GIORGIO CANTARINI, IL BAMBINO DE “LA VITA E’ BELLA”
“Mi chiamo Giorgio Cantarini. Forse il nome non ti dice nulla, ma se hai visto La vita è bella… hai già visto il mio volto, e probabilmente hai pianto con me.
Avevo 5 anni. Nel 1997 ero solo un bambino quando sono diventato Giosuè, il figlio di Guido, interpretato da Roberto Benigni, quel bambino che rideva in mezzo a un campo di concentramento senza sapere che stava guardando l’orrore in faccia.
Mentre il mondo parlava di un film, io stavo vivendo una favola dentro a un incubo vero. Quella parte mi ha marchiato l’anima.
Oggi ho 31 anni, ma per tanti resto “quel bambino del campo”, il figlio che il padre cerca disperatamente di proteggere con una bugia meravigliosa. E sai una cosa? Mi sta bene così. Giosuè non è solo un personaggio: è la parte di me che continua a ricordarmi che, anche quando tutto crolla, l’amore può trasformare l’orrore in gioco, la paura in speranza.
L’audizione è stata un incidente felice, quasi assurdo. I miei genitori lessero un annuncio sul giornale: cercavano un bambino con certe caratteristiche per un film. “Gli assomigli”, dissero. Non c’erano grandi aspettative, mi portarono così, per provare.
E lì è successo l’impossibile: scelsero proprio me.
Io non capivo nulla di ciò che stava accadendo, ero solo curioso, troppo piccolo per sentire il peso vero di quella storia, ma abbastanza presente per metterci tutto il mio cuore. Con quegli occhi di bambino ho partecipato a qualcosa che ha toccato milioni di persone, che ancora oggi fa piangere, sorridere, discutere, ricordare. Di questo vado fiero. Perché a volte lo sguardo di un bambino ferisce più di mille discorsi, entra dove le parole non arrivano.
Nel 2019 ho deciso di inseguire davvero il mio sogno: recitare. Ho fatto le valigie e sono volato a New York, convinto di poter ricominciare da capo.
Poi, all’improvviso, il mondo si è fermato: è arrivata la pandemia, i set si sono svuotati, le luci si sono spente, le occasioni sono evaporate una dopo l’altra. Sono tornato in Italia. Ho lavorato in un call center, ho collaborato con la Protezione Civile, ho ascoltato voci spezzate, richieste di aiuto, storie di paura e di resistenza. Non ero più il bambino sullo schermo: ero un uomo qualunque in mezzo al caos, cercando di dare una mano come potevo. Eppure proprio lì ho capito una verità che non avevo ancora compreso fino in fondo: la vita è davvero bella, ma non perché sia facile. È bella nonostante tutto. È bella tra le macerie, tra le telefonate disperate, tra le attese infinite, tra i sogni che sembrano franare.
Oggi non so se mi vedrai di nuovo in un grande film o sul palco di un teatro. Ma so questo: quel bambino che ti faceva sorridere sul carro armato non è scomparso. Vive ancora in me, e ogni volta che la realtà diventa troppo dura, è la sua voce che sussurra: “Trasformiamo la paura in gioco, anche solo per un attimo”.
Se stai leggendo queste righe, fermati un secondo. Pensa al bambino che eri, ai sogni che hai seppellito, alle volte in cui ti hanno detto che era finita.
Non lo è. Perché finché c’è qualcuno disposto a raccontare una storia, finché c’è uno sguardo pulito che osa ancora credere, finché c’è un figlio che si fida di un padre… la vita, anche nel buio più nero, trova sempre il modo di essere ancora una volta, ostinatamente, bella. E forse, proprio adesso, da qualche parte, un altro bambino sta guardando quel film senza sapere che un giorno capirà che non era solo cinema, ma un promemoria: non lasciare mai che ti rubino la tua infanzia, i tuoi sogni, la tua capacità di credere.”
Giorgio Cantarini oggi, il bambino de La Vita è Bella
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