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LA POL. NINO ROMANO DI PALLAVOLO, NEI RICORDI DI MARCELLO GALI’

PALLAVOLO-NINO-ROMANO LA POL. NINO ROMANO DI PALLAVOLO, NEI RICORDI DI MARCELLO GALI'Parlare della Nino Romano è per me un grande onore! Per aver notizie più precise sulle origini ho chiesto informazioni a Maio e Stefano Lo Presti. Maio me li ha date verbalmente; Lo Presti ha ricostruito un periodo della mia vita lontano oltre sessant’anni fa: “Quando sei arrivato tu, hai cominciato a giocare nella Virtus San Papino nel  famoso campo in terra battuta fatto e sistemato con recinzioni da me e mio fratello Enzo. Dopo qualche mese è stata costituita la Polisportiva N. Romano che era la fusione di tutte le piccole società che facevano parte del Centro Sportivo Italiano (Ente dei Cattolici). Ne facevano parte noi della Virtus, la Cambria di Vaccarella, le Acli e la Fiamma Milazzo (del Prof. Ennio Magistri ). Quest’ultima, che faceva già campionati FIPAV, giocava al Molo Marullo. Dopo la fusione diventò prima Virtus San Papino, e dopo qualche mese, con l’interessamento del prof. D’ondes, sollecitato continuamente da noi fratelli, diventò Nino Romano. La data di nascita risale al 1963 , tu sei arrivato nel 1964, e ancora un grazie per quello che hai fatto”.

L’immagine è la formazione del 1965, dopo il mio arrivo alla Nino Romano. (NDR: si ringrazia il dott. Lorenzo Caragliano, commercialista prestato alla falegnameria, per la colorazione. Nella foto a destra, in abiti borghesi, si riconosce il prof. Lorenzo D’Ondes, presidente della Pol. Nino Romano la cui sede, curiosamente, era in via Umberto I, dove attualmente si trova il laboratorio del dott. Caragliano!).  

Nella foto non è ritratto Pino Pergolizzi, ottimo palleggiatore, che veniva ad allenarsi e a giocare quando era libero dal ristorante la Tavernetta che gestiva assieme al padre ed ai fratelli. Gli altri, da sinistra in piedi, sono Pippo Maio, Mimì Farsaci, Franco Chillè e Mimmo Picciolo (questi due purtroppo scomparsi); accosciati, sempre da sinistra, Giovanni Farsaci, Francesco Crupi, io e Totò Scolaro. Da Spadafora provenivano i due Farsaci, Domenico detto Mimì e Giovanni. Atleti tesserati con la Polisportiva Messina, hanno incominciato a giocare nella Romano un anno dopo il mio arrivo! Domenico Farsaci, riconoscibile dal numero 9), fu velocista nei 100 metri; Giovanni, numero 12, detenne il record nel salto in lungo e nel salto triplo, ma era un elemento schierato nella staffetta 4 x 100; è stato uno studente del Liceo Seguenza di Messina ed un ottimo insegnante di matematica e fisica.

Dopo la fusione si passò nel campo di pallavolo del Liceo Classico all’aperto, con la pavimentazione in cemento grezzo, pallone di cuoio che andava gonfiato prima di iniziare a giocare e quando pioveva pesava più di quello di pallacanestro!

Prima di arrivare alla Nino Romano, frequentavo il Liceo Scientifico Seguenza di Messina, dove si praticava solo Atletica e Volley. Come insegnante di Educazione Fisica avevo il Prof. Farina di Milazzo (un gigante), che mi faceva sempre fare salto in alto. L’ultimo anno di liceo l’ho frequentato per comodità a Barcellona P.G. dove mio compagno di classe vi fu Nino Nastasi, oggi ingegnere e nel passato sindaco di Milazzo, che ricordo sempre con affetto. Nino, già atleta della Romano, un giorno mi propose di giocare a pallavolo a Milazzo! Per me non ci furono esitazioni. Fino a quel momento mi ero allenato con alcuni compagni del liceo Seguenza, nella squadra dei Vigili del Fuoco di Messina  (che militava in serie B) e quindi giocare a Milazzo per me, era più comodo, anche se il  periodo trascorso nei Vigili del fuoco mi è stato molto utile. Nastasi mi ha fissò un appuntamento con Pippo Maio (allenatore e giocatore della nascente Nino Romano), ma prima di andare da Pippo, mi consultai con il mio mentore, Pietro Manno, fortissimo schiacciatore anche lui del Liceo Seguenza, e gli confidai che avrei giocato nella Nino Romano di Milazzo. Manno, che mi conosceva bene, mi rispose soltanto: “Sono contento, ormai sei pronto, ma ricordati di comportarti bene in campo!”

Il giorno stabilito, andato nel campo di San Papino in terra battuta dove si allenava la Romano, conobbi Pippo Maio, che mi disse: “Siamo in sei e militiamo in serie D”. Gli risposi sorridendo: “Il prossimo anno saremo in C”. E così fu…

Due giorni dopo sono andato ad allenarmi con i nuovi compagni nel campetto di San Papino, e mi ricordo benissimo che Pippo ci disse di andare a correre sulla spiaggia. Cominciamo bene, pensai! Fra i nuovi compagni, conoscevo Mimmo Picciolo, studente presso l’Istituto Nautico di Messina che viaggiava in treno con me quando frequentavo il Seguenza. Seduto sul masso, osservavo molto attentamente Crupi, l’alzatore che serviva Picciolo. Guardandolo, ho pensato “Con un alzatore come questo, mi divertirò”. Quando sono entrato in campo l’ho chiamato dandogli delle informazioni. “Quando alzo la testa, mi dai una palla tesa, quando l’abbasso la dai più alta” e aggiunsi “Naturalmente dipenderà anche da chi abbiamo davanti”.

A mettere maggiore impegno era il maestro Maio: era testardo (e negli anni non è cambiato), dava sempre il massimo, difficilmente faceva cadere un palla a terra, altrettanto Franco Chillè, che ricordo sempre con affetto. Con Maio e Chillè dietro, ero sicuro che la palla arrivava bene a Crupi.

Passavano i giorni, i mesi  … e a poco a poco arrivavano ragazzi che volevano giocare a pallavolo; alcuni già sapevano fare qualcosa, fra loro Enzo Russo, Guglielmo Maneri, Peppe Caravello, il compianto Tonino Napolitano falciato sulla ME/PA con l’auto in panne, Muscianisi (sempre accanto a me), Franco Grasso, scomparso anche lui, i fratelli Franco Salmeri, il lungo per antonomasia, e suo fratello Enzo. Tutti noi avevamo il compito di insegnare i fondamentali della pallavolo a chi non li conosceva. Io non ero portato a perdere tempo, per cui ho pensato di prendere alcuni ragazzi, che già sapevano i fondamentali, per dar loro dei consigli. 

“In campo, l’impostazione pensata da Maio, era questa: Galì a sx, primo schiacciatore, Crupi al centro alzatore, Russo a dx (alzava e schiacciava); dietro… Picciolo a sx schiacciatore, Maio al centro e Chillé a dx. Scusate se non uso termini moderni, non li conosco. Se ho commesso qualche errore nella collocazione in campo, i miei compagni che leggeranno (se leggeranno) questo racconto,  mi possono correggere.

In cosa ero bravo?  Ero ambidestro, mentre ero in aria (e non prima), i miei occhi riuscivano a vedere tutti i movimenti degli avversari e quindi collocavo la palla dove mi piaceva, anche perché saltavo abbastanza e riuscivo a stare in sospensione qualche secondo in più rispetto a quelli che mi stavano di fronte e inoltre quando il muravano bene, ero capace di indirizzare la palla sul dito mignolo esterno dell’avversario .

Vi ricordo sempre, che eravamo nei primi anni ’60 (non sto parlando di una pallavolo moderna), inoltre … in TV non si trasmettevano partite di pallavolo: il volley alle olimpiadi è stato presentato per la prima volta nel 1964, a Tokyo, con regole di gioco aggiornate. A quei tempi la nostra pallavolo era … semplice, facile e prevedibile, ci conoscevamo tutti, pertanto la squadra avversaria era pronta a bloccare qualunque attacco. Quindi gli schiacciatori e gli alzatori dovevano inventarsi sempre nuove soluzioni.

Gli allenamenti continuavano e la squadra diventava sempre più affiatata. Mi ricordo che alcune  società ci invitavano a partecipare a dei quadrangolari, in tutta la provincia e oltre. Il Liceo Classico ci invitava alle feste d’istituto (cosa utile per avvicinare i ragazzi alla pallavolo). Per me era un piacere vedere quante persone cominciavano a seguire la Pallavolo nel campo del Liceo anche in condizioni climatiche avverse.

Il prof. D’Ondes ci accontentava facendo molti sacrifici! Oggi i soldi, molti soldi, girano! Ci sono gli sponsor che finanziano ed è molto più facile affrontare un campionato, ma non so se c’è lo stesso spirito di appartenenza di allora e per questo dico ai giovani …  “impegnatevi al massimo non per voi o per gli sponsor  o per i dirigenti,  ma pensate SOLO alla società … La Mia si chiamava … Nino Romano Milazzo”.

Marcello GALI’

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