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IL VANGELO DI DOMENICA 1 FEBBRAIO ed il suo commento

vangelo-1-febbraio IL VANGELO DI DOMENICA 1 FEBBRAIO ed il suo commentoDal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 1 FEBBRAIO 2026 (Mt.5,1-12)

Tutto il Vangelo è un’immensa opera d’arte e i versetti di questa domenica sono davvero preziosi. Questo brano è talmente importante da essere definito “La Carta Costituzionale del Cristianesimo” perché è il riassunto di tutto il messaggio sociale di Gesù. Di solito è intitolato “Le Beatitudini” perché ci viene detto per ben 8 volte, cosa fare per essere felici, anzi, beati. Ciò nonostante noi cristiani siamo abituati ad imparare a memoria i 10 Comandamenti di Mosè, ma non conosciamo le Beatitudini di Gesù. La difficoltà risiede nel fatto che la comprensione del linguaggio di Matteo necessita delle moderne Scienze Bibliche che si sono sviluppate solo da 40 anni a questa parte. Matteo sintetizza il messaggio di Gesù in 8 affermazioni per richiamare la risurrezione avvenuta l’ottavo giorno dopo la settimana e per dire che chiunque pratica le Beatitudini vive già da risorto (Rm.6,11). Con grande maestria usa solo 72 parole in greco perché i popoli conosciuti allora erano 72; questo stratagemma indica che il messaggio vale per tutti gli individui, tempi, luoghi e culture. La prima Beatitudine è il cardine di tutto l’insegnamento: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli”. Questo versetto è stato frainteso per molti secoli, infatti si credeva che Gesù avesse detto ai poveri: – Beati voi che in questa vita vi manca tutto… un giorno sarete ricompensati nei cieli in paradiso- . Tale interpretazione induceva alla rassegnazione sulle misere condizioni di vita perché il risarcimento, la ricompensa, sarebbe arrivata da Dio dopo la morte. Questa errata esegesi provocò l’indignazione di Carlo Marx che nel 1850 accusò apertamente il Cristianesimo di essere -oppio dei popoli- cioè qualcosa che acquieta gli animi e fa accettare ogni ingiustizia terrena, nella speranza di stare meglio nell’al di là. Ovviamente i poveri non sanno che farsene dell’al di là e vogliono stare bene nell’al di qua! Ecco il significato corretto: -Sono Beati, super felici, coloro che a causa dello Spirito, a causa della forza dell’amore che hanno accolto dentro il loro cuore, si fanno volontariamente poveri. Cosa significa farsi poveri? Significa togliere qualcosa a se stessi per condividerlo con gli altri. Anziché accumulare egoisticamente beni materiali per se, condividere ciò che si ha con chi non ha; la condivisione implica giustizia sociale, onestà, e rispetto altrui. Chi pratica questo è felice, anzi beato, perché ha dato ascolto alla propria coscienza ed è in perfetta sintonia con la forza vitale e amorevole che pervade l’universo intero e che chiamiamo Dio. Infatti c’è più gioia nel dare (Atti 20,35) che nel trattenere egoisticamente per se perché si è felici quando lo sono tutti e si gioisce della gioia altrui. E’ il capovolgimento della logica di questo mondo. La potenza del messaggio non ha nulla a che vedere con un’accettazione passiva dello status quo, non è oppio! Al contrario è un invito pressante, politico, rivolto alla comunità cristiana, di eliminare alla radice le condizioni di indigenza dei più deboli. Nel nostro tempo emergono gravi povertà anche culturali, affettive, relazionali e spirituali non meno gravi di quelle economiche. Allora il compito della comunità civile è quello di accorgersi dei bisogni dei singoli, porre l’attenzione e la cura necessaria per sminuire o colmare tali fragilità e mancanze. Per Gesù, l’attenzione al singolo soggetto è fondamentale perché non esiste la povertà, esiste Il Povero. Non esiste la malattia, esiste Il Malato. Non esiste la solitudine, esiste La Persona isolata. Chi abbraccia la prima Beatitudine è capace di adempiere anche le altre sei. L’ottava invece mette in guardia dal fare il bene per alimentare il proprio ego. Il bene si fa perché è giusto anche se ciò comporta incomprensione e persecuzione.

MARIELLA RAPPAZZO

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