario: piano piano – tra il disinteresse dell’Amministrazione comunale – l’esperimento è naufragato miseramente nel silenzio generale. A un certo punto – e questo è veramente incredibile! – sono scomparse anche le cosiddette ‘Isole ecologiche’. Cos’è un’isola ecologica lo spiega con chiarezza Wikipedia: “Un’isola ecologica, ecopiazzola, centro di raccolta, ecocentro o ricicleria (a seconda dei Comuni) è un’area recintata e sorvegliata, attrezzata per la raccolta differenziata dei rifiuti, disponibile in molti comuni italiani. I cittadini, durante l’orario di apertura, possono portare anche rifiuti non smaltibili tramite il normale sistema di raccolta, tipo i rifiuti ingombranti o pericolosi. L’utilità principale è quindi quella di evitare lo smaltimento in discarica, per recuperare risorse e tutelare meglio l’ambiente”Ebbene, a Palermo, come denunciato da Nadia Spallitta (presidente del Consiglio comunale uscente e oggi candidata sindaco) nel dicembre del 2015, le isole ecologiche sono state sbaraccate. Palermo, in materia di gestione dei rifiuti, è solo uno dei disastri ecologici della Sicilia.

Il pesce, si usa dire, puzza sempre dalla testa. E al vertice di questo disastro ecologico c’è la Regione siciliana.

“Tutte le ordinanze emergenziali firmate del Governo Crocetta in materia di rifiuti sono illegittime – dice ancora Angelini – perché sono fondate su un presupposto giuridico falso. Faccio riferimento all’articolo 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006. Per essere, precisi, il Governo regionale non può emanare ordinanze con procedure emergenziali. Solo il Governo nazionale può fare questo con Decreti che poi debbono essere convertiti in leggi”. In Sicilia, da quello che si capisce, il Governo regionale apre, chiude e poi riapre le discariche: il tutto all’insegna dell’emergenza. Ma se il Governo regionale non può adottare procedure emergenziali, come mai non interviene nessuno?

“Intanto – precisa sempre il docente universitario – mi sembra che ci siano gli esposti di parlamentari del Movimento 5 Stelle. Così almeno mi hanno detto. In questa storia ci potrebbero essere danni erariali di Regione e Comuni”.

A noi risulta che i Comuni facciano pagare questi maggiori costi ai cittadini con l’aumento della ‘bolletta’.

“Questo può anche essere. Ma, lo ribadisco: tutto ciò non può discendere da ordinanze illegittime”.

Perché i Comuni siciliani vanno dietro alla Regione, adeguandosi a ordinanze illegittime?

“Perché la Regione è un’autorità maggiore. Anche se, a mio avviso, i Comuni possono impugnare le ordinanze e chiedere i danni alla Regione”.

Detto questo, a giudicare da quello che leggiamo, il Governo Crocetta avrebbe avuto il benestare del Governo nazionale…

“E questo è incredibile! A mio avviso, in questa storia Roma è complice. Ci sono responsabilità anche del Governo nazionale, che avrebbe dovuto spingere la Regione siciliana ad operare nell’alveo della normativa. Così, invece, non è stato. E’ un fatto grave. Per giunta, in Sicilia tutto questo avviene con una gestione delle discariche molto discutibile. In Sicilia non esiste un Piano per la gestione delle discariche, che dovrebbero essere sufficienti e prossime ai luoghi dove i rifiuti vengono prodotti. La legge dice esplicitamente che i rifiuti non debbono ‘viaggiare’. Invece…”.

Invece i rifiuti ‘viaggiano’ da un capo all’altro della nostra Isola…

“Ma questo la legge lo vieta. E c’è di più. I titolari delle discariche dovrebbero aver bonificato le vasche già sature di rifiuti. Nelle ‘bollette’ pagate dai cittadini c’è una quota che è destinata, appunto, alle bonifiche”.

E queste bonifiche sono state effettuate?

“In qualche caso sì, in altri casi no”.

E questi soldi pagati dagli ignari cittadini che fine fanno?

“Lo chieda a chi li incassa. Ma c’è di più”.

Ancora di più?

“Sì. In Sicilia le tariffe, in materia di rifiuti, li stabiliscono i gestori, in violazione di una legge nazionale ed europea. L’ho detto e lo ribadisco: in Sicilia, in materia di rifiuti, le illegittimità sono la regola”.

E adesso, visto che le discariche sono quasi sature – e anche alla luce delle proteste dei cittadini che vivono nei centri prossimi alle stesse discariche – i rifiuti dovrebbero essere portati fuori dalla Sicilia a costi elevatissimi. Ma l’assessore regionale con delega ai rifiuti, Vania Contraffatto, dice che non ci sono soldi. Eh già, i soldi della Regione siciliana se li è presi tutti il Governo nazionale, che in barba allo Statuto, trattiene anche le entrate di pertinenza regionale. Regione e Comuni siciliani sono senza soldi. Che fine faranno i rifiuti siciliani? E quanto soldi debbono ancora guadagnare i ‘signori delle discariche’ (e i politici loro amici) prima che la Sicilia avvii la raccolta differenziata? Non è incredibile, nel 2017, tenere in ostaggio oltre 5 milioni di Siciliani per continuare a fare ‘ingrassare’ il sistema delle discariche?

(da www.inuovivespri.it)

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