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ALBUM DEI RICORDI: FUMAVAMO DI NASCOSTO

minorenni-che-fumano ALBUM DEI RICORDI: FUMAVAMO DI NASCOSTODal settimo PREMIO TESEO, ecco il quinto episodio del mio lavoro, “C’ERA UNA VOLTA”, che mi ha consentito di  piazzarmi al secondo posto. Lo sto pubblicando a puntate su TERMINAL perché secondo me merita di essere letto, ed il motivo c’è: riaccende i ricordi!

5° EPISODIO – Fumavamo di nascosto …

Negli anni d’oro del Bar Castelli, aperto nel 1953 da Francesco Castelli al piano terra del Palazzo Municipale, dove adesso viene ospitato il CD, nella prima metà degli anni 60 fece la sua apparizione uno strano marchingegno che permetteva al giocatore (perché di giocatore si trattava…) di accaparrarsi un pacchetto di sigarette! Da una fessura sul lato dal quale si giocava si inseriva una moneta da 50 lire; quindi, pigiando su due bottoni posizionati ai lati della macchinetta (un parallelepipedo ai cui lati c’erano dei vetri), si muovevano due cursori: il primo permetteva all’asta collegata di andare avanti o indietro, il secondo di azionare un meccanismo dotato di tre braccia che scendendo acciuffava il pacchetto di sigarette. Sembrava una manovra facilissima, ma erano più le volte che i giocatori non afferravano nulla, tanto valeva acquistare il pacchetto preso di mira dalla macchinetta. Sul fondo erano posizionate le sigarette e il giocatore puntava sul pacchetto più ambito: Marlboro, Chesterfield, Pall Mall, Camel, Stuyvesant, Philip Morris, Muratti, Mercedes, Diana; tranne poi accontentarsi delle più nostrane Alfa, Sax, Macedonia o Nazionali, il cui numero abbondava e spesso davano l’impressione che fossero più alla portata.

Tutti noi abbiamo fumato quando non avevamo l’età. Dapprima fingevamo di sentirci grandi portando alla bocca delle innocue sigarette di cioccolato, ma non provavamo alcun piacere se non venivamo avvolti in quella nube di fumo! Poi ci impossessammo furtivamente di qualche sigaretta, una qualsiasi, presa dal pacchetto di papà (strano a dirsi, i nostri padri fumavano tutti!) ed andammo in santa pace a tirare qualche boccata alla lanterna, dove nessuno ci avrebbe visto e fatto la spia, o al campetto in terra battuta che c’era sul Molo Marullo, dove il prof. D’Ondes portava gli studenti del Commerciale a fare educazione fisica. Una volta accesa, provammo a tirare, ma subito ci venne un colpo di tosse. Un secondo tentativo, ed allora fu la volta di un capogiro. Che fare? Continuare o smettere? Decidemmo di continuare, anche perché lo Stato non aveva ancora inventato lo slogan “Il fumo nuoce gravemente alla salute”. Si fumava nei cinema, nei ristoranti, nei bar, durante il gioco a carte, ovunque. Non si pensava alla salute dei più piccoli, costretti a respirare quello che poi si sarebbe chiamato fumo passivo. Era logico che noi fossimo spinti a quello che, con il senno di poi, venne chiamato un vizio.

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