ALBUM DEI RICORDI: C’ERANO UNA VOLTA I PICCIONI
Ieri mi ha colpito una frase su Facebook: “Il Sindaco dovrebbe vietare di far portare il cibo ai colombi perché fanno la cacca sui sedili del lungomare”. Il significato era grosso modo questo, dimenticando purtroppo che la cacca è un bisogno fisiologico e naturale, quindi con il mangime o senza il mangime, i colombi (o i piccioni) sempre faranno la cacca.
Detto questo, c’è stato un tempo in cui Milazzo aveva più piccioni che… gabbiani: addirittura questi, molto più voraci degli innocui volatili, hanno preso possesso di piazza San Marco, a Venezia, un tempo dominio incontrastato dei piccioni. Tutti hanno una foto ricordo con i piccioni a Venezia, nessuno farà la foto con i gabbiani, che hanno invaso anche la nostra città.
Sempre meno persone, per via dell’età, ricordano i piccioni e la loro naturale sede: il Circolo DIANA. Questo è rimasto nel cuore di chi amava lo spettacolo abbinato alla classe ed alla bravura, ma spesso anche alla fortuna, di centinaia di persone che, anche per più volte la settimana, costituivano una fonte di ricchezza per il commercio e non solo. Il campo di gara era un luogo immerso per attimi interminabili nel silenzio, rotto solo dall’urlo del tiratore e dallo sparo, ma esplodeva in un boato solo alla fine della serie, durante la quale i tiratori avevano preso posto, a rotazione, nelle pedane. Sono anni legati ai ricordi della nostra adolescenza, vissuti in una Milazzo di altri tempi, che forse ricercava una propria identità, che viveva il miracolo dell’industrializzazione ma sperava prepotentemente nel turismo e nella crescita edilizia ed urbanistica, anche se le strutture erano assenti o insufficienti. Anni in cui Milazzo era la capitale del Tiro al piccione, grazie alle iniziative dell’avvocato Micio Sibilla, indimenticato professionista che per decenni lottò per la crescita sportiva, turistica ed economica della sua città e dell’intera Sicilia. Oltre 40 anni di Presidenza lo hanno portato ad organizzare innumerevoli gare incrementando e propagandando uno sport che radunava a Milazzo i migliori tiratori nazionali ed internazionali, e suscitando un interesse per la disciplina che la rendeva paragonabile a sport ben più popolari. I ragazzini di allora, durante le gare di tiro al piccione, andavano alla ricerca delle prede di quella cruenta mattanza, consegnando il loro bottino alle loro famiglie che avevano racimolato il cibo insperato per quel giorno e per i successivi.
Con la chiusura del campo di tiro, i piccioni emigrarono un po’ ovunque, cercando un riparo fra gli innumerevoli fori sulla facciata del palazzo municipale e le terrazze degli edifici del porto. Il loro nutrimento era costituito dai chicchi di grano che cadevano numerosi durante il trasporto dalle navi mercantili al Mulino. I lavori di restauro del Palazzo comunale però li ha privati dei loro rifugi: molti ricorderanno che per scacciarli furono murati i fori con mezzo mattone, mentre con il tempo i davanzali si arricchirono di punte che ne impedivano persino la sosta temporanea, che col tempo sarebbe diventato un rifugio definitivo. Un odio viscerale nei confronti di questo innocuo animale, improvvisamente divenuto fastidioso ed antipatico, costretto a rinunciare (proprio così: rinunciare) alle ataviche abitudini e a rifugiarsi tra le palme e qualche casa diroccata nel centro urbano. A questo proposito, non so quanti ricorderanno che al piano superiore del negozio della signra Francesca Firmanò, la cui finestra si affacciava sulla pescheria, c’era una nomerosissima colonia di piccioni. Con l’arrivo dei gabbiani, i piccioni hanno lasciato le loro dimore. Ogni tanto se ne vede qualcuno sul lungomare, sulla sommità dei lampioni; e se volessimo provare a contarli, magari quando qualcuno porta un po’ di pane raffermo o alcune brioches indurite, buttandolo dentro le aiuole, ne vedremmo ben pochi. Sicuramente meno della millesima parte di quelli che noi, di una certa età, eravamo abituati a vedere davanti al municipio in altri tempi. Ma si sa che ogni cosa ha un inizio ed una fine: e credo che contro questi l’uomo ha vinto la sua battaglia. Difficile che riesca ad avere la meglio sui gabbiani.
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