IL VANGELO DEL 2 NOVEMBRE ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,37-40
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 2 NOVEMBRE 2025 (Gv.6,37-40)
Il 2 Novembre è dedicato per tradizione, alla commemorazione dei defunti. La Liturgia propone 3 brani diversi del Vangelo: io ho scelto di commentare quello di Giovanni. Gesù si rivolge alla folla dei suoi discepoli e dice: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me”. Ogni individuo sente interiormente il bisogno di pienezza di vita, di soddisfazione, di gratificazione, di emancipazione. Questo desiderio è appagato nell’adesione al messaggio di Gesù, perché ogni individuo vi scopre quella piena valorizzazione e promozione umana a cui aspira. “Colui che viene a me Io non lo caccerò fuori”. Gesù non discrimina e non emargina nessuno perché il suo agire è solo accoglienza e accettazione di ogni individuo così come egli è. Gesù è il Cristo-Messia “disceso dal cielo” ma questa espressione, altamente poetica, non va intesa in senso spaziale o letterale… piuttosto indica la perfetta sintonia tra Gesù e il Padre Creatore che è Dio. Il suo compito è fare la volontà di “Colui che mi ha mandato” infatti le due volontà coincidono e diventano un tutt’uno. Cosa vuole Dio? Nel passato, quando non si capiva il perché di situazioni difficili o tragiche e non si avevano i mezzi per rimediare, subentrava la rassegnazione… dicendo che quella era l’imperscrutabile volontà di Dio. Si finiva per trovare consolazione nella speranza di un riscatto futuro magari nell’al di là. Oggi comprendiamo che la volontà di Dio consiste solo nel donare vita positiva e abbondante a tutti. Dio vuole che: “ Io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”. Anche questa espressione in passato, è stata fraintesa… collocando l’ultimo giorno in un tempo indeterminato alla fine del mondo. In effetti “l’ultimo giorno” a cui fa riferimento Gesù è quello della sua morte. E’ quello il tempo in cui il Signore, morendo, dona a chi lo accoglie, il suo Spirito, la sua forza, la sua stessa capacità di amare. In altri termini dona la vita eterna cioè indistruttibile detta Risurrezione; una vita capace di superare la morte spirituale che è la conseguenza di un comportamento lontano dai suoi valori e dai suoi principi. La Risurrezione non è una vita che inizia dopo la morte come pensavano gli Israeliti cioè un premio nel futuro, ma è una qualità di vita che inizia adesso, vera, autentica, umana, solidale, accogliente, servizievole, propositiva. Il dono dello Spirito di Gesù, porta con sé il dono della Risurrezione già in questa vita biologica pertanto, chi crede in Lui, non farà l’esperienza della morte spirituale. Questo concetto lo esplicita chiaramente quando afferma: “Chi compie il mio messaggio non saprà mai cos’è la morte” (Gv.8,51). Viceversa nella parabola del <figlio prodigo>, si dice che il giovane era “morto ed è tornato in vita” (Lc.15,24). Era morto (spiritualmente) perché, pur essendo vivo biologicamente, aveva sperperato la propria esistenza da fannullone. L’obiettivo di Gesù quindi è quello di aprire i nostri occhi di fronte ai disvalori della società e sottrarre ciascuno alla loro forza distruttiva. Ciò nonostante tale dono non è frutto di chissà quali sforzi terreni o dalla conquista di certi meriti, bensì è un dono gratuito dato dalla Sua bontà e misericordia, occorre solo aprirci ad esso e accoglierlo, assimilarlo. Anche San Paolo, quando scrive ai Romani e ai Corinzi dice: “Noi che siamo risorti”; con questa espressione intende dire che, attraverso la fede, siamo morti al peccato e risorti con Gesù a vita nuova, quindi la Risurrezione è una condizione da vivere da vivi. MARIELLA RAPPAZZO
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