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IL VANGELO DI DOMENICA 31 MAGGIO ed il suo commento

52623-trinitc3a01 IL VANGELO DI DOMENICA 31 MAGGIO ed il suo commentoDal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

RIFLESSIONE AL VANGELO DI DOMENICA 31 MAGGIO 2026 (Gv. 3,16-18)

La prima parola che attira l’attenzione nel brevissimo brano di Giovanni è condannare-condannato.  “Gesù non condanna il mondo”. E’ un’affermazione molto importante che se fosse davvero capita… Il termine mondo intende identificare tutta l’umanità, le persone che vivono sul pianeta terra. Condannare un soggetto significa applicare questo iter: indagare sul suo operato, dichiararlo colpevole, emettere una sentenza e infliggergli una pena, un castigo. Gesù dice che Dio non colpevolizza, non condanna e non castiga nessuno ma offre un’alternativa di vita, una possibilità di redenzione, di crescita, di realizzazione in senso positivo. Questo significa che Dio è un pedagogo ed educa con l’amore, non con la paura di un castigo. Lo scopo è la salvezza dell’individuo dove, per salvezza, si intende risvegliare interiormente il desiderio di una vita in pienezza. Chi crede in Gesù non è giudicato se fa degli errori, delle cadute, degli sbagli… perché questi comportamenti sono inevitabili in quanto fanno parte delle dinamiche della vita; ciò che conta è l’orientamento principale che si dà alla propria esistenza. Ma chi non crede, cioè non ha fiducia in Gesù, chi non risponde positivamente al suo invito a vivere una vita viva, si giudica da solo e la responsabilità di tale risposta è sempre personale. Facciamo un esempio: l’amore di Dio è per tutti senza eccezioni o preferenze ed è come un raggio di luce che colpisce uno specchio. Se lo specchio è pulito, limpido, riflette il raggio di luce che si espande e finisce per illuminare tutta la stanza. Lo specchio pulito è la persona limpida, trasparente, senza doppiezza che accoglie l’amore di Dio e poi lo diffonde sugli altri, risplendendo. “Voi siete luce del mondo!” (Mt.5,14). E’ un complimento bellissimo, segno della stima che Gesù ha per ciascuno di noi. Ma se lo “specchio” è coperto da una coltre nera…  non potrà mai riflettere la luce. Chi vive al buio, nelle tenebre del male, non può accogliere la luce dell’amore di Dio e quando la vede… è infastidito e si ritrae lontano. Lì si sente al sicuro, rintanato come i latitanti; ma cosa ottiene? Ha perso se stesso e anche gli altri. Quella coltre nera sullo specchio ha diversi nomi: si chiama potere, convenienza, prevaricazione, menzogna, ignoranza, invidia, discredito e… impossibile fare l’elenco. Si tratta di scelte personali ma pienamente reversibili. Faticose, certamente, ma sempre reversibili.  

MARIELLA RAPPAZZO

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