ALBUM DEI RICORDI, DON PEPPINO CUTROPIA A 22 ANNI DALLA SUA ASCESA AL CIELO
Erano i primi anni 60, ed attorno ad una chiesetta appena costruita, la chiesa del Sacro Cuore, sorta in aperta campagna ed in quei tempi più vicina alla stazione ferroviaria che al centro urbano, guidata da un sacerdote arrivato da Barcellona, Padre Cutropia, si cominciarono a radunare frotte di ragazzini, la cui età era varia. Tutti erano legati da una voglia irrefrenabile di scoprire il mondo che si apriva al di là dei confini delle nostre primitive zone di residenza in quegli anni dell’espansione edilizia, con la città che si allargava oltre il vecchio nucleo urbano attorno al quale gravitavano i casali, la via Umberto I, Vaccarella, la Sena, San Papino… Tutto il resto era lontano, irraggiungibile: lontano era San Paolino, dopo il passaggio a livello, lontanissimi Santo Pietro e le frazioni. Estrema periferia era anche San Giovanni, figuriamoci il Capo ed il Tono. Ninuzzo, così lo conosciamo oggi che è avanti negli anni, era uno di quei ragazzi. E ricorda quel prete di frontiera che aveva esercitato il suo ministero di sacerdote per 40 anni nella sua Parrocchia, quella denominata del SACRO CUORE, con ineguagliabile amore verso il prossimo, con semplicità e con discrezione, contro ogni etichetta e ipocrisia. Un prete di frontiera che non aveva alcuno scrupolo di sollevare l’abito talare e sferrare calci ad un pallone assieme ai suoi piccoli validissimi giocatori, molti dei quali sarebbero finiti nelle formazioni maggiori; o accompagnare i giovani nuotatori a tuffarsi nella piscina del Lido Azzurro rappresentando la città ai campionati nazionali.
NINUZZO SALMERI racconta: “Abitavo in via Umberto I, trovarmi assieme a tanti piccoli coetanei lontano dalla mia zona di residenza era un fatto normalissimo. Si camminava tanto a Milazzo, in quelle strade prive di macchine, in mezzo a campagne, prima che venissero costruiti gli enormi palazzoni che tutti conosciamo; e giunti finalmente in quel campetto sterrato, a due passi dal porto, dietro il Mulino, era una soddisfazione giocare a palla, qualunque fosse la nostra età. Avevo sette anni quando, nel 1963, conobbi quel sacerdote che per me fu Maestro di vita, educatore, guida. Mi trovavo insieme ad altri compagni al campo di calcio dove ora sorge l’attuale Chiesa del Sacro Cuore (a quei tempi la vecchia chiesa era situata in quella che ora è la sala per incontri parrocchiali). Egli, che a quell’epoca non aveva ancora 30 anni, si presentò a noi dicendo: “Bambini, io sono Padre Cutropia e da oggi sarò il vostro Parroco!”. . … La mia mitezza d’animo e la sensibilità che ancora oggi mi accompagnano mi permisero di affezionarmi a quel sacerdote, cercando di non perdere una parola dei suoi insegnamenti. Andavo in chiesa tutte le sere, spostandomi a piedi da casa mia, senza comunque che i miei genitori si preoccupassero della mia mancanza. Oltre a servire la messa, a giro con altri bambini che frequentavano la parrocchia, a volte mi faceva suonare anche le campane, che per noi era un divertimento. In quella chiesa Padre Cutropia mi ha impartito le prime nozioni di catechismo, e lì feci la prima Comunione. Ma quel che più ci faceva divertire di più era la sua partecipazione nelle partite a calcio, e vedere che lui, grande com’era, correva con noi, inseguendo il pallone e sferrando calci, era per noi una gioia che non avevamo mai provato. Fu allora che capimmo che era un appassionato di calcio, e che avrebbe fatto tanto per lo sport.”.
In effetti padre Cutropia fu fra coloro che diedero l’impronta di POLISPORTIVA alla “Nino Romano”, società guidata dal prof. Lorenzo D’Ondes, e fu nominato responsabile per il settore Nuoto, continuando a gestire, con il nome di SACRO CUORE, la squadra di calcio che ancora oggi esiste e gioca in un campo denominato dal 2014 “don Peppino Cutropia”. Con il passare degli anni, riuscì a fare edificare una nuova chiesa accanto a quella primitiva, oggi utilizzata dai numerosi ragazzi che frequantano la parrocchia; ma si distinse sempre in azioni a favore degli umili dando ospitalità e provvedendo ai loro fabbisogni quotidiani.
Ninuzzo continua con i suoi ricordi: “Rimasi vicino a quel sacerdote quando, ammalato, mi chiedeva di pregare per lui. Fui testimone della sua sofferenza, ma non potevo fare nulla per alleviarla: solo pregare, come lui mi aveva insegnato. Il primo giorno di agosto del 2004, padre Cutropia tornò alla casa del Padre, accolto dagli Angeli e da chi aveva riconosciuto, in terra la sua immensa bontà e misericordia“.
La Santa Messa fu officiata dall’Arcivescovo Mons. Marra, che nell’omelia disse: “Peppino Cutropia, Parroco del Sacro Cuore… per tanti anni ha tanto fatto. Il suo servizio lo ha fatto per 40 anni… e voleva bene a tutti. Un Parroco buono come lui mancherà a tutti. E’ stato un Don Bosco!”. Oggi ricorre il 22° anniversario dell’ascesa al cielo di un uomo che tutti ricordano. Dal cielo continua a proteggerci.
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