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UN PACCO COLOSSALE PER I MILAZZESI

La gabbia al Castello? Una sonora presa per il culo!

di Santino Smedili

gabbia castelloNe abbiamo parlato qualche anno fa, su TERMINAL. Torniamo a parlarne, perché a molti fa comodo nascondere una sconcertante verità, contribuendo ad far scervellare storici e studiosi su qualcosa che avrebbe benissimo potuto passare inosservato. Ma qui a Milazzo siamo stati sempre speciali, per cui anche il rinvenimento di una gabbia con uno scheletro, nel Castello, avrebbe dovuto far parlare per anni, anni ed anni! Senza tener conto innanzitutto di testimonianze inconfutabili, e solo in secondo luogo delle manipolazione di un regime fascista avversato e odiato, che si rese autore di uno dei più colossali falsi della storia!

Di cosa stiamo parlando: del famoso prigioniero rinvenuto, scheletro, nella gabbia del Castello. Il rinvenimento risale al 1928, secondo quanto riportato dai testi, la gabbia in metallo era stata modellata per rinchiudere una persona, e questa persona era stata identificata per tale Andrew Leonard, soldato irlandese, spia dei Francesi. Lo scheletro, trovato ai piedi del Mastio, era orrendamente martirizzato, al punto che si accesero dispute lunghissime, per capire il perché delle mutilazioni, mentre la gabbia con i resti del povero soldato è custodita a Roma presso il Museo Criminale, oggetto ancora oggi di studi e di congetture. “Dovete sapere voi – esordisce il narratore della vicenda – che da bambini (potevamo avere 8 anni) andavamo a raccogliere lumache sotto le immense piante di margherite gialle, alle spalle dell’acquedotto, sotto le mura del Castello, ed eravamo soliti entrare al Castello perché eravamo nati al Borgo e con noi c’era sempre Rocco Cingolani (che poi fece il bidello alla Garibaldi) e suo padre era carceriere. Eravamo in tre quel giorno, io, Rocco e Pippo Celi (alias Puddu, ndr). Bambini, facevamo il solito giro, spostando le piante e scavando sotto di esse, per trovarne di più. Ad un certo punto Pippo toccò un pezzo di metallo. Incuriositi, continuammo a smuovere il terreno friabile, e dopo un po’ venne alla luce una gabbia in ferro, con al suo interno uno scheletro. Aiutandoci con mani e piedi, cominciammo a muoverla e a spingerla, per spostarla, ma sfortunatamente per noi quella cadde nella trincea sottostante. Se non avevamo avuto paura per lo scheletro che c’era rinchiuso, abbiamo temuto i rimproveri e le botte dei nostri genitori, per cui non abbiamo detto nulla. Nemmeno quando la gabbia, dopo un po’ di tempo, era stata rinvenuta da altri, come reperto storico, abbiamo confessato la nostra marachella. E per decenni abbiamo tenuto il nostro segreto”. Fin qui la storia sbalorditiva raccontata. Ma lo scheletro del Castello, quello della gabbia? Dicono che non abbia braccia o gambe?  “Certo, dopo quel volo, sfido io che le ossa si dovevano rompere, e chissà dove sono andate a finire”, aggiunge candidamente il narratore della storia. Amici, io non ho altro da aggiungere! Attilio Andriolo, ascoltando il racconto, è scoppiato a ridere consapevole che per ottant’anni tre bambini hanno dato origine al più colossale falso storico che Milazzo ricordi. I figli e i nipoti dei diretti interessati conoscevano bene la storia, per averla sentita e risentita chissà quante altre volte dalla voce dei genitori. Carmelo Fulco ha solo commentato che a Roma ancora oggi si studia il caso, unico nel suo genere in quanto efferato.

Ma è bene ricordare che uno scheletro, dopo un volo di qualche decina di metri, non può arrivare al suolo intatto, anche se è chiuso in una gabbia. A questo punto, il prigioniero sarà morto per altri motivi, e nessuno si sarà sognato di amputargli gli arti, a futura memoria o come monito per il suo tradimento, ecc. ecc.

Allora scrivemmo su TERMINAL che non stavamo prendendo in giro nessuno, nonostante l’ispirazione goliardica e satirica del giornale. Siamo sempre di più a crederci, e ci rendiamo conto che è stata messa in atto, chissà per quale motivo, una mistificazione, grazie alla quale proprio i responsabili del carcere del Castello, in pieno periodo fascista, hanno ipotizzato una fantasiosa storia, ben lontana dalla realtà!

Ancora oggi a nessuno interessa fare luce. Ma perché mai? Saranno tanti i motivi, ma uno secondo me è quello che non induce a confessare che per decine e decine di anni gli storici, gli studiosi e tutti gli altri sono stati vittime di congetture ed ipotesi fantasiose e sballate, senza capo né coda. E quello che mi chiedo è questo, io che conosco la verità, così come la conoscono i figli di Puddu e di Cingolani: qualcuno ammetterà mai di essere stato preso per il culo da tre ragazzini?

 

 

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