AUMENTA L’ETÀ PER ANDARE IN PENSIONE. MA NON PER TUTTI
L’età pensionabile torna a muoversi e, dopo anni di sostanziale stabilità, per molti lavoratori il traguardo si allontana di nuovo. Il meccanismo è quello già previsto dalla normativa italiana: i requisiti per andare in pensione vengono aggiornati in base agli incrementi della speranza di vita, con effetti diretti sia sulla pensione di vecchiaia sia su quella anticipata. Il quadro per il biennio 2027-2028 è stato ormai definito dal decreto del 19 dicembre 2025 e recepito dall’INPS con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026.
A fare da sfondo ci sono i più recenti dati demografici, che confermano una popolazione sempre più anziana. Istat segnala che al 1° gennaio 2026 l’età media della popolazione residente è stimata in 47,1 anni, in aumento rispetto all’anno precedente, mentre nel 2024 la speranza di vita a 65 anni è salita a 19,8 anni per gli uomini e 22,6 anni per le donne, superando i livelli del 2019.
Dal 1° gennaio 2027 scatterà un primo aumento di un mese, mentre dal 1° gennaio 2028 l’adeguamento arriverà complessivamente a tre mesi rispetto ai requisiti attuali. Questo significa che la pensione di vecchiaia passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028.
Cambiano anche i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. Per gli uomini si salirà a 42 anni e 11 mesi nel 2027 e a 43 anni e 1 mese nel 2028. Per le donne, invece, il requisito diventerà 41 anni e 11 mesi nel 2027 e 42 anni e 1 mese nel 2028. È questo uno dei passaggi più delicati, perché nelle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane è comparso spesso un dato più alto per il 2028, ma l’INPS ha indicato chiaramente questi come valori aggiornati.
Non tutti, però, saranno coinvolti allo stesso modo. Restano esclusi dall’adeguamento per il biennio 2027-2028 i lavoratori impegnati in attività gravose o particolarmente faticose e pesanti, come alcune categorie usuranti, i turnisti notturni e gli addetti alla catena di montaggio. Anche i lavoratori precoci che svolgono mansioni pesanti mantengono il requisito contributivo ridotto a 41 anni.
Diverso, invece, il caso di chi accederà all’APE Sociale: per questa platea l’esenzione non si applica. L’INPS segnala inoltre che per il personale di Forze armate, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia e Vigili del Fuoco è previsto un percorso specifico, con incrementi graduali dal 2028 al 2030 e possibili applicazioni parziali o differenziate. In altre parole, il sistema previdenziale italiano conferma la sua traiettoria: chi rientra nelle regole ordinarie dovrà mettere in conto un pensionamento leggermente più lontano già a partire dal 2027.
DA newsmondo
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