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ALBUM DEI RICORDI: IL FLIT, IL DDT E LA CARTA MOSCHICIDA

flit ALBUM DEI RICORDI: IL FLIT, IL DDT E LA CARTA MOSCHICIDADal settimo PREMIO TESEO, ecco l’undicesimo ed ultimo episodio del mio lavoro, “C’ERA UNA VOLTA”, che mi ha consentito di  piazzarmi al secondo posto. Lo sto pubblicando a puntate su TERMINAL perché secondo me merita di essere letto, ed il motivo c’è: riaccende i ricordi!

11° EPISODIO – Il flit, il DDT e la carta moschicida

Nelle case si parla di insetticida quando si devono far sparire mosche, zanzare o formiche! I più giovani non sanno però cosa fosse il FLIT, insetticida ante litteram arrivato in Italia con gli Alleati americani e composto da un olio minerale.
Era una bomboletta cilindrica che conteneva il liquido, con un tubo metallico alla fine del quale c’era una manopola in legno che, tirandola avanti e indietro, permetteva al liquido di uscire da un apposito foro ed essere spruzzato sugli insetti o, peggio ancora, per tutto l’ambiente facendo uscire i presenti!
Anche il DDT era un insetticida che gli Americani portarono in Italia per debellare la zanzara anofele, purtroppo presente in alcune regioni. Con il tempo si scoprì che entrambi erano cancerogeni, per cui si passò al più pratico e moderno insetticida: con il consiglio di leggere bene le avvertenze stampigliate sul contenitore!
Quando le mosche diventavano più insistenti e non volevano saperne di uscire dalla stanza, si dice che volessero la pioggia, modo di dire che abbiamo ereditato dai nostri antenati. Fastidiose, anche oggi si posano su ogni cosa, e spesso quell’unica che rimane a ronzare nella stanza non riusciamo a cacciarla via, tranne emettere un sospiro di sollievo quando si appoggia testarda sul vetro della finestra, quindi si allontana dalla fessura che lasciamo aperta. Un tempo c’era la carta moschicida: aveva il compito di fare strage di mosche! Si fissava all’unica lampadina che pendeva sul tavolo, solitamente in cucina, prima dell’avvento del tubo del neon; ed il filo di questa era avvolto dalla carta moschicida, proprio per liberare la stanza da certi fastidiosi insetti che, durante il pranzo, ti volavano attorno. Gommosa e appiccicosa, aveva una sostanza che attirava le mosche le quali finivano la loro corsa appoggiando su di essa le loro zampe e muovendo freneticamente le ali nel tentativo, vano, di liberarsi.
Vedere la carta moschicida compiere giornalmente questo eccidio era per noi una gioia! Non la si toglieva subito, ma dopo un po’ di tempo, non prima che facesse per intero il suo lavoro. Alla fine quella striscia di carta gommosa ed adesiva, piena zeppa di mosche defunte, annerita, era pronta ad essere sostituita con un’altra alla quale era demandato lo stesso compito; fino alla fine dell’estate. Infatti con i rigori dell’inverno, quando le case erano riscaldate dai bracieri o dalle stufe, le mosche, come per incanto, scomparivano!
Conviene fermarci qui. I più giovani non sanno di cosa stiamo parlando; i più grandi dicono che si stava meglio quando si stava peggio. Ma sarà proprio così? Ho voluto solo ricordare alcune cose che sono scomparse. Sicuramente non ritorneranno…

Fine

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