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TINDARO LA ROSA, VENTICINQUE ANNI DOPO…

NEL 25° ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI UN UOMO CHE HA LASCIATO UNA TRACCIA INDELEBILE NELLA STORIA DELLA NOSTRA CITTA’, RICORDIAMO AI LETTORI DI TERMINAL QUEL CHE DI LUI HA DETTO NELL’OMELIA L’ARCIPRETE DI MILAZZO, DON GAETANO MODESTO, AI FUNERALI: 

“Con profonda commozione e rispetto porgo il saluto cristiano al nostro concittadino ed amico Tindaro La Rosa (me lo ha chiesto sempre, ma per la prima volta mi rivolgo a lui con il TU). Della sua ricca personalità, della sua figura tanto rappresentativa della storia della città, in questo ultimo mezzo secolo, non è facile tracciare un profilo adeguato. Penso che ogni persona leale ed onesta può non condividere le sue idee, ma non può non nutrire verso di lui rispetto ed ammirazione. 

Della sua generosa dedizione alla causa della giustizia sociale, della sua attiva partecipazione alla vita sociale, amministrativa, sindacale, del suo coraggio – che gli veniva dalla persuasione profonda di combattere una giusta battaglia – della sua sensibilità a partecipare alle sofferenze ed ai bisogni degli altri, della sua onestà morale ne è testimone tutta Milazzo. 

La sua era una presenza prestigiosa di grande rilievo, sempre in prima linea, disposto a pagare di persona in mezzo a tanti trasformismi, sempre coerente nella militanza e nell’impegno: ecco da dove nasce il rispetto generale e l’ammirazione. 

Tutti avremmo qualche cosa da ricordare, la sua vita autentica senza aggiunte è il più bell’elogio che possiamo tessere… l’ha preparato giorno dopo giorno!

Egli era il rappresentante (e con quanta autorità) di quella politica fatta di grandi passioni – che combatte con coraggio per l’affermazione delle proprie idee ma si nutre di grandi ideali -. Politica come servizio al bene comune, lontana da intrallazzi e ruberie. Tali politici, anche partendo da ideologie diverse e distanti, sanno trovare un punto di convergenza: il servizio dell’uomo, del più bisognoso anzitutto! Il bene comune!

Di questa politica egli è stato fulgido esempio e ne sono giustamente orgogliosi i suoi compagni di viaggio, ne deve essere grata e riconoscente la città tutta, Milazzo deve serbare memoria e gratitudine. Egli ci lascia un passaggio delicato delle vita sociale e amministrativa della nostra città. Non possiamo appropriarci i meriti e le virtù altrui, dobbiamo umilmente cercare di seguire gli esempi.

Si possono avere idee diverse, la democrazia si nutre della collaborazione di molti… quando uno opera con entusiasmo, con dedizione, senza interessi personali di nessun genere, ma con altruismo e generosità, merita comunque apprezzamento e stima.

Devo accennare ai suoi rapporti con la chiesa, sempre rispettosi e cordiali. Non è stato uno che si possa definire PRATICANTE, ma ricco di sensibilità religiosa, libero da orpelli ed evangelicamente impegnata, SI’. Lungi da lui ogni forma di anticlericalismo. Guardava le attività ecclesiali con simpatia, senza tatticismi o secondi fini, consapevole del potenziale bene che la fede, coerentemente vissuta, sa suscitare. Il suo cuore si apriva alla contemplazione del Sommo Vero e del Sommo Bene e anche le sue labbra sapevano muoversi nella preghiera. Accettava l’invito a partecipare, come per l’accoglienza dell’Arcivescovo nella sua visita pastorale, la festa di Santo Stefano, invito rivolto a tutto il Consiglio comunale. Lui SI’, altri NO!

Sotto il protocollo dell’ufficialità pulsava una partecipazione ricca di sinceri sentimenti.

L’ho ringraziato allora ed ora lo faccio pubblicamente per le osservazioni pertinenti, sincere, utilissime fatti ai miei “appunti per un piano pastorale”. 

Le letture della messa: l’amore vince tutto… qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me… avevo fame e mi avete dato da mangiare… qualunque cosa… (quante ne ha fatte!).

Credo che la Madonna l’abbia presentato con simpatia al Figlio Suo Gesù “Venite benedetti dal Padre mio, perchè ho avuto fame e mi avete dato…“.

Per questo prego e invito tutti…” 

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