MILAZZO, CHI SI RICORDA DELLE FONTANE PUBBLICHE?

Ci sono luoghi che scompaiono dal paesaggio, ma continuano a vivere nella memoria di chi li ha conosciuti. Basta ripensare a una strada, a una vecchia casa o a un’abitudine dimenticata perché riaffiori un mondo che sembra lontanissimo, eppure appartiene alla nostra storia.
Le fontane pubbliche erano una presenza familiare. Situate in diversi punti del paese, rappresentavano un servizio essenziale per le famiglie, soprattutto quando l’acqua corrente non era ancora disponibile in tutte le abitazioni. Oggi può sembrare difficile immaginare una vita senza acqua in casa. Eppure, per chi ha vissuto quegli anni, andare alla fontana era una consuetudine quotidiana, una necessità alla quale si provvedeva con semplicità , senza tante domande. Anche i bambini venivano coinvolti in quel compito, utilizzando contenitori adeguati alla loro età . Era un modo per aiutare in casa e, senza rendersene conto, imparare a prendersi le loro piccole responsabilità . Trasportare una bottiglia piena richiedeva attenzione, soprattutto per i più piccoli. Allora, però, faceva parte della normalità : si andava alla fontana perché l’acqua serviva, e bisognava procurarsela.
A San Francesco, nella salita e addossata al muro dopo la scalinata che porta al Santuario, alla fontana si sciacquavano i panni, incluse le lenzuola, mentre a Vaccarella esistevano le gabbie, antichi lavatoi storici in cemento che rappresentano uno dei simboli più autentici della memoria storica e della vita quotidiana del vecchio quartiere dei pescatori milazzesi. Posizionate originariamente a ridosso della battigia e della spiaggia (in una zona più bassa rispetto all’attuale sede stradale, nei pressi del vecchio ospedale e della cupola di San Francesco), fino alla metà del Novecento le donne del quartiere si riunivano per lavare la biancheria di casa, che poi veniva stesa ad asciugare direttamente sulla sabbia al sole. Una volta terminato il bucato, le grandi vasche venivano “occupate” dai bambini del borgo per rinfrescarsi e sguazzare. Nei ricordi degli anziani locali rimangono memorabili gli scivoloni causati dal “lippo” (la sottile patina algale scivolosa che rivestiva il cemento delle vasche). Per chi giocava nell’atrio del Carmine, a piedi scalzi, a calcio o ad una miriade di giochi che all’epoca andavano per la maggiore, per lavarsi c’era invece la fontana adiacente ai gabinetti pubblici, o la vasca lunga e stretta alla quale si abbeveravano centinaia di colombi che nidificavano nei fori quadrangolari della facciata del palazzo Municipale. Spesso a quella fontana i ragazzi facevano la fila per bere; e questo succedeva quando al bar Castelli, che doveva sopportare un viavai di assetati, veniva loro negato un semplice bicchiere d’acqua, ma solo per evitare che, sudati, potessero avere una congestione… Poi c’erano le due fontanelle, all’inizio ed alla fine del lungomare, che un po’ tutti abbiamo adoperato per dissetarci…Â
Ed ancora, c’era la fontana della Sena, che durante la maggior parte delle ore della giornata diventava di proprietà esclusiva delle donne che si alternavano per lavare la loro biancheria, negando persino alla moltitudine di bambini la possibilità di dissetarsi: anche qui per evitare che questi, tutti sudati per i giochi che praticavano, potessero avere una congestione.
Le fontane pubbliche, tuttavia, continuarono a esistere ancora per molto tempo. Anche se non erano più indispensabili per chi disponeva dell’acqua in casa, rimanevano utili a chi attraversava il paese, a chi lavorava all’aperto e a chiunque avesse bisogno di dissetarsi. Erano un servizio a disposizione della comunità . Oggi ci sono ancora fontane in varie parti della città : non si tratta di opere monumentali, e fanno parte del paesaggio quotidiano, punti di riferimento conosciuti da tutti. Ancora c’è chi si reca per riempire bottiglie o bidoni, convinti che l’acqua che sgorga da esse sia più pura di quella che arriva, direttamente dall’acquedotto cittadino, nelle case. Una credenza che finirà solo con il tempo.
Forse alcune fontane dovrebbero essere conservate, mantenendo una funzione pubblica o diventando testimonianze della storia locale. Potrebbero ricordare come si viveva un tempo e quanto fossero diverse le abitudini delle famiglie, non certo per dissetare i turisti e combattere la calura estiva visto che oggi, loro per primi, amano dissetarsi con una granita o una bottiglietta d’acqua minerale. E’ anche vero che la Sicilia è una terra nella quale il clima rovente non consente di consumare acqua: questa deve essere usata con parsimonia, ed ancora esistono città , grandi o piccole, nelle quali la mancanza del prezioso liquido viene avvertito per gran parte del giorno.
Le fontane possono essere scomparse, ma non per questo deve scomparire il ricordo della loro funzione. Un tempo si andava alla fontana per procurarsi l’acqua necessaria alla famiglia. Oggi basta aprire un rubinetto. In mezzo a questi due gesti c’è il cambiamento di un’intera epoca.
libero adattamento – si ringrazia PIPPO GERACI
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