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I SETTANTASETTE ANNI DI GIULIO MAISANO. AUGURI!!!

GIULIO-MAISANO I SETTANTASETTE ANNI DI GIULIO MAISANO. AUGURI!!!

ELEMENTARE-A-COLORI2-1 I SETTANTASETTE ANNI DI GIULIO MAISANO. AUGURI!!!
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Il 17 dicembre 1948 nasceva Giulio Maisano.

Da piccolo abitava nella Sena, e non si creava problemi se lo chiamavano con il proprio soprannome, Maccagnano, uno di quei soprannomi storici che a Milazzo permettevano di individuare o identificare le famiglie e intere generazioni! Giocavamo assieme, noi ed un’altra miriade di bambini della stessa età, o più grandi e più piccoli, perché allora eravamo tutti coetanei. E siamo stati tutti e due alunni del professore Foti alle scuole elementari, nonostante avesse un paio di anni in più di me, perché una volta nessuna promozione era un obbligo. Poi, una volta conseguita la licenza della “quinta”, il bambino, divenuto ragazzo, decideva che sarebbe stato più giusto andare a cercarsi un lavoro. Uno qualsiasi, come garzone di un bar, di una bottega, di un artigiano, per imparare il mestiere. In quegli anni i bambini, a dieci anni compiuti, venivano anche classificati fra i lavoratori; e questo accadeva prima della scuola dell’obbligo, quando era un bene per molte famiglie mandare i figli al lavoro per avere più risorse economiche su cui contare.

Carattere estroverso, era un tipo allegro e giocherellone. Addirittura in classe, quando lui prendeva (una volta erano quelli i mezzi di correzione…) colpi di bacchetta nelle gambe scoperte perché portavamo i pantaloni corti, non si preoccupava più di tanto… Fingeva di piangere, di urlare, di provare dolore. Poi ci confidava che la sua era tutta finzione: quando vedeva che il severo maestro lo “puntava”, uscendo dalla cattedra, si “sputava” nelle mani e si inumidiva le cosce, in modo che la bacchetta potesse scivolare. Urlando, accentuava il dolore, fin quando il professore Foti, convinto di averlo bastonato abbastanza, la smetteva. E lui, facendo capolino fra le braccia che nascondevano la testa, abbozzava un sorriso, come per dire: “Non mi ha fatto nulla!”. Altri tempi…

Con Giulio ci eravamo ritrovati colleghi di lavoro nella stessa ditta metalmeccanica. Nella stagione invernale non riuscivamo a vedere il sole di Milazzo: si partiva quando ancora doveva sorgere per la Calabria, si tornava che era già tramontato. Un rituale durato due anni che sembravano interminabili, ma che ci hanno aiutati a crescere ed a capire quanto grande fosse l’amore per la famiglia che, a casa, attendeva il nostro ritorno dopo una giornata di duro lavoro! Nessuna fatica apparente, perché i sacrifici bisognava farli da giovani. Così la pensavamo allora, tutti, indistintamente! Passando ancora altri anni, ci siamo tenuti in contatto, perché ci legava quella comune appartenenza alla Sena, che nessuno dei ragazzi di allora riuscirà mai a rinnegare!

Si discuteva di tutto, anche di cose banali…L’ultima volta che lo vidi mi sollecitò un incontro fra vecchi compagni di scuola: dopo cinquant’anni, disse, perché non riunirci per stare una serata assieme! Non presi sul serio la sua proposta, anzi gli dissi che mi sarei interessato. Ma non subito.

Forse feci male, perché Giulio non era più lo stesso: aveva qualche preoccupazione, per la sua salute. E siccome alla nostra età siamo tutti testardi, la salute la mettiamo sempre in secondo piano, per evitare di pensarci, e quando corriamo ai ripari, forse è troppo tardi! E’ anche vero che, come dicevano i nostri antenati, la nostra vita è un libro… ed infatti Giulio è andato via per sempre il 19 luglio 2013, un giorno in cui io ero lontano da Milazzo.

Lo seppi dopo e gli ho dedicato la prima pagina di TERMINAL, come vecchio compagno di scuola, d’infanzia, di giochi e di lavoro.

Non ho mai dimenticato Giulio, al quale anche sul libro DALLA SENA IN POI… ho dedicato un capitolo. D’altra parte come potevo fare a dimenticarmi di Giulio e del suo affettuoso soprannome?

GIULIO MAISANO oggi avrebbe festeggiato i suoi 77 anni. Ne doveva compiere 65 quando, improvvisamente, è andato via, ad aumentare quella schiera di bambini cresciuti nella Sena, a cavallo tra gli anni 50 e 60, che adesso non c’è più. Giulio li ha trovati lassù, forse piccoli come allora, e con loro si sarà messo a giocare come faceva una volta.

E se qualcuno, oggi, sempre lassù, gli ricorderà che festeggia i suoi 77 anni e di assumere un atteggiamento da adulto, sono certo che si metterà a ridere: “Settantasette anni? Ma che andate dicendo? Qui il tempo non passa mai, abbiamo tutti la stessa età…anzi, siamo tutti piccoli. Dai, tira quella palla e continua a giocare…

Già… Giulio era fatto così… Lui parlava, sorrideva, si arrabbiava, e subito dopo si calmava. Si rammaricava se qualcosa non andava per il verso giusto, ma trovava sempre il modo per rassegnarsi. Sì, sono sicuro che avrà detto proprio così.

Ma io gli auguri te li faccio lo stesso, Giulio.

Anche se dove sei adesso il tempo non passa mai! AUGURI, amico mio!

 

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