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TEATRO DI TINDARI, TUCCIO MUSUMECI, GRANDE IN TUTTI I SENSI, DIVERTE CON IL SUO DYSKOLOS!

L’ATTORE CATANESE, 83 ANNI, NON PERDE LA SUA NATURALE VOGLIA DI DIVERTIRE E DIVERTIRSI… RISATE ED APPLAUSI NELLA RIPROPOSIZIONE DI UN CAVALLO DI BATTAGLIA CHE LO VIDE, IN PASSATO, PROTAGONISTA CON IL COMPIANTO MARCELLO PERRACCHIO.

Temperatura ideale, quella di sabato scorso 12 agosto. Il pubblico presente al Teatro Greco di Tindari non ha sofferto l’afa dei giorni precedenti, e la brezza marina che spirava dal golfo di Patti ha reso più piacevole la scomoda posizione sulle tavole che da anni ormai coprono i gradoni millenari che teatro… Tuccio Musumeci, se avesse dovuto passare la serata seduto ad applaudire se stesso e cercare per due ore la posizione ideale, avrebbe fatto senz’altro qualche commento esilarante, o una delle sue tantissime battute che suscitano ilarità. Ma era giù, nell’ampio palcoscenico naturale il cui scenario erano i resti che costituiscono ormai un impareggiabile fondale, per cui le risate il pubblico le ha fatte fin dalla sua apparizione, nei panni di Firria, il servo che ha l’incarico di fare da ruffiano al suo padrone, il ricco spasimante Sostrato, e diventa il protagonista della commedia di Menandro, sapientemente adattata dal regista Romano Bernardi. Scomparsi altri personaggi dell’opera originaria, la rappresentazione al Teatro di Tindari ha visto in scena solo il vecchio e bisbetico Cnemone, interpretato dal validissimo Miko Magistro, nel ruolo che fu in passato del compianto Marcello Perracchio (i suoi dialoghi con Firria – Musumeci si protraevano per decine di minuti, con i due attori che andavano a braccio, comico e spalla impareggiabili); quindi Margherita Mignemi nel ruolo della serva di Cnemone, Simiche, che deve tutelare la sua padrona, Debora Bernardi, la figlia di Cnemone, ma anche lei decisa a convolare a nozze per la quarta volta, avendo ormai da anni seppelliti i precedenti mariti! E ancora Salvo Piro, Plinio Milazzo, Maria Rita Sgarlato, Antonio Castro, Enrico Manna, in ruoli minori ma resi deliziosi nei dialoghi e nelle battute. 

Nello spettacolo che il Teatro Stabile – Teatro della Città di Catania ha offerto alla platea divertita e attenta a cogliere anche il significato delle battute, spesso in dialetto catanese e proprio per questo più spontanee, si mescolano situazioni e personaggi che danno vita ad una commedia fondamentalmente diversa da quella scritta da Menandro. Le situazioni paradossali che i protagonisti vivono vengono mirabilmente rese impareggiabili grazie allo straordinario affiatamento fra i personaggi, con un Musumeci, 83 anni, che tiene testa ora ad uno, ora ad un altro, mostrando l’arguzia tipica dei servi nelle commedie antiche e moderne. E’ proprio Musumeci a catalizzare l’attenzione del pubblico, e a dare la giusta carica a personaggi molto più giovani di lui, che hanno un Maestro brillante ed eccezionale il quale trasmette a tutti coloro che, con lui, calcano le scene, la voglia di fare sempre meglio e a divertire. Un’esperienza irripetibile, per costoro, stupendi protagonisti della commedia di Menandro, messa in scena al Teatro del Tindari in una gradevole sera d’agosto, ma pronta ad essere esportata per far sorridere e a divertire il pubblico, siciliano e non, di altri teatri!

 

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