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STORIE DI FANTASMI A CAPODANNO!

di PIETRO TORRE

La lista di cose strane di cui sono venuto a conoscenza nella mia vita sembra interminabile … Ho lasciato da parte in questo contesto volutamente gli avvistamenti di misteriosi ordigni in cielo, un settore a cui ho dedicato gran parte delle mie ricerche e che non sembra appartenere alla leggenda, ma alla realtà. Torno quindi a narrare qualche altra storia accaduta a Milazzo o di cui ho sentito parlare nella nostra cittadina. Credere o dubitare, meraviglia o scetticismo: ognuno prenda la sua posizione. Io riferisco e basta.

C’è una vecchia casetta in stato di abbandono da circa 40 anni in via XX Settembre dove accadde qualche evento a dir poco insolito. Un giovane stava studiando alla sua scrivania mentre il cagnolino di casa sonnecchiava sul cuscino di una poltrona del vecchio salottino. La stanza era illuminata, oltre che dalla lampada a tavolo, da due luci murali, le applique che un tempo, negli anni 60, andavano tanto di moda, con due lampadine a fuso, una per ognuna. Fu lo sfarfallio della luce di una di esse ad attirare l’attenzione dello studente che pensò trattarsi di un cattivo avvitamento della lampadina; provò così a spegnere e, aspettato qualche istante, per non scottarsi, provò a stringerla meglio nel portalampade. Notò con stupore che la lampadina era perfettamente avvitata e riaccese la luce. Per un attimo tutto sembrò tornare alla normalità, poi però il fenomeno riprese. “Starà per fulminarsi” – pensò il giovane e riprese a leggere il suo libro. Il cane però puntava il suo sguardo sulla lampadina e cominciò a dare segni di irrequietezza, digrignando i denti e abbaiando in modo insolito, quasi sommesso, con gli occhi fissi alla luce “ballerina”. Ad un certo punto il cane diresse lo sguardo verso un punto nella parete poco a destra dell’applique, mentre la luce sembrò stabilizzarsi. Il suo sguardo sembrava seguire uniformemente “qualcosa” che il giovane non vedeva e che sembrava muoversi nella stanza, finchè il cane puntò il viso del ragazzo, sempre più sbalordito e incredulo. A questo punto il giovane ebbe la netta sensazione che qualcosa di freddo, come una mano, si fosse posato sulla sua guancia, mentre lo sguardo del cane e i suo grugniti erano diretti a quel lato della faccia. Sembrava che qualcosa di invisibile fosse partito dalla lampadina a luce oscillante e avesse raggiunto il giovane. Con grande sangue freddo questi spense ogni luce per vedere se nel buio apparisse qualcosa, ma nulla. Riaccese le luci, la sensazione sulla guancia era ancora presente e il cane si mostrava sempre agitato. Poi la sensazione scomparve e lo sguardo dell’animale sembrò seguire in un cammino inverso quella cosa che evidentemente percepiva, fino alla lampadina che riprese a mostrare la luce ondeggiante. Poi però la luce si stabilizzò e il cagnolino, calmatosi, tornò a sonnecchiare al suo posto, dal quale non si era mai comunque spostato. Il nostro giovane trovò una spiegazione: una corrente d’aria fredda in un ambiente caldo: questa spiegherebbe sia l’oscillazione della luce sia la sensazione di freddo percepita, ma non è chiaro lo strano comportamento del cagnolino, che dal racconto sembrerebbe connesso al fenomeno. Va aggiunto che in quel periodo in quella abitazione pare si sia verificato qualche evento che possiamo definire insolito. Il nostro giovane era un tipo molto metodico e ogni sera, alle otto in punto, rincasava dopo una passeggiata con gli amici, per cenare con i genitori. Una di quelle sere rincasò circa un quarto d’ora prima, per non so quale ragione, e la mamma portò prima la cena in tavola. Si stava già mangiando, quando suonò il campanello alle otto precise. “Vai a vedere chi è” – disse il giovane alla madre e questa si recò alla porta pronunciando la classica domanda: “Chi è?” Enorme fu lo stupore della signora nel sentire la risposta che il figlio pronunciava ogni sera e con praticamente lo stesso tono di voce: “Mamma, apri, sono io!” La donna rimase sbalordita, non aprì la porta e tornò pallida in cucina a raccontare quanto accaduto… Tutti e tre tornarono alla porta d’ingresso, la aprirono, inutile dire che non c’era nessuno e neppure in strada, salirono nel terrazzino, ma nulla di nulla … “Qualcuno avrà voluto fare uno scherzo …” si concluse.

Capo Milazzo è terra di leggende, una per tutte quella del folletto di villa Lucrezia, un edificio ormai da anni in abbandono appartenente alla famiglia Muscianisi e oggetto di una puntata della trasmissione “Mistero” condotta dal bravo cantante Enrico Ruggeri. E in questi luoghi, fra i vari racconti, ve ne voglio narrare uno alquanto particolare accaduto ad una ragazza che ho conosciuto negli anni 70 e che da bambina frequentò per un breve periodo il convitto gestito dalle monache della fondazione Lucifero. Una notte, dormendo colà con altre bambine, nei primi anni 60, si è trovata coinvolta in una storia che sfida i migliori racconti del brivido. Nel buio del dormitorio, dopo la recita delle preghiere serali, una bambina comincia ad urlare: accese le luci, pallida in viso, la ragazzina racconta di vedere 3 mani bianche che si muovono presso le coperte del suo letto. Le suore accorrono e, dopo averla calmata, dicono alla bambina di coricarsi assieme ad una compagna. Così ella fa e dopo qualche minuto si spengono le luci. Ma le urla adesso sono raddoppiate: a gridare infatti sono sia la bimba che la compagna, poiché anche quest’ultima scorge nell’oscurità queste mani bianche che sembrano a poca distanza. La ragazza di cui ho detto non ricordava come la cosa finì, ma ricordava che, essendo anche lei stata scelta per ospitare la compagna in difficoltà, vide anch’ella queste tre mani; così me le ha descritte: “Sembravano di un bianco fosforescente, brillavano ma non molto, non illuminavano l’ambiente ed era come se fluttuassero a mezz’aria, avvicinandosi e allontanandosi al letto” … ma non le guardò a lungo poiché prese a gridare anche lei.

Concludo con le parole che mi disse la buonanima del “mago del Peloro”, al secolo Antonino Caizzone, di Barcellona PG: “Caro Pietro, attorno a noi c’è un mondo che in genere non vediamo, ma che in particolari condizioni, per ragioni che ignoriamo, si rivela nella sua assurda realtà, quasi a volersi beffare della nostra cosiddetta razionalità”. E come non condividere queste parole!

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