AUGURI A FANO ABBRIANO PER I SUOI OTTANT’ANNI!
Che fosse nato il 30 dicembre non lo ricordavo. Sapevo comunque che nel 2025 avrebbe festeggiato gli ottant’anni, e lo conosco dal 1955, anno in cui papà decise di non fare più il pendolare fra Milazzo (da oltre un anno aveva iniziato a lavorare al Bar Castelli dopo aver lasciato il Ritrovo Irrera dove era capo barman) e Messina, dove abitavamo. Quindi, preso in affitto un appartamento a San Francesco, portò anche noi.
Nonostante fossi piccolo, conservo nitidi tanti ricordi che il tempo non è riuscito a cancellare: come era arredata la mia casa, ad esempio; e quella strada in salita verso la Badia, il Borgo, il Castello, con una fontana nei pressi della scalinata che portava al Santuario, sulla quale ci sembrava imponente la statua del Santo di Paola,
Purtroppo ricordare tutti i vecchi amici, grandi o piccoli, è un’impresa ardua: so di fare torto a qualcuno. Ricordo però un papà dei miei compagnetti d’infanzia, conosciuti arrivando a Milazzo nel 1955: don Biagio La Spada, papà di Filippo. Biagio La Spada aveva una macchina tutta sua, l’unica in quel piazzale adiacente alla chiesa che all’epoca ci sembrava immenso. Poi, il primo dei bambini che mi viene in mente è un altro Filippo, Oliva, figlio della signora Sarina, titolare della bottega di generi alimentari; suo cognato, marito della sorella, era Peppino Patti, che divenne poi Brigadiere dei Vigili Urbani. Enzo Pergolizzi, figlio di don Matteo, abitava invece sotto casa mia, scendendo per le scale che immettevano in un cortile dove c’era la casa della famiglia Alioto (diversi fratelli, fra i quali Sarina, allora poco più che adolescente, e Vincenzo, soprannominato Vent’anni per la sua età indefinibile). Don Matteo, che molti ricordano perché, negli anni successivi, affiggeva i manifesti (i cosiddetti Quadri) dei cinema Liga e Trifiletti in piazza, allestiva un presepe secondo la tradizione siciliana, con agrumi, frutta secca e rami intrecciati di asparago, e fu il mio soccorritore quando mi trasportò in ospedale, a piedi, per farmi suturare la falange di un dito lacerata da un’automobilina in lamiera.
C’erano poi Vincenzo e Vincenzino Pergolizzi, cugini, figli delle sorelle Maria e Vincenzina Mancì, e i loro fratelli, più piccoli di un paio d’anni. Quindi Serafino Anastasi, oggi ingegnere a Rimini; e poi Gianna Malta, più grande ma di poco, che sposò Peppino D’Angelo; ed il fratello Salvatore, transitato dal bar Castelli negli anni d’oro prima di diventare un valente conducente di bus con la Central di Vincenzo Messina..
Rivedo con piacere ancora oggi Lina Spalato, figlia della signora Sarina, moglie di Franco Salmeri, anche lui fra i ragazzi dell’epoca di San Francesco; Franco Veneziano (che aveva lasciato il dito sotto una griglia di ferro per la raccolta delle acque piovane, ricucito prontamente all’ospedale). E ancora Teresa Chillemi, con le sorelle Maria e Marta, e i fratelli Rocco, Pippo e Nino che abitavano in via Monastero, a qualche decina di metri da casa mia.
Di quel mondo semplice e genuino della Milazzo vecchia, a due passi dal Borgo e dalla Marina, facevano parte tanti fratelli: Santino, Giacomino, Mariano, Felice Russo; Fano e Nino Abbriano, residenti all’inizio di via Monastero, figli di don Mico e di donna Bastiana, quest’ultima vincitrice per due anni consecutivi del primo premio al sorteggio presso la chiesa di S. Rocco: la statuetta di Maria Bambina; i Mondello, Franco Ullo e persino Turi e Vincenzo Camarda, che pur non abitando a San Francesco, andavano al doposcuola dalla signorina Fiore… E poi Pietro Maiorana, e Nino Composto, che abitava proprio sul piazzale antistante la chiesa, nella casa ad angolo, ed una schiera numerosissima di altri piccoli coetanei, senza nessuna distinzione di età fra il maggiore o il minore. Tra i più grandi, c’erano Angelina Composto (sorella di Nino, mamma di Nunziatina e di Franco Sergente) e Jolanda Ragini (mamma di padre Carmelita e figlia di mastro Umberto) che abitava nella casa accanto a quella dei Composto. E come dimenticare i gemelli Nino e Salvatore Composto, più piccoli di me di qualche mese, noti per la loro attuale professione e conosciuti da tutti?
Quando nel 1956 arrivò a casa mia la televisione, una delle prime a Milazzo, quella stanza di via San Francesco, 40, dove aveva trovato spazio la Radiomarelli a 17 pollici venduta dal signor De Gaetano, non bastava per accogliere tutti coloro che volevano assistere ai programmi, anche se portavano le sedie: la casa che papà aveva affittato giungendo a Milazzo era tutt’ad un tratto diventata troppo piccola!
Era la fine del 1957 quando da via San Francesco ci trasferimmo in piazza Perdichizzi, nella storica “Sena”!
Ma il ricordo di FANO ABBRIANO, che fa a gara per acquistare i miei libri che narrano di anni lontani; quel FANO al quale abbiamo voluto consegnare il PREMIO TERMINAL per la sua proverbiale professione, e che abbiamo festeggiato con la moglie nella chiesa di San Rocco per i suoi 50 anni di matrimonio, mi accompagnerà sempre: gentile, affettuoso, soprattutto onesto e bravo “ragazzo” (anche se è avanti negli anni, per me è sempre un ragazzo …), è rimasto uno degli amici indimenticabili di San Francesco.
Auguri, Fano, che Dio ti protegga sempre!!!
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