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DOPO INTER – JUVENTUS: IL CAMPIONATO DEGLI ERRORI (O ORRORI?) ARBITRALI

bastoni_opa DOPO INTER - JUVENTUS: IL CAMPIONATO DEGLI ERRORI (O ORRORI?) ARBITRALIdi SALVINO CAVALLARO.

Un regolamento arbitrale, un protocollo che, così com’è, fa disamorare tutta, ma proprio tutta la passione per il calcio.

Ciò che abbiamo visto ieri sera da parte dell’arbitro La Penna, direttore di gara del derby d’Italia tra Inter e Juventus, non è altro che la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un recipiente stracolmo di errori arbitrali e orrori che rispecchiano un regolamento che ha urgenza di essere modificato per salvare il residuo salvabile di un calcio che, in modo molto flebile, si sforza ancora di ricordarsi che si chiamava gioco.

Qui non c’entrano più le visioni di parte, del tifo, delle irrazionali vedute soggettive che portano l’acqua al proprio mulino. Qui si tratta di intervenire urgentemente, con la massima competenza e consulenza di chi ha fatto calcio ad alti livelli, di attenzionare il concetto di fallo vero, reprimendo ogni tentativo di finzione da parte del calciatore, nel trarre volutamente in inganno l’arbitro stesso.

Ma attenzione, qui non stiamo parlando di rivalità tra società di calcio, tifosi, né, tanto meno, di questioni tecniche relative al calcio giocato nel rettangolo verde, di cui ci piacerebbe scrivere in maniera oggettiva. Qui si sta mettendo in evidenza l’esasperazione prodotta da un regolamento ammazza calcio che può essere pericoloso per tanti motivi.

I falli di mano in area, puniti con il calcio di rigore se un calciatore allarga le braccia saltando, oppure se nel il pallone va contro il braccio stesso se non è attaccato al corpo. Provino a giocare loro, i soloni di regolamento calcistico, a scendere in campo e dimostrarci come si fa a saltare in area di rigore senza alzare le braccia. E provino loro a buttarsi a terra una miriade di volte nel corso della gara, ingannando l’arbitro per avere ricevuto un colpo alla testa. Provino loro a dare il fuorigioco e annullare un gol, se un’unghia del piede o della mano sono oltre la linea dei difensori avversari.

E c’è tanto altro ancora da rivedere, non per ultimo, l’ingannevole tentativo di consapevole falsità scenica da parte di chi poi esulta, sapendo di avere fatto una furbata, fregato chi ha il fischietto in bocca e gli avversari di turno. Provate voi cervelloni di regolamento calcistico, a fare la scena in campo e mettete il fischietto in bocca a un ex calciatore. Provate e poi stilate il regolamento.

Tutto questo, naturalmente, senza tralasciare l’etica, l’esempio e il messaggio negativo che viene dato ai ragazzi che amano e praticano il calcio come passione e sogno di vita.

Provate, provate praticamente a scendere in campo indossando una maglia qualsiasi, mettendo da parte quella dell’Aia. Provate a capire cosa vuol dire giocare al pallone.

Noi proveremo a capire cosa significa avere il fischietto in bocca, indossare la maglia dell’arbitro, della Var e dei tanti strumenti a disposizione che “dovrebbero” essere stati concepiti e usati per mettere in atto, il più possibile, il segno della giustizia durante una gara in cui si possa, magari, saper riconoscere sportivamente la superiorità dell’altro e complimentarsi con l’avversario.

Utopia? Forse! Ma così come oggi è inteso il pallone da questo regolamento, è l’assurdo che si scontra con la pretesa di avere capito tutto del calcio.

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