IL BARONE VINCENZO MESSINA? NON CI HA MAI LASCIATI…
Un titolo crudele ma veritiero. In effetti lui, il Barone Messina, amico di tanti scherzi e miriadi di avventure, era partito il 23 agosto del 2020. Si era spento a Messina al Policlinico dove era ricoverato da oltre un mese per motivi di salute. Era partito come se stesse affrontando una delle sue trasferte teatrali, fatte di scherzi, di barzellette, di storie vere o fantastiche, di personaggi inventati. Era partito senza sapere che le sue condizioni, inizialmente soddisfacenti, non lasciavano presagire nulla di buono. Ed anche noi, che gli siamo stati sempre vicini, non lo sapevamo, aspettavamo il suo ritorno.
Ma il Barone MESSINA non ce l’ha fatta: è tornato a casa in una bara fredda e muta, ed ha ricevuto l’abbraccio ed il saluto, commosso, dei suoi tanti amici che non aveva potuto salutare e nemmeno abbracciare.
Ricordo quel giorno: eravamo in tanti attorno al Barone, e ci sembrava di sentirlo, di renderlo partecipe di ciò che stavamo raccontando. Battute, scherzi, sorrisi e tutte le altre cose che lui amava: era in mezzo, a tenerci testa, ad intervenire con le sue considerazioni. Era in mezzo a noi, chiuso in quella bara, ma ci sembrava che da quella bara venissero fuori le sue battute dette per tenere alta l’attenzione nei suoi confronti, così come si conviene ad un regista di teatro, un artista del palcoscenico, un uomo abituato a calcare le scene e non essere secondo a nessuno.
Ci sentivamo spesso, durante il ricovero, e attendeva di tornare per rivivere un’altra NOTTE DEI GENERALI, così come lui definiva il suo ritorno in campo, da artista consumato, attore, regista, personaggio poliedrico ed estroverso, ironico e carico di vitalità e di ardore.
Me lo aveva detto anche prima che il suo telefonino si rifiutasse di ricevere squilli. La segreteria rispondeva per lui, ma noi volevamo ascoltare la sua voce, attenderlo a Milazzo, ripartire con nuovi ed entusiasmanti progetti.
Finchè un giorno fu la figlia a rispondermi; “Il Barone non risponde più… “
Ed allora, anche se il mondo stava per crollarmi addosso, ho capito che il vecchio barone Messina non sarebbe più tornato.
Aveva un progetto per la chiesa di S. Rocco, che vide risorgere dalle ceneri e nei confronti della quale pretendeva più attenzione. Di essa avrebbe voluto fare un luogo in cui arte, cultura, religione si fondessero, si mescolassero, fino a coinvolgere la città , scoprendo le sue origini e il suo immenso patrimonio di ricchezza. E avrebbe voluto festeggiare anche il cinquantesimo anniversario del TEATRO 71, una sua creatura che diede alla città di Milazzo la gioia di tornare sul palcoscenico, a recitare, a divertire divertendosi, a realizzare i sogni di decine, forse centinaia di giovani. Con un premio particolare al dottor Giuseppe La Malfa, che al Policlinico era stato per lui quel fratello che una triste sorte gli aveva strappato all’età di venti anni… In lui rivedeva l’umanità , e quell’affetto che scopriva nel nome di battesimo, Giuseppe, proprio come il fratello…
Il Barone VINCENZO MESSINA non c’è più… Se n’è andato in silenzio cinque anni fa, lontano dalla sua Milazzo, in un letto di ospedale che avrebbe dovuto segnare la sua terza, quarta o quinta fase di ritorno sulla scena… Non ne ha avuto il tempo… E’ rimasto in quel letto, avvolto in un bianco lenzuolo: un triste sipario che si è chiuso su di lui, lasciando ai posteri, ai suoi amici, a coloro che lo hanno amato ed apprezzato, l’impegno di farlo tornare a vivere, di farlo sentire vivo.
Oggi, a cinque anni di distanza, sentiamo che il Barone VINCENZO MESSINA è ancora in mezzo a noi, e non ci ha mai lasciati. E noi tutti, proprio tutti, gli vorremo sempre bene, e non lo abbiamo mai dimenticato.
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