ALBUM DEI RICORDI: IO, JAMES BROWN E LA BANCHINA DEL PORTO
Da facebook
di Santi MONDO
Non ricordo la data esatta, ma doveva essere la fine degli anni Ottanta. In una calda sera d’estate, al Castello di Milazzo arrivò il “Padrino del Soul”: James Brown. All’epoca lavoravo per l’emittente Il Tirreno e il signor Piccione era riuscito a ottenere l’autorizzazione per riprendere il concerto. Insieme ai colleghi e al direttore sistemammo la regia mobile sulla stradina che sovrastava la tribuna e piazzammo le telecamere nei punti strategici. Io mi appostai sul tetto del furgone della regia, come un cecchino… con l’unica differenza che, invece del fucile, tra le mani avevo una Betacam. Quando James Brown salì sul palco fu uno spettacolo straordinario. Avere a pochi metri una delle figure piĂą influenti della musica del Novecento era un’emozione difficile da descrivere. Tutto procedeva alla perfezione finchĂ©, all’improvviso, qualcuno diede un violentissimo strattone al cavo della mia telecamera. Per un soffio non finì a terra in mille pezzi. Mi affacciai per capire chi fosse e mi trovai davanti un gigante. Era un uomo di colore altissimo, tanto da arrivare quasi all’altezza del tetto del furgone e, nonostante il buio, indossava un paio di occhiali da sole nerissimi. Con tutto quel frastuono non riuscivo a capire cosa stesse urlando. Così gli feci il classico gesto con la mano: «Ma che minc*ia vuoi?». Lui, per tutta risposta, mi invitò a scendere per “spiegarmelo”. Mentre cercavo con lo sguardo i colleghi, intervenne (fortunatamente) il nostro direttore che, con il suo incredibile modo di fare, riuscì a far capire al tizio che era meglio tenere le mani a posto. Furono minuti piuttosto concitati, ma poco dopo però capimmo il malinteso. Erano uomini dello staff di James Brown. Temevano che il concerto stesse andando in diretta televisiva e pretendevano che spegnessimo le telecamere. Chiarito l’equivoco e spiegato che le riprese sarebbero servite esclusivamente per un servizio giornalistico, tornammo a lavorare e filmammo il concerto fino alla fine. Fantastico aneddoto a parte, quelli furono anni d’oro per Milazzo e per la musica.
Oltre a James Brown, la cittĂ ospitò giganti come Lucio Dalla, Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Donatella Rettore, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Loredana Bertè e il grande Franco Battiato. Ricordo anche quando ai Litfiba, allora agli inizi della loro carriera, fu vietato esibirsi al campo sportivo perchĂ© dichiarato inagibile. Me lo ricordo come fosse ieri, anche perchĂ© quella stessa sera suonavo per la prima volta alle Cupole con la mia band, accompagnati per l’occasione dal grande Luciano Maio.
Erano gli anni del Premio Regia, degli yacht ormeggiati in doppia fila lungo la banchina del porto, allora libera e accessibile, prima che cambiasse completamente volto. Potevi incontrare personaggi famosi passeggiando per il centro oppure ritrovarteli seduti a pochi metri da te mentre suonavi musica dal vivo all’Ali Bar insieme all’amico Puccio Strano. Durante il periodo estivo Milazzo sembrava una piccola Saint-Tropez. So bene che non si può tornare indietro ed è giusto così. Ma si può andare avanti portando nel presente il meglio di quegli anni. GiĂ solo poter tornare a passeggiare liberamente lungo la banchina, libera da quell’odiosa ringhiera, magari osservando un papĂ che insegna al figlio i primi trucchi della pesca con la lenza, sarebbe una conquista bellissima….
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