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AVETE VOLUTO IL SUPERBONUS? ADESSO PAGATE L’AGGIORNAMENTO DEGLI ESTIMI CATASTALI!

Imagoeconomica_1856440-784343 AVETE VOLUTO IL SUPERBONUS? ADESSO PAGATE L'AGGIORNAMENTO DEGLI ESTIMI CATASTALI!È partito un nuovo round di controlli dell’Agenzia delle Entrate sul fronte Superbonus. Sono attualmente in distribuzione circa 12.000 lettere di compliance indirizzate ai contribuenti che non hanno aggiornato la rendita catastale dopo gli interventi di ristrutturazione coperti dal Superbonus. L’obiettivo dell’Agenzia è quello di arrivare a 15.000 lettere entro fine anno, come previsto dal Piano integrato di attività e organizzazione. L’operazione rientra in un programma pluriennale: dopo le 3.000 lettere già inviate nella primavera 2025, l’obiettivo è arrivare a 60.000 immobili sotto esame entro il 2027.

Nel 2026 sono previste altre 20.000 comunicazioni, seguite da ulteriori 25.000 nel 2027. Si tratta della cosiddetta “fase due” del Superbonus. Nella fase uno sono stati erogati i soldi per gli interventi edilizi, mentre nella fase due si procede al riallineamento tra valore reale e valore fiscale degli immobili che, grazie ai lavori, hanno visto aumentare efficienza, sicurezza e prestazioni energetiche. Non è un intervento punitivo, ma certamente se con una mano lo Stato ha dato, con l’altra mano ora pretende.

Le nuove lettere interessano i proprietari di immobili con rendite basse o non aggiornate sui quali siano stati realizzati interventi di notevole entità con il Superbonus. In molti casi, si tratta di unità per le quali non è stata presentata la dichiarazione Docfa, ossia la denuncia di variazione catastale da depositare entro 30 giorni dalla fine dei lavori. La prima fase dell’operazione ha riguardato casi estremi come ruderi, edifici collabenti o fabbricati con rendita zero. Mentre la nuova fase punta su anomalie intermedie, dove l’entità dei lavori non risulta coerente con il valore catastale rimasto invariato.

La comunicazione, inviata tramite Pec o raccomandata, non è una sanzione ma un invito a verificare la propria posizione.
Il contribuente trova indicati:

  • i propri dati identificativi e quelli catastali dell’immobile;

  • il riferimento alla comunicazione di opzione per la cessione del credito o sconto in fattura ai sensi degli articoli 119 e 121 del D.L. 34/2020;

  • l’invito a fornire chiarimenti o regolarizzare la rendita.

Chi riceve la lettera dopo il Superbonus può:

  • inviare documentazione o chiarimenti tramite il servizio “Consegna documenti e istanze” sul sito dell’Agenzia, se ritiene corretti i dati catastali;

  • aggiornare la rendita presentando un nuovo modello Docfa con l’assistenza di un tecnico abilitato, beneficiando della riduzione delle sanzioni.

In caso di mancata risposta, l’Agenzia può procedere con accertamenti diretti e aggiornamenti d’ufficio, con spese e sanzioni a carico del contribuente (da 1.032 a 8.264 euro per ogni unità immobiliare).

L’obbligo di presentare la dichiarazione di variazione catastale non dipende dal tipo di bonus, ma dall’effetto concreto dei lavori sull’immobile. È necessario l’aggiornamento quando gli interventi hanno comportato:

  • modifiche di superficie o volumetria;

  • redistribuzione interna dei locali;

  • cambio di destinazione d’uso;

  • miglioramenti significativi delle finiture o delle dotazioni impiantistiche.

Per chi ha fatto il Superbonus, sono esclusi gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria che non incidono sulla consistenza dell’immobile, come il rifacimento di pavimenti, facciate o infissi, oppure l’installazione di impianti fotovoltaici fino a 3 kW.

La Circolare 1/2006 dell’Agenzia del Territorio stabilisce che le opere conservative o di adeguamento impiantistico, se non alterano volumi e superfici, non comportano variazione catastale.

Da quifinanza.it

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1 commento

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Ercole

Direi che la “favola negativa” agganciata al superbonus, sia il tipico atteggiamento da, perdonatemi il francesismo, chiagni e fotti! Che, more solito, ci sia stato l’assalto alla diligenza da parte di tutti, compresi i furbi ed i truffatori, ma quello era e rimane un problema di chi dovrebbe tutelare il processo, da noi, terra italica, è tipico; ma questo non deve inficiare una opportunità che ha dato, a chi realmente ha gestito seguendo la legge, anche morale e di correttezza (merce rarissima di questi tempi), per risolvere e cogliere la possibilità di ristrutturare casa, o case, che altrimenti avrebbero corso rischi nel tempo. La filiera, senza controllo, ha deciso di approfittare, furbescamente, o all’italiana, dell’occasione; fornitori che improvvisamente hanno strabordato sui prezzi del materiale in vendita (quello che ieri costava 10, dal superbonus ha cominciato a costare 100 se non 1000!); costruttori che, immaginando di aver trovato l’Eldorado, hanno aggiunto il loro. Insomma nell’alchimia della furbizia si è creato il vuoto cosmico di correttezza rispetto ad una idea che era e rimane, secondo me, una ottima per non dire fantastica. Ma siamo sempre a parlare e discutere delle capacità degli italiani, non tutti, di sfruttare una occasione, trasformando una occasione in truffe, molte volte riscontrate. Che poi i valori delle case, aumentassero e conseguentemente le tasse legate alle case ristrutturate, mi sembra un processo logico che non meriterebbe nemmeno tanti ragionamenti. Abbiamo balzelli che ritengo poco “corretti e coerenti”. Paghiamo un canone tv solo per il fatto di averla. Lo stato (minuscolo volontario), in questo è categorico; possiedi una cosa? l’hai pagata? Bene, continuerai a pagare per il semplice fatto di esserne in possesso (vale per le auto, e per qualunque bene si decida di possedere). Hai una casa? Il valore del bene aumenta se decidi di renderla “più appetibile” fiscalmente. Sicuramente, nel corso del tempo, siamo stati rassicurati sul fatto che non sarebbero aumentate le tasse nel post ristrutturazione, ma siamo in Italia e queste promesse durano la metà di un minuto, soprattutto se la provenienza è di natura politica. Gli enti locali, provinciali regionali e statali, stanno spremendo anche le rape per racimolare soldi. Tenere in piedi il baraccone costa e qualcuno, deve pagarlo, noi!