DIAMO L’ADDIO A NATALE LA TORRE
Un’antica amicizia mi legava a NATALE LA TORRE.
Fin dagli anni 60 era stato il nostro idolo, colui che ci introdusse nel mondo dell’atletica leggera. Anche se oggi abbiamo notizie sporadiche di quel periodo in merito a competizioni e risultati da parte di atleti milazzesi, ci dobbiamo basare su quello che racconta Natale Spoto, che con Gino Puglisi partecipava alle gare di campestre, ottenendo risultati apprezzabili dal punto di vista dei tempi e dei piazzamenti. NATALE LA TORRE è rimasto nei ricordi di Nanni Licciardello, al quale contendeva in provincia di Messina la palma del più veloce sulla distanza dei 400 metri piani.
Mi è possibile, avendoli vissuti in prima persona, raccontare la storia della “Nino Romano”, le vicende, i risultati, gli aneddoti dei suoi atleti dal 1964/65 in poi, stagione che mi vide entrare a far parte di quella società. Ma in quegli anni non abbiamo traccia di Natale, che anzitempo, in mancanza di una società che garantisse allenamenti e trasferte ai suoi atleti, dovette rinunciare a gareggiare a livelli ben più alti. Purtroppo queste notizie sono sconosciute ai più, e gli ottimi risultati di NATALE LA TORRE sono anteriori al periodo in cui si affermarono i fratelli Nastasi, quando il nostro impianto era quello con la terra rossa, chiamata tennisolite, unica esistente in provincia e che sorgeva verso la fine del Viale San Martino, dopo il “Ponte Americano”, alle spalle del Provveditorato agli Studi e prima di Villa Dante.
Caro NATALE, chi legge non sa che parliamo dell’ex GIL, definito da qualche decennio solo “campo della G.I.”, acronimo che sostituiva il precedente, GIL, coniato nel periodo storico che aveva voluto la sua costruzione.
Ma gli atleti di oggi quella pista non l’hanno conosciuta: chi come te ha avuto la fortuna di correre su di essa, non può dimenticare le particolari sensazioni che si vivevano, soprattutto nei giorni successivi ad una pioggia, quando la polvere di mattone con cui era stata realizzata diventava più compatta e permetteva di esprimersi al meglio. Oggi una pista del genere non è più adatta ai tempi, e non ha nulla a che vedere con quelle realizzate con moderni materiali sintetici che permettono prestazioni al limite dell’imbattibilità; ma quanta poesia chiudeva nel suo fruscio quando i lunghi chiodi da 12 o 15 mm la perforavano, cercando la spinta per andare avanti!
Ricordi, caro Natale, le partenze che facevi da quattrocentista, con tutto il cerimoniale da osservare, a cominciare dal posizionamento dei blocchi, piantati con lunghi chiodi e spesso con l’unico martello che voi concorrenti vi passavate, senza badare troppo alla concentrazione, provando e riprovando la distanza dalla linea, misurata con le dita, per poter permettere ad ognuno uno scatto fulmineo o un illusorio vantaggio. Il vantaggio, spesso in altre gare, specie nel mezzofondo, veniva cercato proprio alla partenza, più per intimorire gli avversari che per convinzione di mantenere fino all’ultimo il ritmo di gara. E dopo quello sprint che dava l’effimera sensazione di avere fatto il vuoto, si rientrava nei ranghi, spesso risucchiati impietosamente da chi operava il sorpasso e incrementava, metro dopo metro, il ritmo; e alla fine cercava “pista” facendo subire l’onta del doppiaggio! Cosa che avveniva spesso in un impianto di 267 metri, come l’ex Gil, e non dei consueti 400. Sono vecchi ricordi, caro amico mio: quei ricordi che hanno caratterizzato la nostra gioventù, per certi versi ribelle ma spontanea.
L’Ex Gil era per noi un sogno: così come era un sogno disputare le gare, calpestare il prato, andare in pedana per i lanci, prendere la rincorsa per un salto; appartiene al passato del nostro sport, è vero. Ma è anche vero che quel passato era pieno di sensazioni speciali, irripetibili. Tu sei d’accordo con me, caro Natale, e sorridi, così come sorridevi in passato e ti esaltavi per quelle imprese che ti hanno visto protagonista…
Adesso ti saluto, caro amico mio, e faccio una confidenza a chi leggerà queste righe: la storia che noi abbiamo vissuto, sebbene in tempi differenti, è stata data alle stampe anni fa. In quel libro si parla anche di Natale, di quello che ha fatto, dei nostri ricordi.
Stai sorridendo, vero?
Ti lascio adesso, caro Natale: hai premura. Hai accelerato il passo, dimostrando che non hai perso lo smalto dei tempi migliori. Devi andare? Beh, lo so… si è fatto tardi per te; ma ti prometto che verrò a trovarti. Non so quando, ma verrò, amico mio. Ti abbraccio.
IN QUESTO TRISTE MOMENTO SIAMO VICINI ALLA MOGLIE, AI FIGLI, A TUTTI I CONGIUNTI DI NATALE LA TORRE, I CUI FUNERALI SI TERRANNO ALLE ORE 15 DI MERCOLEDI’ 18 FEBBRAIO NELLA CHIESA DI SAN PAPINO.
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