IL VANGELO DI DOMENICA 15 FEBBRAIO ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 15 FEBBRAIO 2026 (Mt 5,17-37)
Confrontarsi col Vangelo e tentare di commentarlo, è sempre un’impresa più che ardua perché il rischio di sminuirlo è altissimo. Se è vero che il Vangelo si fa, e non si studia… è pur vero che il linguaggio usato dagli Evangelisti esige una decodifica adeguata. L’ultimo Comandamento di Mosè dice: “Non desiderare la roba d’altri”. Come a dire, accontentati di quello che hai e non essere invidioso se altri hanno di più. Gesù porta a perfezione questo comandamento infatti, afferma: fai in modo che anche gli altri abbiano quello che hai tu. Nel primo caso c’è l’accettazione dello status quo, nel secondo c’è la condivisione e l’invito a rimboccarsi le maniche per creare condizioni di vita migliori per tutti. Gli Israeliti, al tempo di Gesù, credevano che il Regno di Dio si sarebbe realizzato con l’accumulo delle ricchezze che i popoli pagani avrebbero portato a Gerusalemme; Gesù invece afferma che si realizzerà attraverso il lavoro onesto e la ripartizione di quello che c’è. E’ un cambio di paradigma. Chi trasgredirà i precetti minimi e indispensabili che sono la solidarietà, la giustizia e la pace, sarà considerato minimo, cioè escluso dal Regno di Dio. Se i singoli individui di una determinata società si lasciano guidare dal bene e dalla giustizia cioè da Dio, il Signore regna, governa, la loro vita. Se a guidare le azioni degli uomini sono gli interessi personali a scapito degli altri, si creerà il Regno del Caos. Il 5° Comandamento afferma: “Non uccidere” cioè rispetta la vita di questo pianeta in tutte le sue manifestazioni. Gesù sposta l’asticella ancora più in alto e insegna addirittura a “non adirarsi col fratello” cioè invita all’ascolto, al dialogo e alla comprensione delle ragioni dell’altro perché questi ci viene fratello. Invita alla cautela, alla diplomazia, al rispetto perché è da ciò che nasce la pace e quindi la vita. Il tema è attualissimo nel nostro tempo ma difficile da mettere in atto quando entrano in gioco interessi economici, personalismi, pregiudizi, intransigenze ideologiche e prese di posizioni. Gesù è molto severo in questo brano perché rimprovera chi insulta: “stupido-pazzo” il proprio simile. E se quei termini fossero applicati a chi li pronuncia? Nel linguaggio attuale siamo diventati molto bravi a fare tutto un giro di parole e insultare facilmente senza usare termini imputabili. Il Suo invito a sviluppare rapporti concilianti è pressante: prima di portare il tuo dono all’altare, vai e riconciliati, fai pace col fratello perché: “misericordia voglio, non sacrifici!”(Mt.9,13). Bontà e fratellanza voglio, non cerimonie farisaiche! Gesù non lascia scampo ai comportamenti falsi, ipocriti e di facciata. Non vuole una fedeltà esteriore, un culto formale codificato in stereotipi ripetitivi. Vuole piuttosto una fedeltà alla vita, dettata da un cuore che arde d’amore per se e per gli altri e sa parlare e agire col cuore in mano così come ha fatto Lui. In quel tempo le donne contavano meno di niente… erano solo un mezzo di procreazione. Gesù le difende spesso perché le considera soggetto di diritti e ne esclude qualsiasi uso come se fossero un oggetto. Infine si sofferma di nuovo sul nostro modo di parlare. Solo l’animale umano, grazie alla mano prensile, ha saputo sviluppare un linguaggio capace di creare la civiltà che conosciamo. Le parole, dunque, sono importanti perché da esse si capisce l’animo di chi le pronuncia. Sono uno strumento potente che può costruire relazioni pacifiche oppure distruttive; per questo motivo ogni parola ha il suo peso perché può dare vita oppure annientare. Gesù ci scuote nel profondo della coscienza e ci pone di fronte a un’immensa responsabilità personale quella di parlare e agire, sempre secondo verità.
MARIELLA RAPPAZZO
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