IL VANGELO DI DOMENICA 20 LUGLIO ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,38-42
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.
COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 20 LUGLIO 2025 (Lc.10,38-42)
Questo è un brano stupendo e se fosse stato accettato 20 secoli fa, avremmo avuto un contenuto dei libri di storia, completamente diverso. Al tempo di Gesù, le donne contavano meno di niente. Una cultura fortemente patriarcale, durata per 20 secoli, vedeva le donne relegate al ruolo di figlia dipendente dal padre, di moglie dipendente dal marito. San Paolo affermava: “Il marito è capo della moglie …” (Ef.5,22-24); “Voi mogli state sottomesse ai mariti” (Col.3,18); “Le donne in assemblea tacciano perché non è loro permesso parlare, stiano invece sottomesse…” (1Cor.14,34). In questo contesto si inserisce l’atteggiamento fortemente rivoluzionario di Gesù che vede, né il sesso, né il ruolo che la società le attribuisce, ma “la persona” nella sua dignità. Luca, meglio degli altri Evangelisti, ne riporta questo pensiero più volte nella sua opera. Gesù entra in un villaggio e, attenzione! Il termine “villaggio” è una parola chiave usata più volte dagli Evangelisti come tecnica narrativa, un vocabolo speciale per avvertire il lettore che c’è grave incomprensione verso Gesù. Il villaggio, il paesino, è il luogo della tradizione, dove le antiche usanze si sedimentano nel tempo e le novità sono mal viste o rifiutate perché destabilizzano le consuete abitudini. Gesù, dunque, si reca a casa di due sorelle: Marta si dà un gran da fare per accogliere e servire bene questo ospite speciale, Maria invece “seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola”. A Marta saltano i nervi…e rimprovera Gesù che non ha rimproverato Maria che non ha aiutato Marta nelle faccende domestiche. Qui vediamo due mentalità a confronto. Secondo la mentalità di Marta, il ruolo della donna è quello di ubbidire e servire l’uomo, stare ai fornelli, nella cenere, in disparte… senza sprecare tempo a cercare di istruirsi. Maria invece, trasgredisce questa mentalità e si ritiene degna, oltre che desiderosa, di istruzione. Era un comportamento rivoluzionario e inaudito. Maria ha spirito di iniziativa e autodeterminazione, ragiona in autonomia e si comporta come i discepoli uomini. Il suo desiderio di pienezza di vita ha trasformato la sua esistenza, ha saputo cogliere il desiderio di Gesù, di dare vita alla vita di ogni persona. In passato, faceva comodo considerare il comportamento di Maria un atteggiamento di adorazione e preghiera in ginocchio, un modello perfetto per la vita di mogli e suore. Un modo per continuare a tenerle sotto la cappa patriarcale. Come risponde Gesù a Marta? Innanzitutto la perdona perché lei pretendeva dire a Gesù come comportarsi verso la sorella. In secondo luogo, con un tono di voce paziente, le fa comprendere due principi. 1°) Affannarsi e agitarsi in una sorta di efficientismo, non porta frutto se, nel fare, non si è sostenuti dalla fiducia nella parola del Signore. 2°) Maria ha scelto la parte, cioè il ruolo migliore: quello della discepola che si mette alla scuola del Maestro e questo ruolo nessuno glielo può togliere. Gesù riconosce alla donna il diritto alla libertà di azione però, possedere la libertà significa sempre la capacità di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. La vera discepola, dunque, usa sia la mente che le mani. La mente si nutre di comprensione e giunge all’accettazione del Vangelo, mentre le mani sono la realizzazione del messaggio che si concretizza nel servizio. Comprendere, accettare, realizzare sono tre verbi inseparabili.
MARIELLA RAPPAZZO
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