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ULTIMISSIME: L’INCENERITORE? SI FARA’, E’ COSA NOSTRA!

nocivoUNA LETTERA CHE INVITA A PRENDERE DECISIONI DURISSIME. OGNI GIORNO CHE PASSA CI ACCORGIAMO DI PERDERE LE RESIDUE SPERANZE…

Alla Redazione di Terminal, e a tutti i cittadini e i lettori

Scelgo la vostra testata, per l’obiettività che la contraddistingue da anni, e tramite voi, sapendo che non tradirete le aspettative e la fiducia, desidero che questo mio appello, misto a rabbia e a rassegnazione, giunga a tutti i lettori. Mi permetto di suggerire anche il titolo se deciderete di pubblicare (ma so che lo farete): “L’INCENERITORE? SI FARA’, E’ COSA NOSTRA!”. Un po’ forte, vero? Non tragga in inganno quel “cosa nostra”, ogni volta che si parla di cosa nostra si pensa sempre alla mafia. Qui non c’è mafia: ci sono solo decisioni politiche piovute dall’alto, e subite ancora una volta dal popolo siciliano! Lo sapete che ci troviamo di fronte ad un Sito di Interesse Nazionale? Lo sapete che le discariche saranno destinate a chiudere e in Sicilia l’unica soluzione è quella di realizzare inceneritori? Lo sapete che le proteste non servono a nulla? Lo sapete che il progetto è stato approvato? Lo sapete che spiegare in consiglio comunale il funzionamento è stato solo un atto del quale avrebbero potuto farne anche a meno? Chi pensate che potrà impedire la nascita di un inceneritore, che chiamano termovalorizzatore? Non certo i consiglieri comunali, anche se dovessero votare un documento che ne vieta la nascita in nome della salute dei cittadini? Ma di quali cittadini? Di quelli che sono stati condannanti a morire di tumore nella Valle del Mela? In cambio di cosa, poi? Di un posto di lavoro? La morte in cambio del lavoro, è questo che si offre al popolo affamato! La ribellione deve partire dal basso, deve coinvolgere i politici ai quali avete dato il vostro voto, e loro devono chiamare in causa altri politici, quelli che siedono a Palermo o a Roma, ai quali avete assicurato cinque anni di potere! Chiamate a raccolta i vari Laccoto, Picciolo, Panarello, Garofalo, D’Alia, Rinaldi, Ardizzone, Germanà, Villarosa, Currò… Molti sono legati al partito che decide delle sorti degli Italiani, e non pensate che ci sia una differenza fra maggioranza e opposizione: che vadano tutti a Roma a protestare, davanti al Parlamento, legandosi l’un l’altro con catene! Non lasciate che sia il povero padre Trifirò a guidare una protesta già fallita in partenza. Sapete benissimo con quale arroganza le decisioni calano dall’alto sul popolo, lo abbiamo visto in passato! Se non dovessero accettare, così come è scontato, questa provocazione, non fateli più venire nelle vostre città a prendervi ancora in giro! Non date il vostro voto, non fateli più rieleggere! La rabbia di una città, di un intero territorio possono vincere. In gioco c’è il futuro dei vostri figli, dei vostri nipoti. A loro potete dire, voi, che la salute è COSA NOSTRA! E nessuno vi accuserà di essere mafiosi! Con i più sinceri ringraziamenti.

Lettera firmata

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