IL VANGELO DI DOMENICA 28 GIUGNO ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
RIFLESSIONE SUL VANGELO DI DOMENICA 28 GIUGNO 2026 (Gv 21,15-19)
La liturgia di questa domenica propone due brani, uno di Matteo e uno di Giovanni; io ho scelto il secondo perché la prima volta che l’ho letto mi ha fatto sorridere. Si tratta di una scena descritta così bene da Giovanni che pare di vederli. Anche se sappiamo che il Vangelo non è una cronaca giornalistica ma un racconto teologico, i protagonisti sono talmente tanto vivi che sembra di sentirli. Dopo che i discepoli hanno mangiato, cioè si sono nutriti dell’Eucaristia, Gesù risorto “interroga” Simon Pietro. Il soprannome Pietro, pare che significhi “pietra da costruzione” qualcosa di solido, ma anche “duro, ostinato”. Mi piace molto la figura di Pietro perché incarna un prototipo di discepolo in cui possiamo identificarci: entusiasta, stolto, incredulo, traditore, pentito, convertito, fedele. Gesù è talmente rispettoso verso questo discepolo, che non lo chiama mai col soprannome, ma solo Simone. Per capire bene questo brano occorre fare un tuffo nel greco biblico: per dire amore-amare in greco ci sono 3 termini. Li scrivo così come si pronunciano: Eros indica l’amore passionale-erotico; Filia indica l’amore fraterno-amicizia; Agape l’amore profondo-totale-divino. Gesù chiede: Simone, tu che sei “figlio” cioè discepolo di Giovanni Battista (perché condividi le idee di colui che aspettava un Messia trionfatore), mi ami tu più di tutti (agapas me)? Pietro risponde: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene (filo sé)”. Mentre Gesù chiede agape, un amore totale, Pietro si ferma alla filia, all’affetto, all’amicizia. Gesù annuisce col capo e dice: “Pasci i miei agnelli” cioè nutri, dai vita ai più piccoli, ai fragili, ai lontani. Per la seconda volta Gesù chiede: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami (agapas me)?” e Simone risponde: “Certo Signore, tu lo sai che ti voglio bene (filo sé). E Gesù: “Pasci le mie pecore” cioè imita me che sono il vero Pastore. E per Pietro poteva bastare… ma non per Gesù. Infatti subito dopo c’è un passaggio che trovo commovente: Gesù si abbassa al livello di questo discepolo, non pretende più un amore totale, divino, si accontenta di quello che può dargli: un amore di amicizia. Per la terza volta gli chiede: “Simone, di Giovanni mi vuoi bene (filo sé)?” Il volto di Simon Pietro è sbalordito! Gesù per la terza volta gli fa la stessa domanda! Pietro capisce che Gesù ha capito che lui non può andare più su, oltre all’affetto, non arriva all’amore totale, non è ancora pronto a dare tutto se stesso e si addolora sia dei propri limiti, sia che Gesù ne prende atto e ha ridotto le sue richieste. Pietro abbassa lo sguardo vergognoso, ha lo stomaco sottosopra e la testa confusa… ed è così umano che ci fa tenerezza! “Signore, tu conosci tutto, sai che ti voglio bene! (filo sé)” Gesù annuisce di nuovo, poi lo guarda dritto negli occhi e ripete: “Pasci le mie pecore”. E’ come se dicesse: va bene Simone, per il momento mi accontento di quello che puoi darmi, ma verrà un giorno che mi darai di più perché l’amore che hai oggi, è destinato a crescere. Gesù continuerà ad attirare a sé questo discepolo che rappresenta tutti noi con le nostre debolezze e fragilità. Continuerà a donarci amore nonostante le mancanze e i tradimenti. E conclude: “Seguimi”. Simon Pietro stavolta lo farà, lo seguirà fino in fondo, fino al momento in cui stenderà le braccia anche lui sulla croce. Noi, lo faremo come potremo.
MARIELLA RAPPAZZO
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