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VICINI A MELINO E A FRANCA SALMERI PER LA PERDITA DELLA MAMMA…

I FUNERALI SI TERRANNO NELLA GIORNATA DI DOMANI, GIOVEDI’ 21 MARZO, ALLE ORE 15.30 PRESSO LA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE.

LA SIGNORA MARIA CAMBRIA, VEDOVA DI STEFANO SALMERI, SI E’ SPENTA DOPO UN BREVE RICOVERO NELLA SERATA DI IERI, martedì 19 marzo. Ha chiesto di essere portata a casa quando ha capito che le forze la stavano abbandonando, che il suo respiro si faceva affannoso, che le invocazioni al suo Stefano avrebbero potuto essere ascoltate, dopo lunghi anni di lontananza. Nutriva timori, che i figli e tutti i parenti cercavano di fugare. Era certa in cuor suo che non avrebbe potuto festeggiare i compleanni dei suoi cari congiunti.

In una parola, stava cedendo alla rassegnazione, e pregava i suoi figli di ricondurla a casa da qualche giorno, per chiudere gli occhi nel suo letto, di fronte al mare di levante, nella sua Vaccarella. Un ricovero durato una settimana, ma vani sono stati gli sforzi del personale medico e paramedico dell’Ospedale di Milazzo: la signora Maria, donna buona e amata da tutti, era arrivata al capolinea! Il tempo di sbrigare le pratiche, firmare le dimissioni volontarie, sederla su quella sedia e farla salire a bordo dell’ambulanza… lunghi, interminabili attimi con lei che resisteva, in quella lotta contro un’altra signora che aveva deciso che non era più tempo di indugiare… E una volta a Vaccarella, di fronte al portone di quella casa a due passi della chiesa di Santa Maria Maggiore, il suo viso che si stava rasserenando: tre piani per farla rientrare in quell’ambiente familiare, in mezzo ai ricordi, alle cose care che pensava di non vedere più, alle persone amiche che attendevano il suo rientro e speravano, in cuor loro, che MARIA CAMBRIA si sarebbe sbagliata… Invece no! Poco meno di un quarto d’ora, e alle 19.45 il suo cuore cessava di battere. Grandi la disperazione dei figli, lo sconforto, il dolore. Apprendo immediatamente la notizia dal figlio Melino: il nome sul telefono accende una speranza: penso che il mio amico voglia comunicarmi il miglioramento delle condizioni materne. Ma i suoi singhiozzi non lasciano dubbio,e prima che sia lui a dirlo, comprendo che sua mamma non ce l’aveva fatta. Cerco di incoraggiarlo, gli raccomando di farsi forza e di infonderla negli altri: possono sembrare semplici parole di circostanza, ma non è facile in certi momenti comprendere che ogni sforzo è difficile. Invece Melino reagisce, come se illuminato dalla mamma. Capisce, nonostante lo strazio, che non le avevano fatto mancare nulla, che non si erano risparmiati, che speravano in un miracolo.

L’ultima richiesta sa di miracolo, Melino e Franca: mamma aveva capito tutto, fin dal giorno del suo ricovero: aveva scelto di tornare a casa, per evitarvi altri dolori; ha predisposto prima della sua partenza tutto, meticolosamente, in quelle lettere che ha scritto per voi: lettere che conserverete tra le cose più care, ultima testimonianza di un amore che non finirà mai! Aveva deciso che il suo ultimo saluto l’avrebbe dovuto ricevere in quella casa del Lungomare Garibaldi, circondata da fiori e da persone care; a ricordare, standole accanto, la sua presenza terrena e la sua totale dedizione senza nulla pretendere. Anzi, solo una cosa: di non farle mancare un ultimo sorriso. E se ha resistito fino all’ultimo, per chiudere gli occhi a casa sua, è prova che lassù qualcuno ha voluto così: probabilmente S. Giuseppe, che aveva tanto invocato, l’ha esaudita nel giorno della sua ricorrenza. 

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