ESISTONO SCUOLE DOVE SI NON SI PUNISCE IL BULLISMO. LEGGETE QUI…
Sono un insegnante in pensione, mai avrei votato questa ingiustificabile decisione. Hanno punito la violenza fisica ma non hanno considerato la violenza psicologica del bullismo di gruppo! Questa era una faccenda da risolversi con un incontro della scuola con le famiglie. Leggete cosa è successo:
“L’anno scorso mio figlio è stato sospeso. Non per aver fatto del male a qualcuno. Non per arroganza, disobbedienza o mancanza di rispetto. È stato sospeso perché, per una volta, ha smesso di ingoiare.
Tre coetanei lo avevano fermato nel corridoio. Un rituale che andava avanti da mesi. Lo prendevano di mira per quello che è: educato, silenzioso, sensibile.
Quel giorno, però, non si sono limitati alle solite prese in giro. Uno di loro si è spinto oltre. Ha detto: «Sono contento che tua madre sia su una sedia a rotelle. Magari una delle sue crisi se la porta via.»
Parole così sporche, così cattive. Parole che tagliano. Che scavano. E che hanno fatto saltare ogni argine. Mio figlio ha reagito. Un colpo secco, un pugno dritto sul volto di chi aveva insultato non solo sua madre ma la sua storia. Perché la nostra famiglia il dolore lo conosce bene. Abbiamo già perso una figlia. La sua sorellina. Quattordici mesi d’amore, poi il vuoto. Un’assenza che ha lasciato crepe ovunque. E poi la mia malattia. Le crisi. La sedia a rotelle. Le giornate in cui ci sono, e quelle in cui non riesco neppure a tenere in mano un cucchiaio. Mio figlio ha visto tutto. Ha imparato a portare il peso del dolore con dignità.
Ma anche chi è forte ha un limite. E quel limite, quel giorno, è stato superato.
La scuola ha scritto che ha usato violenza. Non una parola su ciò che lo ha provocato. Io l’ho portato a prendere un gelato. Non per premiarlo. Non perché sia giusto colpire. Ma perché ci sono ferite invisibili che bruciano più di qualsiasi livido. A volte difendere se stessi — e chi si ama — non è violenza, è sopravvivenza.
Quella sera, nel silenzio della sua stanza, gli ho sistemato i capelli con la mano. Lui mi ha guardata negli occhi e ha detto: «Mamma, io non permetto a nessuno di parlarti così. Mai.» E lì ho capito davvero chi avevo davanti: non solo mio figlio, ma un uomo”.
Ecco, questo è quanto è accaduto: lo tenga presente il Ministro Valditara, perchè ci sono genitori che non faranno mai sequele di ricorsi. Perchè pensano che la scuola sia giusta ed educativa: ma nutro forti dubbi!
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