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ANALISI DEL VOTO A BARCELLONA PDG

BARCELLONA-PDG ANALISI DEL VOTO A BARCELLONA PDGdi Claudio SIDOTI

Barcellona Pozzo di Gotto ha dato il suo responso. I tre candidati alla carica di sindaco erano tutte persone perbene, intelligenti, politicamente esperte e preparate. Se una sostanziale omogeneità ha caratterizzato il loro “pedigree” personale, altrettanto non può dirsi per le loro coalizioni di riferimento. Da un lato una formazione spontanea o che almeno così è stata percepita; dall’altro una con una forte connotazione ideologica radicale; un’altra ancora senza spontaneità e priva di connotazione ideologica.

L’avvocato Bongiovanni è stato zavorrato da una formazione settaria ormai fortemente anacronistica. Il dottor Barbera, dal canto suo, è stato zavorrato da un’eredità passata che pesava come un macigno (in negativo), e da una massa eterogenea ed individualista, lontana da qualsivoglia logica di squadra e di gruppo. Il verdetto delle urne ha sanzionato un modo preciso di esercitare il mandato pubblico: quello che confonde il servizio alla comunità con la mera conquista del potere. La coalizione di cdx ha pagato lo scotto di una gestione politica autoreferenziale, dove il consenso non è stato coltivato attraverso la qualità delle proposte, ma tramite dinamiche di pura occupazione degli spazi. L’aspetto più deleterio di questa strategia (che non è di certo una novità e che sarebbe ora andasse definitivamente in pensione per il bene di ogni comunità) è stato il sistematico favoritismo verso l’ascesa in consiglio Comunale di figure prive delle competenze minime necessarie.

Indirizzare i voti verso soggetti poco istruiti, incapaci di articolare un intervento o di leggere criticamente una delibera, rappresenta un danno diretto alla democrazia cittadina. Questi profili non sono scelti per dare un apporto fattivo alla cittadinanza, ma precisamente per il contrario: la loro totale inadeguatezza li rende interlocutori perfetti perché eterodiretti, pronti ad eseguire direttive dall’alto senza fiatare.

Il consiglio comunale, da massimo organo di indirizzo e controllo, viene così svuotato di senso e ridotto a un formale dispositivo di ratifica. Il voto attuale fotografa il rifiuto di questo meccanismo.

La cittadinanza ha dimostrato di non voler più tollerare consessi civici bloccati dall’incompetenza funzionale e dal controllo remoto. L’auspicio è che l’elezione del nuovo sindaco inauguri una nuova stagione in cui la preparazione, l’autonomia di giudizio e il reale bene comune tornino ad essere i criteri di scelta della classe dirigente.

Non abbiamo bisogno di quantità nelle stanze dei bottoni, ma di QUALITÀ!

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