IL VANGELO DI DOMENICA 22 MARZO ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 11,1-45
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.
RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 22 MARZO 2026 (Gv.11,1-45)
Inizio questa riflessione con una affermazione che provo ad argomentare: “I vivi non muoiono”. Chi sono i vivi? Sono coloro che hanno dato adesione a Gesù, che hanno fiducia nei suoi principi e nei suoi valori descritti nel Vangelo. I “vivi” sono le persone buone, perbene, umane. Costoro muoiono biologicamente, come qualsiasi essere vivente ma non muoiono spiritualmente. Chi ha fede in Gesù acquista una qualità di vita indistruttibile, eterna, che è capace di superare la morte biologica. La legge della vita prevede la nascita, la crescita, la riproduzione e poi la morte. Ma oltre alla vita biologica, esiste la Vita spirituale che è forgiata da relazioni oneste, amorevoli e pacifiche: chi le pratica acquista una qualità di Vita (in greco Zoe), capace di superare la morte. Lazzaro è morto biologicamente ma Gesù fa capire alla sorella Marta che la Vita di Lazzaro prosegue in eterno perché lui era una brava persona. “Chiunque vive e crede in me, non muore in eterno” (Gv.11,26). Gesù, in tutta la sua esistenza, ha avuto uno scopo ben preciso: risvegliare in ogni individuo il desiderio di una di Vita Viva, piena, giusta, ricca di realizzazione e capace di generare altra Vita negli altri. Nel Vangelo, Gesù incontra diverse persone con “malattie” che impediscono il pieno sviluppo dell’individuo: ciechi (Gv.9,1-41), storpi (Mc.3,1-6), sordomuti (Mc.7,31-37), paralitici (Mc.2,1-12), con perdite ematiche (Mc.5,25-34), lebbrosi (Lc.17,11-19). Tutti questi personaggi sono simbolo di chi ha una vita compressa, schiacciata, senza vitalità, incapace di movimento, di integrazione, di fronteggiare le dinamiche dell’esistenza. L’attività di Gesù era ed è orientata a sottrarre la vita di ognuno dal giogo di una vita persa, senza futuro, senza speranza, senza valore e dignità. Il Suo impegno costante è quello di risvegliare in ogni individuo il desiderio di una Vita Viva, zampillante come l’acqua viva (Gv.4,5-42), feconda, creativa e con ampi orizzonti. Chi sa accogliere interiormente la forza vitale e amorevole di Dio, acquista una qualità della vita che è indistruttibile, eterna, risorta. Mentre la vita biologica segue la legge della natura che nasce, cresce e poi va verso il declino… la Vita interiore di chi ha saputo accogliere la forza dell’amore, si rafforza sempre di più. Allora ha ragione San Paolo quando nella lettera agli Efesini dice: “Con Lui ci ha anche resuscitati” (Ef.2,4-6). Ci saremmo aspettati ci risusciterà dopo… invece no, si tratta di una realtà che accade oggi. Con lui ci ha anche risuscitati adesso, cioè voi che vivete da vivi. Lo stesso concetto lo ripete nella lettera ai Colossesi: “ Se dunque siete risuscitati in Cristo” (Col.3,1-4) cioè se dunque vi siete spogliati dell’uomo vecchio, immobile, impedito, senza vitalità, ora vi siete rivestiti dello stesso Spirito vitale e amorevole di Gesù. La fede dice che i cristiani, per aver dato adesione a Gesù, hanno già subito una Vita di una qualità tale, che quando verrà il momento della morte la supererà e Lazzaro ne è l’esempio. Dobbiamo notare che le sorelle Marta e Maria hanno un approccio diverso di fronte alla morte. Marta è arrabbiata con Gesù, lo colpevolizza… e sa che suo fratello risusciterà nell’ultimo giorno. Maria, invece, quella che si era fatta discepola ai piedi del Maestro, (Lc.10,38-42) aveva capito che il fratello Lazzaro possedeva già una Vita spirituale indistruttibile, eterna.
MARIELLA RAPPAZZO
Strumenti di condivisione:

Commento all'articolo