MILAZZO, SI INCONTRANO I COMPAGNI DI SCUOLA, ANZI DEL LICEO CLASSICO “G. B. IMPALLOMENI”

Figli di quella generazione nata dopo la prima guerra mondiale, vissuta durante il ventennio fascista, costretta dopo anni di guerra a rimboccarsi le maniche per ricostruire il futuro sulle macerie di una bruciante sconfitta, abbiamo avuto la fortuna di vivere una giovinezza fatta di graduali conquiste, giorno dopo giorno. Abbiamo da farci perdonare la nostra incoscienza, principale responsabile di errori che oggi non ripeteremmo più, anche se non ne siamo tanto sicuri… Forse cerchiamo di trovare una giustificazione per l’intemperanza: non abbiamo valutato bene come comportarci, abbiamo accumulato errori sopra errori, ci siamo sempre giustificati dicendo che quella sarebbe stata l’ultima volta… ma non ricordo che abbiamo tratto giovamento da sbagli colossali, e abbiamo sempre confidato nella benevolenza altrui e nel perdono per certe trasgressioni che, in fin dei conti, se hanno fatto male a qualcuno, sono servite per fare esperienza.
Siamo stati degli irresponsabili? E chi può dirlo! Alla nostra età ci sentivamo grandi anche se anagraficamente non lo eravamo. I diciott’anni, visti come un traguardo, si rivelavano spesso un punto di partenza! Ci attendeva il foglio rosa, ma non ci era permesso di andare a votare; si chiedevano le chiavi di casa, ma non bisognava fare le ore piccole; pochi fortunati ottenevano la macchina di papà, ma a condizione che ci fosse qualcuno con la patente di guida a fianco… A diciott’anni ci attendeva anche la maturità, sancita dal superamento degli esami di stato, da quella dicitura sul tabellone dei quadri, MATURO! Mai aggettivo fu più agognato! Era il lasciapassare per la vita, il passaporto per il mondo del lavoro, il biglietto in tasca per andare a studiare lontano, in un’altra città, per affittare una casa, essere indipendente, e guardare con fiducia al futuro una volta conseguita la laurea.
In quegli anni di contestazione erano proprio i grandi i nostri primi avversari: i “matusa”, così come li chiamavamo, che erano, più degli altri, i nostri genitori; quegli stessi che ci avevano messo al mondo, ci avevano mandato a scuola, e sacrificavano loro stessi sottoponendosi a turni estenuanti nel lavoro per darci un futuro migliore e diverso dal loro.
E mentre Milazzo cresceva e viveva il suo periodo più prospero grazie al benessere economico vissuto in tutti i settori, ci siamo resi conto che la giovinezza, l’incoscienza, la spensieratezza, l’arroganza, la presunzione di ieri sono comuni a tutti i minorenni… Rendersi conto e riconoscere gli errori ci assolve. Sono stati quelli i migliori anni della nostra vita, come canterebbe Renato Zero. E li abbiamo vissuti tutti. Ci siamo fatti grandi, se oggi lo riconosciamo; anche se spesso, facendo prevalere la nostra goliardia, vorremmo convincere noi stessi che il tempo non è mai passato, e la giovinezza vive sempre dentro di noi…
In nome di questa giovinezza ci siamo voluti incontrare, un gruppo a caso che ha risposto all’appello, per parlare di tante cose, vedere come siamo cambiati, stare assieme per darci l’appuntamento al più presto, con l’impegno ad estendere ad altri compagni di scuola l’invito di un’iniziativa che, in fin dei conti, ha dimostrato che quell’entusiasmo mostrato sui banchi di scuola, quell’esuberanza della nostra adolescenza, quel filo comune che lega gli studenti del Liceo Classico Impallomeni, è sempre presente in noi. Anche se molti non ci sono più, è giusto continuare e vederci anche per loro. Grazie a tutti.
Eccovi una carrellata delle foto di quella sera, in cui anche la calura degli ultimi giorni ha voluto essere benevola con noi.
Strumenti di condivisione:

Commento all'articolo