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IN MEMORIA DI GIOACCHINO

avv-la-malfa-1 IN MEMORIA DI GIOACCHINOdi Salvatore ALOSI – avvocato
Salutiamo Gioacchino, e farlo senza retorica è il modo migliore per onorare l’uomo che è stato. Se dovessi riassumere la sua intera esistenza in una sola immagine, non sceglierei una toga, ma il suono della sua voce: quella di un uomo a cui piaceva parlare, o meglio, a cui piaceva raccontare.
Gioacchino sapeva allietare chi gli stava intorno. I suoi racconti non erano mai sfoggio di sé, ma un modo per accorciare le distanze, per regalare un momento di serenità a chi lo ascoltava. In lui, una straordinaria bravura professionale camminava di pari passo con una profonda umiltà: non aveva bisogno di far pesare il suo valore, perché la sua competenza parlava da sé, arricchita da una solarità che rassicurava chiunque lo incontrasse.
Oltre il piacere della parola, c’era il peso della sua coerenza. La parola “No” non apparteneva al suo vocabolario. Sulle sue labbra c’era sempre il “Sì”. Non un “Sì” di circostanza, ma la cifra esatta della sua totale disponibilità verso chiunque — che fosse un amico, un collega o un cittadino in cerca di aiuto — offrendo a tutti la stessa attenzione e lo stesso rispetto.
Per la mia famiglia, però, Gioacchino è stato molto più di un amico o di un collega stimato. Questo legame affonda le radici lontano nel tempo, quando iniziò la sua pratica forense presso lo studio dell’avvocato Giambattista Impallomeni, nonno di Marina. È lì che tutto è cominciato: un sodalizio professionale che si è trasformato subito in un affetto indissolubile.
Proprio per questo, Gioacchino è diventato a tutti gli effetti “uno di famiglia”. Ha visto Antonio e Marina crescere, conoscendoli e seguendoli praticamente dalla nascita, diventando per loro e per i suoi genitori un vero e proprio congiunto. A lui ci legava una fiducia cieca, una di quelle rare certezze che non hanno bisogno di contratti o garanzie, perché sapevamo che sarebbe stata sempre ricambiata con una lealtà assoluta.
È stato un uomo mite e saggio, capace di muoversi nella vita con una correttezza d’altri tempi. La sua esistenza non è stata fatta di proclami, ma è stata disseminata di azioni buone, seminate nel silenzio e nella quotidianità.
Oggi non celebriamo solo la scomparsa di un uomo buono, ma ringraziamo per aver avuto accanto un esempio di dignità e di generosità instancabile.
Grazie, Gioacchino, per i tuoi racconti e per ogni tuo “Sì”.

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