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Un galantuomo della politica, il prof. Giuseppe RUVOLO

Il 20 dicembre del 2009 si spegneva un politico che ha reso grande questa nostra città. Tre volte Sindaco, ha lasciato un’impronta indelebile per correttezza, lealtà, modestia, serietà.

 

20.12.2009 – 20.12.2019  –  X Anniversario

Prof. Giuseppe Ruvolo – 

La famiglia, unita in preghiera, lo ricorderà nella Santa Messa di suffragio che sarà celebrata venerdì 20 dicembre alle ore 18,30 nella Chiesa della Madonna delle Grazie – Milazzo.

 

Il 20 dicembre 2009 si spegneva il prof. Giuseppe Ruvolo, già esponente di spicco della Democrazia Cristiana, eletto tre volte sindaco della nostra Milazzo. La prima volta fu il 18 gennaio 1965, la seconda il 25 settembre 1967, espressione di maggioranze consiliari di centro sinistra (DC, PSI e PSDI). Con le elezioni di Ruvolo si verificò una duplice inversione di tendenza, sia perché la DC locale precedentemente era stata alleata con le destre, e anche perché non si fece più ricorso alle delibere di Giunta con i poteri del Consiglio, che mortificavano la funzione del Consiglio Comunale, chiamato solo per la ratifica.

Dopo un periodo di volontaria assenza dall’agone politico, venne rieletto consigliere comunale nel 1975, ed il 25 giugno 1977 fu Sindaco per la terza volta. Anche questa volta fu un innovatore, perché guidò un monocolore democristiano con maggioranza di programma con l’appoggio esterno del partito comunista e del partito socialista (il cosiddetto compromesso storico).

Anche se le amministrazioni presiedute da Ruvolo non ebbero lunga durata (era comunque una caratteristica delle amministrazioni di quegli anni) egli ha lasciato un buon ricordo, anche fra gli avversari, poiché si è sempre battuto lealmente e con impegno per la crescita politica e civile della nostra città. La sua scomparsa ha destato enorme rimpianto nella popolazione: egli, uomo di scuola che si era distinto anche nei numerosi e prestigiosi incarichi che aveva ricoperto, godeva di grande stima per la sua serietà, modestia ed affabilità.

Luigi Celebre

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Ecco una parte di ciò che scrivemmo sul n. 1 – gennaio 2010 – di TERMINAL, per ricordare il prof. Ruvolo:

Ricordo la sua espressione incredula e smarrita, quando, quel giorno di febbraio del 2005, la sua Michelina, la professoressa Ruvolo, come noi la chiamavamo, veniva portata via dall’ambulanza, che si allontanava da via Col. Bertè. La sua incredulità fu anche la nostra. Chiudendo la sua casa, quella nata nella periferia di Milazzo, quasi cinquant’anni prima, assieme a poche altre costruzioni simili, ma con il passare degli anni circondata da enormi palazzoni che la cementificazione aveva autorizzato, si guardò intorno, cercando lui stesso conforto. “Solo un controllo, tornerà presto, professore, non si preoccupi. Auguri!” furono le frasi che qualcuno pronunciò, mentre dal marciapiede di fronte il suo amico di una vita e coetaneo, Nino Ocera, rimaneva in silenzio, pensieroso, guardandolo mentre saliva su un’auto e rincorrere l’ambulanza, i medici, gli infermieri, che erano già lontani…

Quanti ricordi avranno percorso l’uomo, già ottantenne? Lo avevo visto smarrito, ma sono certo che in cuor suo nutriva la speranza di potere riaprire quella casa, nella quale aveva vissuto per mezzo secolo, circondato dall’amore dei suoi figli, delle nuore, dai nipoti, che quando venivano esprimevano tutta la loro gioia nei confronti dei nonni, e anche dalla stima e cordialità di tutti coloro che lo conoscevano.

Oggi continuo a guardare quella stessa casa, … Immersa in quel verde che solo lui era riuscito a creare, quasi a contrastare il cemento che la opprimeva giorno dopo giorno. Ci sono, sbiadite nei colori, le statuine dei sette nani, allineati, amici inseparabili di Francesco, del quale conservo intatti i ricordi fin dai primi anni della sua infanzia, ma amici anche di mia figlia, che li chiamava ad alta voce, reggendosi a stento in piedi e con le sue manine saldamente strette al balcone. Un appello quasi quotidiano al quale rispondeva con i suoi latrati Black, un cane lupo, fiero custode dell’intimità e della serenità familiare del professore Ruvolo. Grandi e piccoli erano diventati amici di Black. Centinaia di quei ragazzi che passavano davanti a quella casa, ogni giorno, per andare a scuola, e che sullo stesso marciapiede facevano ritorno. Il rituale durava un intero anno scolastico. …  Black non perdeva le sue abitudini: abbaiava sempre, facendo sussultare chi era immerso nei suoi pensieri, magari preso dall’ansia dell’interrogazione. Non siamo riusciti mai a capire se quello fosse un modo per salutare tanti ragazzi, festosamente… Ma quando c’era lui, il prof. Ruvolo, rassicurava i ragazzi, e rimproverava Black che, scodinzolando, si rintanava nella sua cuccia…

Ricordi di tanti anni fa! Si rafforza l’immagine di quel gentiluomo sempre sorridente, sereno, affabile. Anche quando doveva lottare con i malanni tipici dell’età, e ne parlava quasi a giustificarsi, a chiedere garbatamente scusa per certi dolori che gli impedivano una corretta deambulazione! 

… 

Non è tornata più in quella casa la sua Michelina. E nemmeno il prof. Ruvolo. Francesco ha preferito che rimanesse con lui, in un’altra casa. Per guardare al futuro, quello che lui avrebbe dovuto programmarsi, senza la sua sposa. C’erano i nipoti, ai quali non fare mancare il suo affetto di nonno, e goderseli, nonostante tutto… Scandire le ore con nuove occupazioni, e rasserenarsi. … Ritornava di tanto in tanto in via col. Bertè. La casa non era più la stessa di prima. I colori dell’autunno sulle foglie la rendevano triste, nonostante i ricordi ridestassero gli entusiasmi della sua giovinezza. … Sofferente per i soliti malanni dell’età, ma contento di essere tornato fra i protagonisti della vita politica milazzese durante la presentazione del libro di Celebre e Petrungaro “Il Consiglio Comunale di Milazzo dal dopoguerra al 1993”. … aveva pensato a tutto, persino al necrologio, scritto e conservato in una busta: occorreva solo mettere la data. L’amore dei figli, dei nipoti, di tutti i suoi cari non è bastato. Lui aveva sempre nella mente quell’ambulanza, che in un triste giorno di febbraio lo aveva lasciato incredulo, che era partita senza aspettare, che si era portata via la sua Michelina.

Non l’aveva raggiunta, il prof. Ruvolo, quell’ambulanza. Era giusto andare, ora, a ritrovare la sua sposa, anche se nell’aria c’era profumo di un altro Natale, il più triste per i suoi cari, ma il più bello per lui, che si riuniva a lei, dopo quattro lunghissimi anni…

… 

Addio, professore, faremo tesoro della sua lealtà, della sua correttezza, della sua umanità. Lei rimarrà fra di noi, e Le saremo grati per averci fatto conoscere un gentiluomo.

 

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