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ALBUM DEI RICORDI: LA CARTOLIBRERIA FILORAMO

Filoramo_paolo3 ALBUM DEI RICORDI: LA CARTOLIBRERIA FILORAMO STEFANO-FILORAMO ALBUM DEI RICORDI: LA CARTOLIBRERIA FILORAMOFILORAMO: un nome che evoca tanti ricordi. Noi di una certa generazione ricordiamo il signor Stefano Filoramo destreggiarsi fra libri, giornali, quotidiani, settimanali, penne e quaderni, e poi colori, carta da taglio o da imballaggio, cartoline e articoli da regalo, righe e squadrette, mentre i figli piccoli crescevano e lui invecchiava. Ricordiamo ancora i primi tempi di TERMINAL, quando l’edicola FILORAMO, citata più volte nel nostro giornale cartaceo, era una grande redazione, nata per caso perché lì, fin dalle prime ore del mattino, si riunivano, per un appuntamento casuale, tutti quelli che avevano la loro da dire, ben sapendo che avrebbe trovato spazio sul nostro giornale.

Stefano Filoramo nacque nel 1901, e con i genitori e sei fratelli si trasferì qualche anno dopo a New York, quartiere Brooklyn. Ma a quel ragazzo l’America non piaceva e se ne ritornò in Italia. Dopo una dozzina di anni aprì due negozi: una cartoleria in via Giacomo Medici, nel locale successivamente occupato dalla salumeria Spoto, e un negozio di terraglia in Piano Baele. Durante i bombardamenti del 1943, la cartoleria rimase semidistrutta, il negozio di terraglia divenne un cumulo di macerie. Gli sciacalli si portarono via tutto. Riuscì a salvare solo un servizio di posate che fu custodito a casa come una reliquia. Dopo la fine della guerra, venne riaperto solo il negozio di Piano Baele, adibito prima a cartoleria e successivamente a cartolibreria, perché Stefano Filoramo amava i libri, ne aveva letti tanti durante le lunghe navigazioni attraverso l’oceano. Si vendevano libri prevalentemente scolastici. Intanto, nella casa di via XX Settembre, cresceva una bella e numerosa famiglia: undici figli, quattro maschi e sette femmine. Fra questi, c’era Paolo: alto e magro come quando era il capitano della Virtus S. Papino metà anni ‘60, capelli folti e brizzolati, occhiali rossi pendenti sul petto, passava gran parte della sua giornata, anche festiva, dietro il bancone della libreria, la cui struttura avev subito, nel corso di quattro decenni, diversi mutamenti, spesso la disposizione degli scaffali rinnovata, sempre la necessità di un recupero di spazi ristretti, ma la dotazione dei volumi si è man mano arricchita, i clienti affezionati lo hanno incoraggiato, e questa “sua creatura” lo rendeva orgoglioso, perché “non avendo nulla alle spalle e nessun associato, sono libero e resisto”.“

Paolo era cresciuto in cartoleria. Alunno dell’Istituto Tecnico Commerciale, si era diplomato ragioniere, ma non si laureò in Economia e commercio, poiché il tempo a disposizione per lo studio era poco, e la sua presenza per mandare avanti l’attività si rendeva sempre più necessaria. Verso la fine degli anni ’60, nelle piazze e nelle università italiane c’era un grande fermento, e il momento gli sembrava propizio per consolidare la libreria e rispondere alle esigenze dei nuovi lettori. In poco tempo gli scaffali si riempirono di libri di tutte le case editrici, anche di quelle che mostravano uno spiccato orientamento ideologico come Savelli, Mazzotta, Editori riuniti, Koine’… All’epoca, ebbe un patrimonio librario di sessanta milioni di lire, quando un appartamento di nuova costruzione costava dodici milioni. I clienti erano in prevalenza insegnanti e universitari. L’introduzione dell’IVA però determinò un aumento consistente dei prezzi e di conseguenza un crollo delle vendite al punto che Paolo fu costretto, in due anni, a restituire alle case editrici un invenduto di ventuno milioni. Superò altre fasi difficili nei primi anni ’80. Ma erano solo periodi…

Fra i ricordi di PAOLO FILORAMO questi sono da annoverare: “Una mattina di tanti anni fa, quando ancora non era scoppiato il “caso Camilleri”, mi arrivò una lettera dello scrittore agrigentino che mi ringraziava per aver pubblicizzato i suoi libri. Tra le presenze “particolari” nella mia libreria, ricordo quella di Enzo Tortora in pantaloncini corti, dello scrittore Michele Prisco accompagnato da Melo Freni, Emilio Isgrò e dall’attrice Lisa Gastoni, di una giovanissima Rita Pavone durante una pausa del Canta Sicilia, ma quella che mi è più cara ha avuto per protagonista un signore di Udine che un pomeriggio d’estate, avendo perduto l’aliscafo per le Eolie, per ingannare il tempo entrò in libreria, passò in rassegna i titoli, poi poggiò una catasta di volumi sul bancone dicendo: ‘Piccolina, ma c’è quello che serve’. La cosa mi riempì di soddisfazione. Cammin facendo sono venuti meno entusiasmo e ‘numeri’. … Non c’è l’entusiasmo registratosi durante l’elezione del senatore Pitrone o l’indimenticabile stagione del 1993. Senza questo propellente tutto si ferma, il paese dorme”.

Sono i ricordi di ieri che ripercorrono prepotentemente la nostra mente. Sono quei ricordi destinati a restare tali, assieme ai personaggi che nel corso degli anni abbiamo conosciuto, dei giornali che abbiamo sfogliato a caso (perché una volta da Filoramo c’erano gli affezionati lettori che non compravano, ma leggevano: un diritto acquisito e concesso dal proprietario, purtroppo). In Piane Baele c’era un pezzo di storia di Milazzo che è stata cancellata in un colpo. Forse perché il fuoco della gioventù mai si spegne, forse perché una sempre più marcata solitudine d’un tratto avvolge e punge il presente, quel tempo resiste colorato e immutabile nel recinto memoriale. Ma tutto è transeunte, la ruggine ha sbrecciato la vernice, la luce si è dissolta.

La Libreria Filoramo, quella che fu di Paolo, resiste a due passi da Piano Baele, in via Polidoro Carrozza. Ma in piano Baele, davanti a quella che fu la primitiva cartoleria, rimane il silenzio. Ma non è solo: gli fanno compagnia i nostri ricordi… fino a quando anche questi spariranno del tutto, assieme a noi.

Ringraziamo per il loro contributo il dott. Attilio Andriolo ed il prof. Filippo Russo

 

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