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“C’ERA UNA VOLTA”, DAL 7° PREMIO TESEO UNA MAREA DI RICORDI

andriolo-premio-teseo "C'ERA UNA VOLTA", DAL 7° PREMIO TESEO UNA MAREA DI RICORDIIl PREMIO TESEO, giunto alla settima edizione, si è concluso con la cerimonia di premiazione svoltasi a Parco Corolla. Il concorso nazionale, come hanno notato tutti, è destinato a crescere, e già l’organizzatore è al lavoro per l’ottava edizione. Nulla si lascia al caso quando si sa che devono essere coinvolti partecipanti provenienti da ogn parte d’Italia, e quest’anno il lavoro del dottor Andriolo, artefice di una manifestazione iniziata in sordina, è stato particolarmente duro: non si dimentichi che a settembre gravava sulle sue spalle l’altra iniziativa che gli è stata assegnata, il Congresso internazionale di medici  scrittori. Tutto riuscito nel migliore dei modi, ed unanime è stato il riconoscimento delle iniziative.

Non ho avuto la possibilità di leggere, nel corso della premiazione, il mio lavoro, giunto al secondo posto. Eccolo per voi, a puntate, con l’augurio che gli episodi e gli avvenimenti descritti riaccendano i vostri ricordi!

3° EPISODIO – I pantaloni corti

Guardando vecchie fotografie scolastiche in bianco e nero, dove siamo ritratti per consegnare ai posteri o a noi stessi quei ricordi, notiamo che non tutti hanno i pantaloni lunghi. Anzi, più datate sono le foto, più ragazzi vediamo con i pantaloni corti: e non facciamo mistero se confessiamo che anche noi li abbiamo portati. C’è stato un tempo in cui i figli di gente bene li portava all’inglese, cioè lunghi, per modo di dire, fino al ginocchio: ma costoro dovevano subire anche le nostre prese in giro o, peggio ancora, i nostri sberleffi. Noi avevamo i pantaloni corti e basta! Né c’erano calzettoni al ginocchio che ci riparavano dal freddo poiché erano semplici calze alla caviglia, quindi le nostre gambe restavano scoperte e mostravano le sbucciature alle ginocchia che costituiscono i ricordi del tempo che fu.

Non si vedeva l’ora di farsi abbastanza grandi per proteggere le gambe dai rigori del freddo ed evitare quelle ferite! Inoltre i ragazzi di allora avevamo qualcosa da reclamare, e proprio per questo aspiravamo ai pantaloni lunghi: la mancanza di apertura sul davanti! Fare la pipì costituiva un problema di non facile soluzione; infatti durante le concitate fasi del gioco all’aperto, guadagnavamo precipitosamente un angolino appartato per poter fare il bisognino, ma non denudandoci: si sollevava il lembo destro o sinistro del pantaloncino, si portava fuori il pisellino e si liberava di quello che era un bisogno corporale. Con l’inconveniente che, il più delle volte, il tanfo di urina restava sulle cosce scoperte! Dovevamo essere promossi alle scuole superiori per assaporare le gioia dei pantaloni lunghi…     

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