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IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME (29 marzo) ed il suo commento

passione-di-CRISTO IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME (29 marzo) ed il suo commentoPassione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo
Mt 26,14-27,66

Nella festa di domenica delle Palme è proclamato un brano lungo 141 versetti che compongono i capitoli 26 e il 27 del Vangelo di Matteo. Dalla vicenda di Gesù sembrerebbe che il male trionfa. Ma è davvero così? Gesù si è ribellato ai potenti del suo tempo, a quelli che sfruttavano il popolo, ha denunciato l’ipocrisia, ha dimostrato un volto di Dio completamente diverso da come loro lo credevano, ha tentato di sostituire il potere con il servizio e per questo è stato rifiutato e assassinato. La Quaresima però dura solo 40 giorni e noi non restiamo per sempre fermi davanti alla tomba… perché quella non è la residenza di Gesù! Gesù adesso risiede nel cuore delle persone buone e giuste. E’ lì vivo e vegeto, risorto, e vuole che anche noi viviamo da risorti già adesso durante la nostra vita biologica così come dice San Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef.2,4-6). Allora dobbiamo capire cos’è la vita e cos’è la morte. Anzi, dobbiamo capire chi è vivo e chi, invece, è spiritualmente morto. Prendo come esempio alcuni personaggi presenti nei 141 versetti.

E’ vivo Simon Pietro perché, pur pentito amaramente di aver tradito, ha avuto fiducia nel perdono che Gesù certamente gli ha dato.

E’ morto spiritualmente Giuda che non ha avuto la stessa fiducia e si è auto castigato.

E’ viva la donna anonima di Betania che ha unto Gesù con un profumo prezioso simbolo di un amore di valore smisurato.

E’ morto spiritualmente Pilato perché non ha ascoltato la sua coscienza; sapeva che Gesù era innocente e l’ha condannato ugualmente per difendere il proprio potere.

E’ viva la moglie di Pilato, Claudia Procula figlia dell’Imperatore Tiberio, che aveva capito che Gesù era un uomo giusto, un uomo perbene e non era corretto fargli del male.

Sono morti spiritualmente i mandanti della crocifissione cioè Caifa e tutti i 70 membri del Sinedrio, il Tribunale Ebraico; coloro che per difendere i loro interessi economici e di prestigio sociale hanno trasgredito il 5° e il 8° Comandamento.

E’ vivo Simone di Cirene che ha accettato di portare la croce e ne è diventato il prototipo del discepolo. Addossarsi la croce non significa semplicemente sopportare le disgrazie, le sofferenze… La croce infatti è simbolo della persecuzione e chi la indossa, anche come monile, significa che accetta di essere rifiutato, emarginato, ridicolizzato in quanto discepolo di Gesù.

Sono morti i soldati che sbeffeggiano Gesù per compiacere al potente di turno e non ragionano con la loro mente. Quando gli individui non ragionano, non riflettono sulle proprie azioni, riescono a fare anche le cose più malvagie.

Sono vive le donne ai piedi della croce; dal punto di vista storico la loro presenza fa problema perché in un luogo di esecuzione non erano ammesse scene di donne in preda al dolore. Dal punto di vista teologico la loro presenza indica che sono proprio loro, quelle più vicine a Dio e per questo, sono paragonate agli angeli.

E’ vivo anche il Centurione, un pagano che fa questa riflessione: se Gesù muore amando e perdonando persino i suoi assassini… non può essere che Dio perché l’amore è più forte del male e la vita di chi ama resiste per sempre, è eterna, indistruttibile.

A questo punto possiamo dire che sono spiritualmente morti tutti quelli attaccati al potere. Sono vivi, eternamente risorti tutti coloro che si sono schierati dalla parte del bene e della vita. Gesù ha lasciato un compito ben preciso a tutta la comunità cristiana: amatevi e servitevi gli uni gli altri come io ho amato e servito voi perché questa è l’unica modalità di realizzazione umana.

MARIELLA RAPPAZZO

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