IL VANGELO DI DOMENICA 17 MAGGIO ed il suo commento – ASCENSIONE
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore.
RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 17 MAGGIO 2026 (Mt.28,16-20)
Ogni Evangelista racconta la vicenda di Gesù con il proprio linguaggio e il proprio intento teologico. In questi pochi versetti, Matteo ci dà delle indicazioni davvero molto importanti perché sono un ottimo incoraggiamento nelle difficoltà esistenziali. Dopo la risurrezione di Gesù, alcuni discepoli si ritrovano insieme su “Il monte ” che chiaramente non è un luogo geografico ma teologico. Nel Vangelo di Matteo “Il Monte” è un’espressione per indicare un momento didattico in cui Gesù espone il riassunto del suo messaggio sociale chiamato discorso delle Beatitudini (Mt.5,1-12) . In quella catechesi Gesù per ben 8 volte dichiara beati, cioè super felici, coloro che si comportano come Lui. I discepoli si ritrovano concordi nell’amore verso Gesù, però temono di non avere la forza e la determinazione di mettere in pratica il suo messaggio, quindi dubitano delle loro capacità. Non hanno alcun dubbio sulla Sua divinità ma sono insicuri di se stessi… e si chiedono: saremo capaci di affrontare le difficoltà e la persecuzione con lo stesso coraggio di Gesù? Fin quando Lui era con noi, ci sentivano forti, ma adesso…
Come al solito Gesù viene incontro alle difficoltà e dice: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, per sempre”. Questa affermazione vale anche per noi oggi, ma ci pone un’altra domanda: in quale maniera Gesù è sempre presente? Come risposta immediata diciamo che è presente sacramentalmente nell’Eucaristia. Ma non è l’unica modalità. La parola di Gesù riportata nel Vangelo è per molti come una calamita al Neodimio n. 52, la massima potenza. E’ qualcosa che attrae e attira irresistibilmente perché le sue parole sono incentrate sull’amore e riescono a risvegliare il desiderio di una vita viva. La presenza di Gesù è concreta nei discepoli che praticano il bene, la giustizia e la verità perché quando “Avevo fame, sete, ero straniero, nudo e solo…” mi avete aiutato (Mt.25,35-40).
In questa domenica si festeggia l’assunzione di Gesù in cielo ma si tratta di una modalità narrativa della risurrezione che troviamo solo in (At.1,6-9) e in (Lc.24,50-51) il quale tiene conto di una cosmologia antica. Il concetto di ascensione – elevazione deriva da una conoscenza del cosmo molto primitiva che immaginava Dio assiso in cielo e il Figlio che lo raggiunge in salita. Secondo la narrazione di Luca, Gesù muore e risorge dopo 3 giorni, poi sta con i suoi amici altri 40 giorni e infine ascende al cielo. Questa scansione temporale è stata ripresa dalla liturgia che ripropone i vari passaggi attraverso le feste liturgiche, ma non sono eventi staccati. Ascendere al cielo è una terminologia per indicare che Gesù è divino quindi muore-risorge-ascende al cielo e sta per sempre con i suoi fedeli, è un tutt’uno. (40 giorni indica il tempo dell’esistenza umana, la vita, così fragile e preziosa). Dire “Gesù ascende al cielo” non significa una lontananza, un abbandono… ma una presenza ancora più ampia perché il suo Spirito è stato donato a quanti sono capaci di accoglierlo. Quindi la residenza di Gesù adesso non è solo sacramentalmente nell’Eucaristia, ma è nel cuore e nelle azioni dei suoi discepoli i quali battezzano, immergono, fanno entrare gli altri, in una realtà positiva e benevola.
MARIELLA RAPPAZZO
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