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CALCIO, LA FINALE ITALIANA NEI PAESI ARABI: CHE CE NE FOTTE DEI DIRITTI UMANI?

FINALE-NEI-PAESI-ARABI CALCIO, LA FINALE ITALIANA NEI PAESI ARABI: CHE CE NE FOTTE DEI DIRITTI UMANI?Diciamolo chiaramente: è disgustoso. Potremmo anche dire che per i soldi si farebbe questo ed altro. Ma è una vergogna: per noi che seguiamo il calcio; per chi impazzisce e va al campo; per chi si abbona alle pay tv; per chi arriva al punto di suonarsele di santa ragione assistendo ad incontri che di calcio hanno ben poco, per chi tifa per questa o quella squadra, quando ci sono giocatori che per il solo ingaggio percepiscono cifre che un lavoratore non guadagna neppure in tutta la sua vita nei cantieri, negli uffici, sopra i ponteggi, svegliandosi per i turni nel cuore della notte, macinando chilometri e chilometri per portare a casa una miseria e mantenere la famiglia.

Giocare ogni anno una finale di Coppa in un paese arabo è una vergogna per chi gioca e per chi assiste. Per chi paga cifre che per loro sono soltanto irrisorie è un semplice capriccio: e la federazione lo sa. Ma accetta quell’elemosina che in quel momento serve a oliare la ruota di un gigantesco ingranaggio senza pensare che poco prima sono state mostrate dalle televisioni delle immagini di bambini uccisi o mutilati, che piangono per la fame, che scappano dalle bombe, dalle malattie, dalla mancanza di medicine.

Non c’è alcun rispetto dei diritti umani se si fanno giocare gli incontri di calcio della Supercoppa Italiana in Arabia Saudita; ma di mezzo ci sono sempre i maledetti soldi, quindi i tifosi accettano anche l’arroganza degli arabi, e si inchineranno anche loro di fronte al dio denaro. E poi c’è chi tuona contro il governo e la manovra quando non pensano assolutamente che il denaro speso o regalato a piene mani a chi non ne ha assolutamente bisogno potrebbe aiutare a incrementare la ricerca, la sanità, o soddisfare in parte i bisogni di un esercito di poveri.

La Lega calcio incassa dagli Arabi milioni di euro che si sommano a quelli dei diritti televisivi: abbamo accettato nonostante tutto i soldi di chi ha stabilito di far giocare tutti i giorni della settimana le squadre di calcio, ed in cambio milioni di italiani hanno stipulato contratti serviti solo per arricchire chi ha dettato queste regole a discapito di sportivi e con l’avallo della federazione e delle tifoserie.

Se non è vergogna questa, cosa c’è di più ripugnante di assistere a un football che non ci appartiene? La vergogna o la pietà si provano solo quando ci vengono mostrate immagini che non accettiamo?

No, signori: questa è vergogna; al posto dell’ipocrisia e del finto disgusto che abbiamo provato di fronte a certe immagini. Questa è ipocrisia, e noi possiamo mettere la parola FINE solo se non accettassimo ciò che sempre più esageratamente ci viene imposto: anche se c’è chi si inchina di fronte al denaro contando sul fatto che i tifosi o gli sportivi si abitueranno e continueranno ad essere abbagliati dal dio pallone, da giocatori che valgono ben poco di fronte ai sacrfici di un operaio che deve sfamare la famiglia, deve mandare i figli a scuola, pagare le tasse e le bollette.

Questi sacrifici li può conoscere solo chi è abituato a farli, non certo chi non prova vergogna di fronte ad un passatempo che trova compiacente la Lega ignorando il dissenso delle tifoserie e di chi difende il rispetto dei diritti umani. Ma fin quando esisteranno persone incapaci di smettere di seguire il calcio, la vergogna continuerà ad esserci: sul pacchetto di sigarette lo Stato ha fatto scrivere che IL FUMO FA MALE: ma le sigarette lo Stato le continua a vendere…

 

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