Caricamento in corso

ALBUM DEI RICORDI: SI GIOCAVA A QUATTRO E QUATTR’OTTO

quattro-e-quattrotto ALBUM DEI RICORDI: SI GIOCAVA A QUATTRO E QUATTR'OTTOUno dei giochi che appassionava i ragazzi di ieri era “QUATTRO E QUATTR’OTTO”. Chi partecipava, faceva di tutto per mettere in mostra le doti atletiche, l’agilità e la forza fisica. I giocatori formavano due squadre, che si affrontavano: una stava in posizione china, con il primo concorrente che appoggiava la testa e le braccia sulle gambe di chi aveva il compito di fungere da giudice (quest’ultimo denominato “mamma”) e gli altri, nella stessa posizione dietro di lui, con il capo abbassato, e le braccia a tenere le cosce dei compagni che lo precedevano. Quella strana posizione veniva definita “sotto”, ma il termine dialettale che più si addiceva era “’mpuzzàre”. Più numerosi erano i concorrenti, più lunga era questa specie di catena umana, ma era più difficile, per gli avversari, chiamati a turno dalla “mamma”, arrivare con un balzo a gambe divaricate il più lontano possibile, sulla schiena di chi, in quella scomoda posizione, doveva sopportarne il peso! Il gioco consisteva nel saltare, rimanendo in posizione di equilibrio, sulla schiena degli avversari, senza appoggiare in alcun modo i piedi, fino a quando il giudice arbitro non sciorinava una tiritera, per la durata della quale i concorrenti dovevano stare immobili, e comunque senza cadere, o far scivolare un piede per terra. Non era cosa facile: ecco perché occorreva avere doti atletiche particolari, oltre che una notevole forza. Poteva succedere infatti che i “saltatori” non mantenessero la loro scomoda posizione, poiché spesso il loro equilibrio era alquanto precario, trascinando a terra tutti i giocatori, dell’una e dell’altra squadra. E allora toccava alla “mamma” stabilire chi era stato il responsabile: se un giocatore, che, saltando sulla schiena di quelli che stavano “sotto” non era riuscito a mantenere il giusto equilibrio, o piuttosto chi avrebbe dovuto sopportare un peso che spesso si concentrava sulla propria schiena, impossibilitato a sopportarlo, provocando lo sbandamento e la successiva caduta della formazione che saltava!

In ogni formazione c’era spesso un concorrente le cui doti atletiche erano inferiori a quelle degli altri, o con una stazza ed un peso notevoli, e per questo era soprannominato bonariamente “sasizzone”. Se ce ne erano due, venivano scelti da ognuna delle due squadre, per pareggiare le forze in campo. La “mamma”, ossia il giudice, qualche volta lo chiamava per primo per metterlo in difficoltà: non essendo infatti in grado di compiere balzi prodigiosi, si posizionava goffamente sull’ultimo concorrente, mai su quelli che stavano avanti, precludendo la possibilità a chi saltava dopo di lui di superare l’ostacolo che egli stesso costituiva. Spesso, per lo stesso motivo, gli veniva riservato l’ultimo salto, per cui trovava ostacoli da superare, con la conseguenza fin troppo prevedibile di arrivare comunque pesantemente sull’ultimo, causando la rovinosa caduta di tutti! A questo punto la squadra perdente doveva cedere il posto, e quindi, come si diceva in gergo “’mpuzzare”. E’ un gioco al quale abbiamo partecipato un po’ tutti. E chissà quanti di noi, specie quelli con maggiori doti atletiche, si saranno sentiti librare in aria mentre, presa una lunga rincorsa, provavano ad arrivare sul primo della fila, se non addirittura sulla “mamma”! E quanti, invece, anche se non propriamente “sasizzoni”, hanno provocato rovinose cadute a terra, ben più gravi quando, saltando per ultimi, hanno costituito per gli sventurati che stavano “sotto” la classica goccia che faceva traboccare il vaso: costoro, spesso allo stremo delle forze poiché costretti a sopportare i pesi di più concorrenti sulla schiena, non potevano sostenere quello dell’ultimo saltatore, del quale spesso temevano la stazza!

Strumenti di condivisione: