IL VANGELO DI DOMENICA 7 GIUGNO (CORPUS DOMINI) ed il suo commento
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Parola del Signore.
RIFLESSIONE AL VANGELO DI DOMENICA 7 GIUGNO 2026 (Gv 6,51-58)
Invito a leggere il Vangelo prima di questo commento. Nei primi secoli del cristianesimo, le parole nel Vangelo di Giovanni proclamate in questa domenica, furono stupidamente fraintese… tanto che i cristiani furono accusati di essere antropofagi, mangiatori di carne umana. A questa accusa se ne aggiunsero altre di varia natura e furono la causa delle persecuzioni provenienti sia dagli ebrei che dai romani. Gli studiosi del Vangelo, oggi, ci dicono che Giovanni scrisse il suo Vangelo nei primi anni del 2° secolo d.C. quando già la riflessione teologica sull’identità di Gesù come Cristo, iniziata da San Paolo, era abbastanza delineata. Che cosa intende Gesù quando dice di mangiare la sua carne e il suo sangue? Intende l’Eucaristia. L’Evangelista Giovanni non riporta l’ultima cena, ma tutto il suo Vangelo spiega in modo completo il senso di quell’evento. Gesù identifica se stesso con un pezzo di pane e dice più o meno così: vedete questo pane? E’ un ottimo alimento, è nutriente, vi dà forza ed energia per vivere. Oggi direbbe è un carboidrato, la principale fonte di energia per l’organismo, il carburante preferito dal cervello, dal sistema nervoso e dai muscoli. Ebbene, Gesù identifica se stesso con questo alimento che nutre e dà forza, ovviamente, in senso spirituale. L’Eucaristia dà la forza interiore di affrontare la vita con giustizia e correttezza. Come il pane dà vita fisica, allo stesso modo Gesù dà vita spirituale. Come il pane nutre il corpo, allo stesso modo Gesù nutre l’interiorità della persona. Come il pane sostiene la vita dell’individuo, allo stesso modo Gesù sostiene, valorizza, riconosce dignità ad ogni persona. Come Gesù si è fatto pane, fonte di vita per ciascuno, allo stesso modo chiede a noi di farci pane, fonte di vita per gli altri. Chiede di essere coloro che sostengono, valorizzano, promuovono, solidarizzano gli altri. Mangiare Gesù Eucaristico sotto la forma del pane, significa guardare il mondo con i suoi stessi occhi, con lo stesso spirito di servizio, lo stesso senso della giustizia e della fraternità. Come Gesù è fattore di crescita per noi, chiede a noi di farci fattore di crescita per gli altri. Come Gesù si è donato a noi, chiede a noi di donarci agli altri. Gesù è il Dio con noi, il Dio vivente nel senso che vuole vivere dentro di noi in modo da dare a ciascuno la sua stessa capacità di amare e quindi: pensare come Lui, parlare come Lui, agire come Lui. Quando dice: “Fate questo in memoria di me” (Lc.22,19) non sta dicendo che vuole essere semplicemente ricordato…no, vuole essere imitato. Tutto questo con un pezzetto di pane? Si, solo se quel pane non è vissuto come una semplice liturgia cerimoniale. Si, se accogliamo il suo Spirito. Si, se ci fidiamo delle sue parole, della sua esperienza, della sua persona. Si, se quel “pane” cioè quei beni materiali, sono accessibili a tutti e condivisi. – Non di solo “pane” vive l’uomo ma di ogni parola di Dio – (Mt.4,4) Ogni essere umano non ha bisogno solo di beni materiali ma anche della parola di Dio che è amore, rispetto, promozione, dignità, diritti, riconosciuti a tutti come la fantasia e la circostanza richiede. Gesù spezza il pane cioè lo condivide; ed è solo nella condivisione che il “pane” acquista il suo “sapore” la sua validità. Altrimenti rischia di essere solo un rito vuoto eseguito per abitudine.
MARIELLA RAPPAZZO
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