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E SE I CENTRI COMMERCIALI CHIUDESSERO LA DOMENICA PER TAGLIARE I COSTI? C0MINCERA’ LA COOP?

coop-insegna-supermercati-gdo E SE I CENTRI COMMERCIALI CHIUDESSERO LA DOMENICA PER TAGLIARE I COSTI? C0MINCERA' LA COOP?Fu il decreto «Salva Italia» del governo Monti a introdurre le aperture domenicali e nei festivi dei negozi. Da allora cominciò la disgregazione della famiglia, la spesa a tutti gli orari, la presunzione di pretendere le aperture anche a Natale, Capodanno e Pasqua per acquistare il pane caldo, persino le aperture notturne per dare la possibilità a tutti, nessuno escluso, di acquistare il superfluo. Ma i tempi stanno cambiandom e oggi la grande distribuzione si lascia alle spalle un 2025 difficile segnato dal calo dei volumi di vendita e con i margini in sofferenza. Gli acquisti via web e lo sfruttamento dei lavoratori hanno mandato in soffitta l’assurda riforma di colui che sarebbe diventato un senatore a vita. Oggi la via più diretta è la limatura dei costi e la ricerca di nuovi ricavi come, per esempio, nell’area dei servizi. Si studiano soluzioni per sostenere i fatturati.

Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop cui fanno capo 72 cooperative di consumatori con ricavi 2024 per 16,4 miliardi, oltre 57mila dipendenti in più di 2.200 supermercati scelti da 9 milioni di clienti ogni settimana, dice: «Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con il sistema della Grande distribuzione: la chiusura dei supermercati la domenica per arrivare a un punto di caduta condiviso che potrebbe prevedere 6 giorni di apertura dei negozi. Le principali imprese del sistema Coop ora vedono con favore la chiusura la domenica e vogliamo vedere se è possibile aprire dei tavoli di confronto con Federdistribuzione e l’Associazione della distribuzione moderna (Adm), se si può arrivare a una visione condivisa».

Quindi si apre uno spiraglio che permetterebbe, in primo luogo, di contenere il costo del lavoro: infatti nei festivi la maggiorazione è di almeno il 30% del salario, e recuperare produttività ed efficienza che secondo l’Ufficio studi Coop per l’intero sistema della Gdo italiana può valere tra i 2,3 e i 2,6 miliardi.
Risorse che potrebbero servire per aumentare le promozioni «e dare una risposta ai nostri dipendenti che non vogliono avere l’impegno del lavoro la domenica – aggiunge Dalle Rive -. Le nostre indagini evidenziano che una parte degli acquisti si sposterebbe negli altri giorni della settimana».
Per Coop circa un italiano su tre non fa la spesa la domenica, ma questo l’allora Presidente del Consiglio non lo aveva considerato.
Il 2026 si preannuncia come un anno non facile per i consumi a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, con un mix tra preoccupazione e incertezza che riguarda almeno sei italiani su dieci. Tra l’altro, i consumi sono raffreddati dalle spese incomprimibili e di stretta necessità perché quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. Lo stesso principio vale per la salute fisica (+10 punti percentuali) e i generi alimentari (saldo +9). L’intenzione è acquistare cibi senza additivi e conservanti, zuccheri, meno grassi. Nel carrello entreranno più ortofrutta e pesce, meno carni rosse e salumi. È destinato ad aumentare il peso dell’offerta con il marchio del distributore (Mdd) tanto che l’81% dei manager del food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato private label e un rallentamento della crescita dei discount. Secondo il Rapporto Coop è un rifugiarsi nella casa, con il 70% degli italiani che non prevede cambiamenti nella spesa alimentare e un altro 20% parla di una crescita del budget. Magari si sacrificheranno i consumi fuori casa a favore del delivery atteso in crescita. Più ore a casa non farà riprendere quota alla natalità perché solo il 12% dei 18-44enni pensa di avere un figlio nell’arco dei prossimi 12 mesi e un altro 29% lo vorrebbe.

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