INSEGNANTE SCHIAFFEGGIATO DAL PADRE DI UNA RAGAZZA. MA GLI ISPETTORI SCOLASTICI COSA FANNO?
A Foggia un professore di 61 anni ha chiesto a una ragazzina di togliere i piedi dalla sedia. Lei ha preso il telefono (non lo dovrebbe avere quindi c’è una precisa responsabilità del dirigente scolastico che non ha ottemperato a quanto emanato dal Ministro Valditara) e ha chiamato il padre. Lui è arrivato in 15 minuti, è entrato in classe e l’ha schiaffeggiato davanti a tutti. Solo quando il prof è caduto sul pavimento, esausto, il padre ha preso la figlia e se n’è andato.
Il povero prof. è stato lasciato per terra dolorante, con una prognosi di sette giorni sul referto ed una frase tra le labbra che mette i brividi: “Ho paura. Tornerò a scuola. Ma ho paura“. Dopo una vita passata ad insegnare, oggi ha paura di andare a lavorare poerché lo Stato non lo protegge.
Purtroppo vige la “cultura” della prepotenza e dell’ignoranza che ormai è diventata predominante. Una ragazzina di 14 anni viene ripresa da un insegnante. Non abbassa lo sguardo, non si vergogna, non discute nemmeno. Prende il telefono (che non dovrebbe avere, ripetiamo!) e chiama i rinforzi.
Quel gesto racconta di una generazione a cui è stato insegnato che ogni limite è un sopruso, ogni regola è negoziabile e ogni autorità educativa è un nemico da cui difendersi. In altri tempi l’insegnante avrebbe chiamato il genitore e il genitore completava il lavoro. Oggi è il figlio a chiamare il genitore e il genitore demolisce il professore. L’inversione è completa.
Ma il dirigente scolastico cosa dice? 
Se la ragazzina ha telefonato al padre, evidentemente aveva il cellulare: ma il Ministro non ha vietato l’uso del cellulare a scuola? E come si spiega il fatto che la ragazzina ha subito telefonato al padre? Ecco, la prima cosa da fare, se dovessero muoversi gli ispettori scolastici, verificare che TUTTI I DIRIGENTI SCOLASTICI abbiano fatto il loro dovere evitando che i ragazzi potessero avere i cellulari nelle classi.
Purtroppo ci duole dirlo, ma il Ministro non viene ascoltato perché ci risulta che in molte scuole i ragazzi siano in possesso di cellulare, padronissimi di usarli a tutte le ore: anche di consultarli nello svolgimento dei compiti in classe, vantandosi di aver preso per i fondelli gli insegnanti, addirittura demandando le soluzioni all’intelligenza artificiale, visto che la loro è alquanto carente.
Che si diano da fare i dirigenti scolastici, e nessuno si offenda se diciamo di verificare che quanto stabilito dal Ministro venga rispettato.
Un insegnate di 61 anni dice che ha paura di tornare a scuola. Di ispettori scolastici non se ne parla, le circolari ministeriali sono soltanto parole vuote affidate ai canali televisivi ed agli organi di stampa, i ragazzi imparano, giorno per giorno, che la violenza vince sulle regole, mentre in quella scuola una ragazzina ha ricevuto la peggiore lezione della sua vita: che suo padre, per proteggerla, l’ha resa più fragile di prima. Perché il giorno in cui non potrà chiamare nessuno, non avrà gli strumenti per cavarsela da sola. E quel giorno arriva sempre.
COMMENTO:
L’uso del cellulare in classe è vietato dalla normativa (circolare Valditara 2025) in tutte le scuole, comprese le superiori, per preservare la concentrazione e la didattica. I dispositivi devono essere spenti e riposti, salvo eccezioni didattiche autorizzate o motivi di salute documentati. Le sanzioni per chi trasgredisce vanno dal ritiro del telefono, alla nota, fino alla sospensione, con un approccio educativo.
Regole e Sanzioni per l’uso del Cellulare in Classe (2025/2026)
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Divieto Assoluto: Lo smartphone deve rimanere spento e non accessibile (nello zaino o in appositi contenitori) durante le lezioni, la ricreazione e in generale in orario scolastico.
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Eccezioni: L’utilizzo è consentito solo se previsto dal Piano Didattico Personalizzato (PDP), dal Piano Educativo Individualizzato (PEI), o per necessità didattiche autorizzate dal docente.
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Sanzioni Disciplinari: Le scuole, tramite il proprio regolamento, applicano sanzioni che includono il ritiro temporaneo del dispositivo, note disciplinari, colloqui con i genitori e, nei casi più gravi, la sospensione.
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Approccio Educativo: Più che punitivo, l’obiettivo del divieto è educativo: ridurre le distrazioni, aumentare la concentrazione e migliorare la socializzazione in classe.
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Responsabilità: Le famiglie sono chiamate a collaborare al rispetto delle regole nel contesto del patto educativo di corresponsabilità.
In molte scuole vengono adottate soluzioni pratiche come “scatole porta cellulari” o tasche numerate per riporre i dispositivi all’ingresso.
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