ALBUM DEI RICORDI: DON SARINO ROMAGNOLO
Un personaggio che tutti ricordano e che è stato protagonista di episodi passati alla storia era don SARINO ROMAGNOLO. Ne riportiamo uno fra i tanti. Il dialogo si svolge in dialetto, e per i pochi che non riusciranno a comprendere, è disponibile la traduzione sul libro DALLA SENA IN POI, Lombardo edizioni, dal quale è stata tratta la storia e che vi consiglio di comprare.
In occasione delle festività natalizie, mio padre aveva un suo modo di porgere gli auguri alla numerosissima clientela che affollava il Bar Castelli. Ricordo che aveva fatto comprare un vaso in cristallo da Maisano Regali, poi commissionava un fascio di rose rosse, e mi dava l’incarico di scrivere un bigliettino, con la mia calligrafia, in gotico: Buon Natale e felice anno nuovo. Avevo una passione per la scrittura in gotico, e sapevo che tutti avrebbero chiesto il nome dell’autore del bigliettino. Papà era orgoglioso nel rivelare il mio nome, quindi dovevo dare il meglio di me stesso nella compilazione e nei successivi abbellimenti del messaggio augurale. Poi poneva il tutto al centro del banco, bene in vista… Questo rituale si ripeteva ogni anno, e permetteva ai dipendenti del bar Castelli di portare a casa, ogni sera, il corrispettivo di una giornata di lavoro, poiché la generosità dei clienti era pari alla cordialità, alla cortesia ed all’educazione di tutto il personale.
Al banco quel giorno papà era con don Sarino, suo inseparabile amico. Vedendo arrivare un cliente danaroso, anche lui grande amico di entrambi, pensò di stuzzicare in questo l’emulazione per un gesto insolito di generosità. Rivolgendosi a Sarino disse, con l’accento messinese che non aveva mai abbandonato nonostante gli anni di permanenza a Milazzo:
“Vadda cu sta arruvannu. Appena trasi e si ‘nvicina ‘o bancu pu cafè, nesci decimila liri e mèttili nto vassoiu! Mi raccumannu! Dici puru BONI FESTI”
“’Ndrìa, capì tutti cosi… m’a vidu iò! Ora ridèmu!”
Don Sarino fece come gli era stato richiesto, ma si spinse oltre:
“Buon Natale, Andrea! A te e ai ragazzi…” lasciando cadere nel vassoio una banconota da diecimila lire, quella che riportava l’effigie di Michelangelo.
Quindi, rivolgendosi all’altro amico appena entrato, che era rimasto sorpreso per il suo gesto, “Decimila liri… iò sugnu poureddu e non haiu ’i tò possibilità! Tu ci facisti l’auguri?”
Sorpreso dal gesto e dall’invito inaspettato, l’altro replicò prontamente: “Non ancora, ma provvedo subito. Maestro Andrea, buone feste!” e tirò fuori anche lui, dal portafogli, una banconota identica, che papà provvide a togliere immediatamente dal vassoio.
“Grazie, auguri anche a lei. Ragazzi, ringraziate!”.
Il coro degli altri banconisti non si fece attendere.
Servirono il solito caffè, che il cliente gustò con maggiore soddisfazione, poiché aveva fatto un gesto che lo aveva improvvisamente reso simpatico e generoso. Quindi uscì, salutando, accompagnato dall’ennesimo “Auguri ancora, buone feste!”.
Don Sarino diede un’occhiata compiaciuta a papà, quindi lo chiamò in disparte, attendendo i ringraziamenti ma soprattutto le sue diecimila lire!
“Fusti bravu piddavèru, disse papà, ti meriti ’u cafè!”.
“U cafè? – rispose sorpreso l’altro – i mè decimila liri! – facendo con le dita della mano destra il movimento della restituzione. Dammi ‘i mè soddi!”
Al che il disgusto di papà: “Chi voi… ’i decimila liri? E chi figura ci fai chi figghioli chi ti vìttiru mèttiri ’i soddi? Dopu chi ti ringrazziaru, voi i soddi arreti? Ma non ti viggogni?”
Don Sarino rimase di stucco. Sorrise scuotendo la testa. Pronunciò solo una frase “Ma quantu sì disgraziatu…mi frigasti!”.
Al che papà: “Ma tu scuddàsti quanti cafè ti bivisti st’annu? E ’i pagasti mai? Ti ll’haiu uffrùti sempri iò… Vidi p’unn’ha pigghiari… strogghiti!”
Sarino uscì dal bar, tenendosi la testa fra le mani ripetendo “Cose da pazzi, cose da non credere”.
Dal bar lo accompagnavano gli auguri del personale… “Buon Natale, don Sarino”.
Ma lui nemmeno li sentiva. L’indomani sarebbe tornato a scomputare quella generosa mancia, prendendo il solito caffè…
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